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“Mancato pagamento del debito Equitalia”: il Pd prepara l’attacco giudiziario ai Di Maio

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Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il Pd punta su questa ipotesi di reato nell’esposto che presenterà  alla procura di Napoli.  Al centro della questione i debiti della Ardima, la ditta di costruzioni inizialmente intestata al padre di Luigi Di Maio, Antonio, ma che poi a causa dei 172mila euro da corrispondere a Equitalia ( nel frattempo la cartella esattoriale è aumentata fino a superare i 330mila euro ) è stata chiusa. Antonio Di Maio ha quindi creato un’altra impresa, intestata alla moglie, che però, in quanto dipendente pubblico ( è insegnante di scuola statale ), non poteva essere titolare di una società. Nel 2012 è stata poi aperta una terza azienda, la Ardima srl, a nome di Luigi Di Maio e della sorella Rosalba. In questa azienda ( appena messa in liquidazione attraverso il solito video social del vicepremier ) nel 2014 è confluita l’azienda della madre. Intanto il deputato Pd Carmelo Miceli, avvocato siciliano che già si è occupato del caso firme false nell’isola, una famosa indagine che qualche anno fa ha coinvolto il Movimento 5 Stelle, sostiene che in effetti l’attività  della ditta viene sempre gestita dal padre di Di Maio. Secondo Miceli “se una ditta chiude per debiti e trasferisce il proprio patrimonio ad un’altra ditta è un reato molto grave punito dall’articolo 648 del codice penale: ricettazione. E c’è una evidente continuità tra le due operazioni”. Questa accusa secondo il parlamentare “si può dimostrare attraverso i bilanci delle due società”.  “Quando la ditta individuale di Antonio Di Maio chiude – ha spiegato Miceli all’Huffington Post Italia –  ha un patrimonio di 80 mila 258 euro. Quando apre la Ardima rimane inattiva per due anni eppure, nonostante questo periodo di inattività, l’anno seguente risultano 16 mila euro che non siamo riusciti ad attribuire ad alcuna attività, forse una progettazione? L’anno successivo, però, risulta un aumento di capitale che porta il patrimonio complessivo, da 20mila euro, a 102mila euro. Sembrerebbe che gli 80 mila euro della ditta individuale si siano trasferiti così alla nuova Ardima e quindi poi a quella di Di Maio in continuità con le precedenti. Tutto questo costituisce operazione di ricettazione e intestazione fittizia”. Ma la denuncia in via di perfezionamento non punta su un altro interrogativo: com’è possibile che un debito di oltre 300mila euro con Equitalia in tutti questi anni, circa otto, non abbia portato alla confisca dei beni dei Di Maio ? Forse gli eventuali sviluppi giudiziari promossi dal Pd potranno dare una riposta anche a questo quesito.