La Roma vince di misura sul Napoli e gli azzurri evidenziano molti limiti, in un anno che resta bellissimo
Se non fosse stato per il vento di tramontana che ha gelato i tifosi di Napoli e Roma, la partita dell’Olimpico che, di fatto, riapre la corsa per il secondo posto e consegna lo scudetto matematico alla Juve, sarebbe stato il classico match di fine stagione. Poca corsa, passaggi sbagliati, stanchezza evidente: mancava, appunto, solo il sole alto a decretare che il campionato sta finendo (almeno nelle gambe dei calciatori). Poi un episodio ha fatto il resto: Nainggolan ha trovato l’angolino ma, soprattutto, Totti è entrato in campo ed ha cominciato a mettere il piede in tutte le azioni dei giallorossi, mostrando una personalità sconosciuta agli azzurri (e forse alla stragrande maggioranza dei calciatori del campionato italiano). Insomma, nel giorno della Liberazione ha prevalso la stitichezza: 1 a 0 e finale di stagione che sarà da brivido per il Napoli. Giunti quasi al termine di questa cavalcata comunque bellissima, qualche considerazione tocca farla:
- Il Napoli per ben due volte ha anticipato la corsa negli spogliatoi di qualche minuto: con la Juventus e con la Roma, appunto. Perdere concentrazione e lucidità ci può stare, farlo con le due squadre più forti del campionato vuol dire che non sei superiore a loro, evidentemente
- Usciamo dell’equivoco e chiariamo che il soprannome “Mister 33” per Sarri non può essere dovuto al numero di schemi che conosce per i calci da fermo. Scatenate la fantasia e pensate a tutte le motivazioni possibili e immaginabili, pure quelle hard: però no, non è possibile che lui conosca 33 schemi sui calci piazzati e ne abbia trasmesso ad Hamsik e soci più o meno due e mezzo, facciamo tre.
- Napoli e Roma escono da questa gara con la consapevolezza di aver avuto una direzione di gara impeccabile: una circostanza che ci tiene al riparo da polemiche che ci saremmo portati dietro fino a fine campionato. Almeno questa sofferenza ce la siamo risparmiata
- Anche stavolta si è sentito: “Vesuvio, lavali col fuoco”, riferito ai tifosi del Napoli. Ora: che questo coro venga cantato in tutti gli stadi d’Italia, ormai è cosa nota. Ma ai romanisti, così come ai laziali e ai fiorentini, consigliamo una certa prudenza: il Tevere (e l’Arno) sono fiumi. E, Dio non lo voglia mai, quelli sì che lavano…



