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L’utero in affitto

La vicenda del ddl Cirinnà, all’ordine del giorno su tutti i mass-media, è arrivata al capolinea. La prossima settimana si voterà e, comunque vada, il nostro Paese avrà una legge.

Ma, in questi giorni di violenta discussione sulle unioni civili e il ddl Cirinnà, vi è un tema che, nonostante veli e cortine fumogene, sta emergendo come centrale. È la questione dell’utero in affitto, che riveste un’importanza immensa in ordine ai diritti umani e che coinvolge in maniera profonda i destini del nascituro, della madre a pagamento e dei committenti. Leggo sui giornali che ci sono siti su cui informarsi. Addirittura, come al supermercato, c’è un tariffario che va dai 25-30mila euro per i “più poveri” ai 100mila euro per i “più ricchi”. Se, poi, il “direttore commerciale” è anche buono, c’è addirittura lo sconto. Si può “prenotare” perfino il colore degli occhi. Raccapricciante. Roba da far rabbrividire anche i più scanzonati progressisti. Perché, poi, se sfruttare il corpo di una donna o la sua povertà (vero mercimonio) significa essere antesignani del modernismo, sinceramente, preferisco essere conservatore. Quando sono in discussione i valori fondamentali della vita non c’è né conservatorismo né progressismo. Non c’è né destra né sinistra (per dirla con Giorgio Gaber). C’è solo il buon senso e una sana razionalità che l’uomo di oggi sta perdendo in nome del dio-profitto-danaro. Per denaro si svende la propria dignità e i valori perenni dell’uomo vanno in discarica. Certo oggi tutto è in divenire. Mi sembra ovvio. Ma alcuni valori, anche se coniugati in modo diverso, devono essere perenni, anche col passare del tempo. E, nel nostro caso, non c’è chi non veda che, una volta varate le unioni civili omosessuali, un numero più o meno grande di queste si rivolgerà ai Paesi in cui la maternità surrogata è legale per “prenotare” un bambino. Poi si cercherà di aggirare, come del resto è già avvenuto, il divieto italiano di utero in affitto chiedendo la trascrizione del bambino come “proprio” figlio. Sinora diverse sentenze della magistratura hanno sorvolato sulla surrogazione di maternità, affidando il bambino alla coppia che lo ha commissionato. Una legge sulle unioni civili improntata a giustizia non può nascondersi dietro interessati silenzi, che finiscono per trasmettere l’idea che non ci si voglia realmente opporre all’utero in affitto. La legge dovrebbe includere rigorose misure per sanzionare la pubblicità a favore della maternità surrogata, l’intermediazione praticata da agenzie e cliniche, e i fruitori stessi della pratica. L’utero in affitto va considerato come un crimine contro la persona (della madre surrogata e del bambino prenotato) e un reato universale da perseguire ovunque, nel mondo. Bisogna, inoltre, dire che l’aspetto più appariscente, ma tutt’altro che unico, di questa pratica schiavistica è l’introduzione del mercato capitalistico nell’area delicatissima della generazione umana. Per quanto riguarda la Chiesa (anch’essa divisa e confusa su questa materia così complessa e nuova), sembra che alcuni componenti la gerarchia ecclesiastica siano d’accordo per le unioni civili (da non equiparare ad un matrimonio), ma assolutamente sono contro le pratiche dell’utero in affitto e/o della maternità surrogata. Il dibattito sarà lungo e difficile. Ma una cosa è certa (almeno per la nostra generazione): stiamo vivendo una vera rivoluzione copernicana dal punto di vista antropologico e sociologico. E ancora non sappiamo dove tutto questo ci porterà.

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