Ma spunta l’ombra delle cosche criminali di Ponticelli: i due soci, titolari di un’agenzia di scommesse a Somma Vesuviana, sarebbero stati in procinto di aprire una seconda attività a Cercola
Un agguato, una trappola, un’esecuzione. Francesco Tafuro e Domenico Liguori, poco più che trentenni, gestivano insieme un centro scommesse in via San Sossio. Mercoledì sera sono andati via insieme quando erano appena passate le 21. Ciascuno con la propria automobile, in principio: Tafuro con la sua Fiat Punto, Liguori – che avrebbe festeggiato il suo trentaduesimo compleanno ieri – a bordo della sua Smart. I due soci ed amici sarebbero stati notati poco dopo a Piazzolla di Nola ma poi entrambi salgono a bordo della Punto di Tafuro, mentre l’auto di Liguori è stata ritrovata parcheggiata poco prima di Saviano, il luogo dove avevano forse un appuntamento rivelatosi fatale. Si fermano in una stradina isolata, in piena campagna, cieca, con poche case intorno. O forse passano di lì per altri motivi ed i killer li seguono, chissà. Certo è che l’auto degli assassini affianca la Punto e vengono esplosi ben 13 colpi di pistola. Domenico Liguori è colpito da otto proiettili, alla testa e al torace. Tafuro, al volante, cerca di sfuggire al fuoco lanciandosi fuori dall’auto ma non fa in tempo. Cinque colpi per lui, anche stavolta alla testa e al torace.
La mezzanotte è trascorsa da poco, è ormai già giovedì 11, il giorno del compleanno di Domenico Liguori, quando i carabinieri di Nola con il maggiore Capurso e i militari del nucleo investigativo di Castello di Cisterna guidati dal maggiore Michele D’Agosto, insieme al reparto scientifica, giungono sul luogo del delitto, avvisati da una telefonata anonima.
La scena è quella di un’esecuzione di camorra ma i militari si trovano di fronte i cadaveri di due giovani totalmente estranei agli ambienti della criminalità. Due trentenni praticamente sconosciuti alle forze dell’ordine. Tafuro è incensurato. Liguori ha a suo carico soltanto una contravvenzione legata ad una licenza non in regola quando, anni or sono, aveva iniziato a lavorare nel campo delle scommesse online. Gli investigatori lasciano aperte tutte le piste ma la più accreditata resta quella di un presunto – e grosso – debito di gioco che qualcuno avrebbe scelto di pagare a colpi di calibro 9.
Intanto si sta scavando nel passato e nel presente delle vittime, nella loro vita personale e lavorativa, si stanno ricostruendo le ultime ore degli imprenditori trentenni titolari di un frequentatissimo centro scommesse in via Sossio, a Somma Vesuviana, nelle vicinanze del Parco Fiordaliso, insediamento di case popolari.
Stando a indiscrezioni, Tafuro e Liguori stavano pensando di espandersi, di aprire un secondo centro scommesse a Cercola. Gli investigatori stanno quindi verificando se, per ipotesi, i due fossero stati avvicinati da esponenti dei clan di Ponticelli. C’è la camorra dietro l’assassino di due ragazzi «per bene», come tutti li definiscono? C’è una richiesta di pizzo non appagata? Oppure è vera quella che gli inquirenti considerano l’ipotesi più probabile: avevano chiesto a qualcuno di pagare un grosso debito e avevano forse un appuntamento con lui la stessa sera?
Frattanto sarà eseguita l’autopsia sui cadaveri dei giovani, così ha stabilito la Procura disponendo anche il sequestro del centro scommesse di via San Sossio, nella dichiarata speranza di trovare le tracce di uno o più debiti ancora da estinguere da parte di qualche scommettitore. Al vaglio degli investigatori anche i telefoni e i computer di Tafuro e Liguori.






