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Licenziato Fiat s’incatena al “cavallo” della Rai: “Noi vittime della libertà di satira e di critica”

A Roma protesta clamorosa di Mignano e degli altri operai espulsi dalla fabbrica di Pomigliano.  

 

Fa un certo effetto, ai limiti del “surreale”, vedere Mimmo Mignano, 50 anni, un operaio licenziato dalla Fiat di Pomigliano, con una maschera di Pulcinella sul viso e tutto incatenato al “cavallo morente”, la celebre scultura che adorna le aiuole della Rai di viale Mazzini, a Roma.  Ma la scena è stata invece di quelle più che reali. Si è consumata ieri mattina tra macchine fotografiche e telecamere. E c’è stato ancora una volta l’effetto mediatico della protesta che stanno portando avanti da due anni Mignano e agli altri 4 operai della Fiat di Pomigliano, espulsi dal ciclo produttivo nel giugno del 2014 dopo aver esibito davanti al polo logistico della Fiat di Nola  un fantoccio di Marchionne “suicidato” a un patibolo. Un gesto forte, voluto dai militanti del sindacato di base per alzare il livello di attenzione sui due suicidi di altrettanti operai cassintegrati del polo logistico, Peppe De Crescenzo e  Maria Baratto. Ieri intanto Mignano e i suoi altri compagni di sventura durante “l’incatenamento” hanno anche voluto dare la  solidarietà alla giornalista Francesca Fornario censurata e costretta alle dimissioni dai vertici Rai dopo aver rivendicato libertà di satira e di critica. “Cinque operai sono stati licenziati nel 2014 – hanno ricordato a questo proposito i militanti di base – per aver contestato, utilizzando la satira come mezzo di denuncia, le politiche aziendali del piano Marchionne”. C’è attesa e sale la tensione. Per il prossimo 5 settembre il tribunale è stato infatti chiamato dai licenziati a pronunciarsi nuovamente sul provvedimento di estromissione definitiva dal ciclo produttivo deciso dall’azienda nel giugno di due anni fa. In quel periodo quelli che poi sarebbero diventati  “i licenziati Fiat”  oltre al suicidio con fantoccio, corda e patibolo simularono anche il funerale dell’amministratore delegato, con tanto di bara e lumini accesi, davanti ai cancelli della grande fabbrica automobilistica  di Pomigliano. Poi però, dopo alcuni mesi, il giudice della sezione lavoro del tribunale di Nola, Francesca D’Antonio, ha respinto la richiesta degli operai finalizzata all’ annullamento del licenziamento e al conseguente reintegro nel posto di lavoro. Anche l’appello richiesto dai cinque licenziati presso il tribunale nolano ha dato ragione alla Fiat. Nel frattempo  Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore restano licenziati in attesa di quest’ulteriore pronunciamento settembrino. I ricorrenti si stanno appellando al diritto fondamentale di manifestare in modi e forme satiriche e a scopo sociale, senza alcun intento intimidatorio nei riguardi di Marchionne e dell’azienda. I giudici di Nola però non l’hanno vista in questo modo, ravvisando la rottura del rapporto di fiducia tra i dipendenti che hanno manifestato e la Fiat.

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