Situazione che precipita. Ieri il presidio. Lavoratori pronti alla mobilitazione.
“Dalla Fag alla Dema un unico destino: sopravvivenza o lutto cittadino?”. Lo striscione appeso ieri mattina da un gruppo di operai in presidio sul recinto della Dema sintetizza gli ultimi 25 anni di un’area industriale, quella di Somma Vesuviana, costantemente minacciata dalla desertificazione produttiva e occupazionale. Intanto si profila un nuovo pericolo. Il giorno prima di questo presidio, venerdi, sindacati e azienda aeronautica hanno infatti firmato all’Unione degli Industriali di Napoli il verbale di mancato accordo sulla procedura di licenziamento avviata il 23 dicembre scorso per 99 dei 500 addetti del grande impianto abbarbicato sul monte Somma, pendice settentrionale del Vesuvio. Questo vuol dire che le estromissioni forzate sono sempre più vicine perché in base alla legge c’è solo un mese di tempo per evitarle attraverso la mediazione della Regione Campania. Dopo il mancato accordo il tavolo di confronto si è spostato qui, negli uffici dell’assessorato del Lavoro retto da Sonia Palmeri. Intanto è mobilitazione. Lunedi, domani, sono previste due assemblee dei lavoratori nello stabilimento di via San Sossio, una al mattino, la seconda di pomeriggio. Secondo indiscrezioni c’è la possibilità che venga proclamato uno sciopero “lampo” allo scopo di dare il via a una protesta che si preannuncia lunga e zeppa di tensioni. Sembra che l’obiettivo di domani sia di portare dal sindaco Pasquale Piccolo una delegazione di operai e impiegati dell’azienda produttrice di componenti per aerei ed elicotteri. C’è paura alla Dema. Negli anni scorsi le dichiarazioni di esuberi avevano trovato sempre la soluzione non traumatica della cassa integrazione temporanea. Ora però il gruppo aeronautico sembra fare proprio sul serio e il mancato accordo conferma questa linea di tendenza. “La paura più grande – dichiarano alcuni lavoratori – è che se la situazione sta in questi termini potrebbe significare il preludio di qualcosa di più grave”. I tagli sono puntati in particolare sulle produzioni legate allo sviluppo ingegneristico. Coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo 59 impiegati, 36 operai, 2 dirigenti e 2 quadri. Dunque, dopo due annunci di esuberi, uno risalente al 2014, per 61 unità, l’altro agli inizi del 2015, per 82 unità, entrambi “ammortizzati” da una cassa integrazione che si concluderà il prossimo 16 marzo, l’azienda rischia di alzare bandiera bianca di fronte a quella che definisce ” la manifesta impossibilità di acquisire nuove commesse “. Nella procedura Dema fa una ricostruzione drammatica della situazione che sta attraversando. Lo stabilimento di Brindisi ha messo quasi tutti i lavoratori in cassa integrazione straordinaria a causa della riduzione drastica delle forniture di cabine e travi di coda per l’elicottero Agusta Westland 139. Quello di Montreal è stato chiuso a causa dell’internalizzazione da parte del gruppo canadese Bombardier delle commesse per l’aereo a reazione commerciale, a medio-corto raggio, Cseries. Per alleggerire i costi degli affitti l’anno scorso Dema ha chiuso l’impianto di Pomigliano trasferendo tutti gli addetti in quello di Somma Vesuviana. Ma il momento resta molto difficile. E c’è chi tra i lavoratori denuncia clamorosi errori nella gestione aziendale.



