Tutto come previsto: le parti restano sulle rispettive posizioni.
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Quando mancano solo 32 giorni alla scadenza della procedura di mobilità le organizzazioni sindacali da una parte e l’azienda dall’altra restano ben ferme sulle loro posizioni. Oggi dunque ennesimo nulla di fatto dal confronto organizzato al ministero dello Sviluppo Economico sui 2511 licenziamenti nelle sedi dei call center di Napoli e Roma di Almaviva. Almaviva che in questa riunione ha ribadito l’incremento delle perdite nell’ambito dei ricavi, perdite che a settembre ammontano a 19,6 milioni di euro dall’inizio dell’anno. Dal canto loro però i sindacati non hanno voluto discutere i quattro punti proposti dall’azienda in alternativa ai licenziamenti e cioè la sospensione a tempo determinato di alcuni istituti retributivi, la partecipazione dei lavoratori all’azionariato aziendale, la politica degli esodi incentivati e la stipula di un accordo per il monitoraggio individuale della produttività (telecontrollo su ogni dipendente ndr) . L’azienda ha inoltre ribadito che non esistono alternative a questa proposta e che gli ammortizzatori sociali non risolvono il problema. Ma per quanto riguarda il taglio dei salari i sindacati hanno risposto che non se ne parla proprio mentre per ciò che in sostanza attiene al telecontrollo le organizzazioni di categoria hanno replicato che, in assenza di un quadro normativo certo e chiaro valevole per tutto il settore dei call center, non si può soddisfare anche questa richiesta. La viceministro allo Sviluppo, Teresa Bellanova, ha infine lanciato un appello ai sindacati e all’azienda allo scopo di “individuare un percorso di soluzioni in grado di scongiurare i licenziamenti”. Per questo motivo Bellanova ha calendarizzato una serie di incontri successivi. Dunque, la trattativa prosegue. “Con l’adesione in massa allo sciopero del 10 novembre scorso – commenta nel frattempo Francesco De Rienzo, rsu della sede di Almaviva Napoli (845 addetti in pericolo insieme ai 1666 della sede di Roma ) – i lavoratori hanno chiaramente espresso il loro no a un’eventuale contrattazione finalizzata al ridimensionamento salariale, posizione questa ribadita oggi dai sindacati. Per cui – conclude De Rienzo – chiediamo che l’azienda ritiri subito i licenziamenti e che ripristini l’accordo del 31 maggio”. “Chiudere Napoli e Roma equivarrà a uscire dal mercato dei call center”, si aggiunge in un comunicato della Uilcom Campania. ” “A questo punto – conclude Salvatore Topo, segretario generale della Fistel Cisl della Campania – il comportamento di Almaviva appare proprio incomprensibile e irresponsabile. L’azienda sa benissimo che non si possono firmare contratti in deroga, considerato peraltro il fatto che siamo in presenza di un rinnovo contrattuale di tutta la categoria, così come sa che non possiamo consentire iniziative che non sono perfettamente a norma di legge. E allora – chiede Topo – perché proseguire con questo comportamento distruttivo ? Ma Almaviva non si illuda – chiude il sindacalista – non le consentiremo di arrivare alla scadenza della procedura di mobilità allo scopo di imporci un accordo capestro. Chiediamo che il governo spinga al massimo per scongiurare l’ecatombe che vuole provocare l’azienda”.



