I lavoratori: ” revoca dei licenziamenti o alziamo le barricate “. La Unilever: ” prioritario rendere competitivo lo stabilimento “.
Algida: la Unilever riapre la trattativa sui tagli. Scioperi sospesi nella fabbrica di Caivano produttrice del mitico gelato “cornetto”. Dunque, alla fine la schiarita tanto attesa è arrivata. Dopo la raffica di scioperi della scorsa settimana la multinazionale anglo olandese Unilever, proprietaria del grande impianto ubicato in località Pascarola, ha infatti riaperto il tavolo del confronto sulla procedura di licenziamento avviata il 16 settembre scorso per 151 degli 806 lavoratori dello stabilimento. Azienda e sindacati si rivedranno in fabbrica domani, mercoledi 7 ottobre ( l’appuntamento è stato fissato alle due del pomeriggio ). La riapertura del tavolo è stata decisa quasi quindici giorni dopo il primo faccia a faccia, che ha avuto un esito interlocutorio. Intanto la richiesta di convocazione da parte dell’azienda ha fatto sospendere gli scioperi a singhiozzo proclamati, fino a poco prima dell’annuncio di Unilever, dalle rsu dell’impianto. Scioperi che si sono protratti per giorni, al ritmo di mezz’ora di astensione a turno, a causa dell’assenza di dialogo dovuta a un prolungato silenzio della multinazionale. A ogni modo adesso i sindacati sperano che la Unilver ritiri la procedura di licenziamento. ” Auspichiamo che questo tavolo che si sta per aprire – fanno sapere Carmine Frannzese ( Flai-Cgil ), Raffaella Bonaguro ( Fai-Cisl ), Maurizio Vitiello ( Uila-Uil ) e Maurizio Figlioli ( Ugl-agroalimentari ) – serva a rendere più competitivo l’impianto e a scongiurare i licenziamenti forzati, trovando anche soluzioni alternative che portino a un esito non traumatico di questa vertenza “. Sei giorni fa i sindacati hanno fatto scioperare i lavoratori per due ore, tra la fine del primo turno e l’inizio del secondo. La strada della zona industriale di Caivano che passa davanti alla fabbrica di gelati è stata paralizzata dai picchetti degli operai. Il giorno dopo questa manifestazione è giunta la notizia che la Unilever, colosso da oltre 48 miliardi di fatturato e 172 mila dipendenti, si è comprata la Grom, azienda torinese del gelato “artigianale”, fondata da Federico Grom e Guido Martinetti nel 2003. Grom è un gruppo da 67 punti vendita e 600 addetti sparsi tra Dubai, Giacarta, Hollywood, Malibu, New York, Osaka e Parigi. E’ una notizia che ha scosso gli ambienti sindacali e i lavoratori partenopei. ” Se con l’acquisto di Grom – commenta Maurizio Vitiello, della segreteria regionale Uila-Uil – la Unilever intenderà sviluppare solo il gruppo torinese allora lo stabilimento di Caivano sarà danneggiato. Se invece la multinazionale vorrà sviluppare le produzioni Grom a Caivano ne beneficeranno l’impianto e i lavoratori napoletani “. L’incognita resta. Una situazione resa più drammatica dai numeri. Secondo le cifre fornite dall’azienda l’Algida di Caivano con 806 addetti quest’anno farà attestare la produzione a 137milioni di litri di gelato. Meglio farà lo stabilimento tedesco di Heppenheim, che con 660 addetti chiuderà il 2015 a 160milioni di litri. Ma la migliore performance la farà registrare l’impianto inglese di Gloucester: 140 milioni di litri con soli 350 addetti. ” Lo ripetiamo – avvertono intanto dai social network i lavoratori napoletani – noi qui facciamo i migliori gelati, qui è nato il cornetto. Ma se intendono toglierci i diritti e i posti di lavoro faremo le barricate “. Dal canto suo la Unilever fa sapere, in un comunicato, che ” l’acquisizione di GROM annunciata nei giorni scorsi e la vertenza collettiva in essere presso il sito produttivo di Caivano,seppur in maniera diversa, dimostrano il radicamento dell’Azienda sul territorio italiano e la volontà di cogliere tutte le opportunità di crescita nel mercato del gelato in Italia “. Per quanto riguarda poi il confronto di domani la multinazionale nordeuropea ritiene che ” essendo trascorse più di due settimane dal primo confronto, nell’ambito di una negoziazione responsabile, sia giunto il momento di risederci con la controparte sociale per provare a discutere nuovamente dello stabilimento di Caivano che deve necessariamente risolvere un enorme problema di competitività per garantire la sostenibilità futura delle proprie attività produttive “.



