Intervista al dirigente nazionale del sindacato dei metalmeccanici Cisl sulla cassa a zero ore che sta per coinvolgere i grandi impianti meridionali
Leonardo Pomigliano, Nola, Pozzuoli e Grottaglie: cassa integrazione congiunturale a zero ore per 13 settimane e cessione di impianti. Una problematica occupazionale e produttiva che si sta concentrando nel Sud, nel settore delle aviostrutture, e che punta i riflettori sulla più grande fabbrica aeronautica del Mezzogiorno, quella di Pomigliano. Qui la tensione sta crescendo. Ieri il rappresentanti della rsu, quello che una volta veniva chiamato il consiglio di fabbrica, hanno montato un primo presidio davanti al cancello del grande stabilimento, che conta oltre 2500 addetti. “Difendiamo la nostra realtà consolidata”, la scritta rossa in campo bianco sullo striscione steso nel piazzale, proprio mentre nello stabilimento Leonardo di Grottaglie, in provincia di Taranto, i lavoratori incrociavano le braccia bloccando le strade antistanti l’impianto. Per questa mattina intanto a Pomigliano la rsu ha stabilito la prima azione di lotta: un picchetto a partire dalle 5 e 30 sotto il cancello. Obiettivo: far saltare il sabato di turno straordinario. Ma i sindacati sono divisi. La Fim-Cisl si è dichiarata contraria allo sciopero nazionale di otto ore in tutto il gruppo Leonardo, che si terrà lunedi 6 a Roma e che è stato proclamato congiuntamente dalla Fiom-Cgil e dalla Uilm. Entrame le organizzazioni rimproverano all’azienda “l’assenza di un piano industriale concertato con il governo e con i sindacati”. “Senza una prospettiva industriale vera non si sopravvive con gli ammortizzatori sociali”, aggiungono Fiom e Uilm in un loro comunicato. I metalmeccanici della Cgil e della Uil temono anche per “la paventata cessione” degli impianti Leonardo “Bu Sistemi Difesa”, uno dei quali, da un centinaio di dipendenti, si trova a Pozzuoli. La Fim però insiste: “faremo lo sciopero negli impianti coinvolti dalla cassa integrazione e in quelli di cui si paventa la cessione”. “Secondo noi non esiste un problema Leonardo, non è un’azienda allo sbando e non è in crisi industriale. Noi scioperiamo per obiettivi precisi e non per dire che tutto va male”, chiarisce Roberto Benaglia, segretario nazionale della Fim. “La Leonardo – aggiunge Benaglia – è un importante gruppo con consistenti programmi di sviluppo, nel mondo soprattutto sul fronte della difesa e dell’aerospazio. Detto questo, è chiaro che alcune criticità, in particolare nelle aerostrutture, vanno affrontate a partire dai programmi di investimento e di nuovi prodotti. E il fatto che la divisione aerostrutture sia collocata quasi tutta al Sud, soprattutto a Pomigliano e a Nola, raddoppia l’importanza di avere piani industriali forti e pluriennali e di garantire stabilità e occupazione. Però va anche precisato che per il 2022 l’azienda non ci sta parlando di cassa integrazione straordinaria con esuberi ma di un ammortizzatore ordinario destinato a terminare e per il quale vogliamo negoziare integrazioni aziendali che diminuiscano l’impatto sul reddito dei lavoratori”. Il sindacalista in ogni caso sottolinea che “a questo punto la parola d’ordine è scioperare per fare un accordo sindacale unitario con due obiettivi: più investimenti nel prossimo biennio e rassicurazioni totali sull’occupazione”. Insomma, non sarò un nuovo 1993, con i 5mila esuberi che scatenarono 60 giorni consecutivi di sciopero a Pomigliano. “Credo assolutamente di no – rassicura Benaglia – non è quello che l’azienda ci ha spiegato e su cui stiamo trattando”. “E’ da dieci mesi – conclude il dirigente Fim – che ci stiamo confrontando sulle prospettive di aerostrutture unitariamente e crediamo che con la contrattazione si possa creare una soluzione gestibile. Intanto Grottaglie ha un vuoto lavorativo importante su Boeing 787 e Pomigliano è molto forte ma i programmi ATR sono programmi da riconfermare e rilanciare. L’aviazione civile, al contrario di quella militare, è in calo. Si deve scioperare per questo: patti chiari, sviluppo certo, piano industriale”.



