L”anno scolastico che sta per chiudersi è stato all”insegna dell”incertezza e dei proclami. Quello prossimo ci affiderà una Scuola di Stato più o meno cancellata.
Di Raffaele Scarpone
Caro Direttore,
Spero che il trattamento riservatomi la settimana scorsa sia stato del tutto casuale. La mia rubrica, come ben sai, non solo non è stata inserita in “Pensare italiano” ma è stata anche tolta dalla prima pagina del “Mediano.it” in meno di 24 ore. Ti sei offeso perchè ti ho chiamato cancherone, ho pestato i piedi a qualcuno, ho divagato troppo, ho infilato troppi errori o che altro?
Ad ogni modo riprendo con rinnovato entusiasmo, salvo, poi, a non dovermene pentire. Dunque, nonostante tutte le cronache abbiano messo in primo piano il battesimo del Pdl e le esternazioni del suo mentore e padrone, credo che l”argomento su cui tornare a riflettere sia sempre quello riguardante la scuola. Tu che dici che siamo ancora un po” troppo lontano dal prossimo settembre? Secondo me, invece, conviene parlarne sempre più ad alta voce e, possibilmente, con quante più voci insieme. La scuola di Stato è irrimediabilmente cancellata. Con l”inizio del nuovo anno scolastico i posti in meno (meglio, i posti immolati alla logica del risparmio, non certo per il miglioramento dell”offerta) dei lavoratori della scuola saranno circa 40.000.
Ad ogni nuova conta, facci caso direttore, sembra di ascoltare un bollettino di guerra. Una guerra che falcidia posti di lavoro, sradica ogni speranza di futuro, non fa manco uno sconto ad un progetto di società che si regge solo sul consenso acritico e mediatico, con la rivisitazione (in peggio) delle regole democratiche e di tutto quanto (poco o molto) di buono o di decente è stato costruito negli anni passati ed anche più oltre.
Il 50% dei tagli interessa il Sud, le scuole del Mezzogiorno. E, poi, l”aumento del numero di alunni per classe (fino a un massimo di 29 per le materne, 27 per le elementari, 28 per le medie e 30 per le superiori), l”abbandono del tanto sbandierato potenziamento della lingua inglese (alle elementari circa 2000 insegnanti di inglese in meno!), una sforbiciata notevole di ore di insegnamento in ogni ordine di scuola, un tetto (con quale percentuale? Lo stabilisce la Lega nord!) per l”ingresso nelle classi degli alunni stranieri, la discriminazione nella valutazione per quanti non si avvalgono dell”insegnamento della religione (chi insegna attività alternative è escluso dal consiglio di classe) e -ma non per ultimo- la riduzione degli insegnanti di sostegno per gli alunni disabili. Insomma, un”ecatombe!
Caro direttore, come ben sai, al Festival del cinema di Cannes, nel 2008, la Palma d”Oro è stata assegnata al film di Laurent Cantet “La classe”. La pellicola è tratta dall”omonimo romanzo di François Bègaudeau (pubblicato in Francia, nel 2006, col titolo “Entre les murs” ed in Italia, nel 2008, con il titolo come il film, “La classe”), che racconta di un anno di scuola in una media francese. Gli avvenimenti raccontati sono simili a quelli riscontrati nelle scuole italiane: i banchi sono affollati di alunni provenienti dall”Asia e dall”Africa che, perciò, sono portatori di un disagio forte, tipico di tutte le società migranti. Bègaudeau racconta, all”incontrario, del suo disagio e di quello dei suoi colleghi: “che bello sarebbe avere una classe di genietti, di persone che sanno parlare e capiscono il francese, invece di questi energumeni”.
Che bello sarebbe avere una scuola senza indisciplinati, fannulloni: solo alunni bravi e meritevoli. Sai, caro direttore, quel romanzo sembra scritto per l”attuale scuola italiana, per il disegno politico pensato dal nostro attuale governo. Un governo che parla di riforme a vanvera, non mette mano al portafogli e si inventa piccoli artifici come il cinque in condotta, il grembiulino e, forse, anche il cappello d”asino. Direttore, il problema a me sembra di altra natura: la scuola è solo per i meritevoli e per i capaci o anche –e sempre di più- per quelli che non hanno mezzi, non hanno capacità e meriti particolari? Non c”è bisogno di dare una risposta.
C”è bisogno di non rendere catastrofica una situazione già drammatica, che non diverte, che preoccupa, che rischia di escludere masse enormi di cittadini dai processi di trasformazione (ci sarà ancora?) della società. Così potremo trovarci anche in una situazione assurda: l”Italia, il paese che trent”anni fa, primo in Europa, eliminò le classi differenziali, oggi, grazie alla politica scolastica del governo, potrebbe farvi ritorno col suono delle fanfare!
Sto rileggendo le “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. Volevo riproportene un passo: “Che cos”è l”insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? L”uomo che non dorme si rifiuta più o meno consapevolmente di affidarsi al flusso delle cose”.
Bello, vero, direttore? Perchè non proviamo a dormire un po” di meno tutti?

