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Le tante deviazioni del calcio e quel nervosismo che fa male agli azzurri

1 a 1 tra Napoli e Milan e niente sorpasso: la Juve resta capolista.

“Quante deviazioni hai?”, cantava Vasco Rossi nel lontano 1983. La canzone era, appunto, “Deviazioni” e si trovava in un album, “Bollicine” destinato ad entrare nella storia della musica italiana per l’alto numero di successi. Già perché, nel calcio come nella vita, ci sono deviazioni e deviazioni: quella di Albiol, sabato scorso ha consentito a Zaza di far vincere la Juventus, farle sorpassare il Napoli e farle agguantare il primo posto. Quella di Abate, ieri sera al San Paolo, non ha consentito ad Insigne di collezionare il controsorpasso, che in tanti si aspettavano e sognavano. Le deviazioni, insomma, non sempre riportano sulla strada giusta: come quando stai con l’auto e, per colpa della deviazione di un percorso, ti ritrovi su una via sterrata, col navigatore senza segnale e l’amara sensazione di stare nella Frittole tanto cara a Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere”.

Ora per il Napoli la corsa allo scudetto si fa complicata: lunedì c’è una Fiorentina tostissima e in mezzo il Villareal da battere almeno 2 a 0 se si vuole andare avanti in Europa League. È il momento dei nervi saldi: quelli che a volte mancano a Sarri, diciamocelo. Il mister è un personaggio a tutto tondo: la tuta proletaria, il mozzicone (spento) rigorosamente in bocca, l’insulto para-omofobico e, ahinoi, lo spirito polemico tipico del toscano (ve lo ricordate Mazzarri, eh?). Naturalmente la mancata vittoria del Napoli sul Milan non è colpa dell’espulsione di Sarri i cui meriti tattici, peraltro, surclassano qualsiasi difetto. Eppure in situazioni così delicate, probabilmente, ci sarebbe bisogno di ben altra solidità in panchina, caratteriale ed anche tecnica (ma quest’ultima non possiamo pretenderla dal mister): perché se sei costretto a sperare che le castagne dal fuoco te le levi El Kaddouri  e in più ti fai anche espellere, allora vuol dire che la coperta è corta. Certo, ora arriva la primavera: speriamo che la coperta non serva affatto.

NO ME TOQUES LA PELOTA

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