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Lavoro, bonifica ambientale e onestà: le speranze di Pasqua che non muiono mai. Forse

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Dalla Fiat ai call center, alla disoccupazione imperante. Dalle terre dei fuochi a Bagnoli. I pensieri pasquali del popolo napoletano racchiusi in poche righe.

    

Il chiodo fisso è sempre lo stesso per il popolo partenopeo: il lavoro, come riuscire a sopravvivere, come poter andare avanti, migliorare la propria condizione. Anche a Pasqua ovviamente. Anzi, in tante famiglie sono proprio le festività ad acuire l’ansia scaturita dai problemi derivanti dalla continua mancanza, o insufficienza, di danaro. Problemi come quelli che stanno affliggendo da anni i cassintegrati della Fiat di Pomigliano e del polo logistico di Nola, fabbrica, la prima, rimasta al palo di una monoproduzione Panda e progetto industriale mai decollato nel secondo caso. Oppure problemi che diventano paure molto forti, come per i lavoratori dei call center napoletani Almaviva e Gepin, dove sono stati annunciati 620 licenziamenti: è l’allarme occupazionale più grave scattato in questo periodo nel Napoletano. Sullo sfondo c’è la tragedia del Consorzio Unico di Bacino: mille persone del servizio regionale di raccolta dei rifiuti rimaste senza salario e senza incarichi da quattro anni. Alcuni di  questi operai si trovano asserragliati da più di una settimana, giorno e notte, sul tetto del castello di Acerra. Nell’indifferenza generale. E che dire delle centinaia di migliaia di persone che si arrangiano con questo o con quel mestiere di “fortuna”, precario, al nero ? Intanto oltre al lavoro a Napoli e provincia un’altra preoccupazione costante è il timore derivante dal vivere in territori pesantemente inquinati. Nella Terra dei Fuochi le bonifiche tanto strombazzate dal governo Renzi restano una chimera rafforzata dal fallimento di un decreto che poco o niente ha fatto. Ad Acerra, Pomigliano, Casalnuovo, Nola, Marigliano, Brusciano, Mariglianella, Giugliano, Casoria, Afragola, Caivano, Torre Annunziata, Pozzuoli e in tanti altri comuni della provincia si spera ancora ( ma non più tanto ) in un’opera di risanamento ambientale assolutamente indispensabile. Come del resto nei quartieri della periferia di Napoli. Napoli orientale ( Ponticelli, Barra, San Giovanni, Poggioreale e zona Industriale ) attende un rilancio che pare non voler arrivare mai. Come del resto Bagnoli, dove la contrapposizione sul suo destino tra il sindaco De Magistris, che vuole impedire speculazioni edilizie, e il presidente del Consiglio Renzi, che non si sa bene dove voglia andare a parare con il commissariamento, sta aggiungendo ritardi a ritardi. Dulcis in fundo restano le piaghe della camorra, anche politica. E della corruzione. Il rapporto del prefetto Pantalone alla commissione antimafia ( 27 comuni monitorati in provincia di Napoli ) appare un po’ come la scoperta dell’acqua calda. Nel frattempo proprio gli organismi che dovrebbero bloccare e punire i rapporti tra politica, camorra e corruzione non fanno nulla. Stanno a guardare. Come sempre. Ogni tanto qualche operazione: ma nessuna che sia mai in grado di incidere davvero sulla sostanza del problema.

 

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