La comunità parrocchiale del borgo antico non si rassegna al trasferimento di Padre Costanzo che a giugno, così come stabilito dall’Ordine Trinitario Provinciale, dovrà lasciare la Chiesa Collegiata. In programma una fiaccolata e la raccolta firme. Mobilitazione anche sulla piazza virtuale.
Lacrime, amarezza, rabbia. La domenica di Resurrezione sul borgo antico Casamale è stata tutt’altro che gioiosa e la messa, in una chiesa Collegiata traboccante di fedeli, si è trascinata in modo palesemente malinconico. Dopo diversi giorni di mormorii, di sussurri e di chiacchiere la comunità parrocchiale ha avuto la conferma che Padre Costanzo Nganga, che da quattro anni è parroco della Chiesa Collegiata, luogo privilegiato dei più antichi riti religiosi della cultura sommese, ha ricevuto dall’Ordine Trinitario Provinciale la comunicazione di fine mandato e il trasferimento in Congo. Una vera e propria mazzata, del tutto inaspettata, per la comunità del borgo antico che ha trovato in Padre Costanzo, giovane sacerdote di colore, un importante punto di riferimento.
Sempre sorridente, disponibile, aperto con tutte le forze associative del luogo, Padre Costanzo è riuscito in questi ultimi quattro anni ad annullare l’enorme distanza creatasi tra la comunità e la Chiesa. Pastore e guida con la musica , l’allegria e i colori della sua terra nel cuore, padre Costanzo si è occupato principalmente di riportare i giovani, che da qualche anno se ne erano allontanati, nella chiesa Collegiata . E’ stato lui che ha voluto e creato, curandolo e formandolo personalmente, il gruppo dei giovani ministranti, che oggi conta decine di adolescenti impegnati in modo entusiastico nella e per la parrocchia. Nel mentre ricuciva i fragili rapporti tra i diversi gruppi di collaboratori e collaboratrici, ha ridato importanza alla catechesi e alla formazione dei bambini, pretendendo ed ottenendo la partecipazione costante e spontanea dei genitori, che oggi accompagnano con piacere i loro figli in chiesa e lungo il cammino della loro crescita spirituale e morale.
Più difficile è stato per il parroco del borgo, e lo è tutt’ora, far comprendere a certi membri della comunità che nella parrocchia non esistono “comandanti” o “generali”, che ci si confronta, si divide e si condivide tutto con tutti per il bene dell’intera comunità. Di fronte a una comunità vivace e laborioso ma pur sempre litigiosa e spesso affetta dalla mania di protagonismo, Padre Costanzo ha cercato fin dall’inizio di riportare ordine ed equilibrio nel rispetto di tutti e di ognuno. Non sono mancati scontri ed ammutinamenti di una piccola frangia della comunità particolarmente restia al rispetto delle regole comunitarie e dalla miope mentalità e arroganza di pensare la Chiesa come centro di affari e di potere, ma Padre Costanzo è andato avanti sostenuto e supportato da una buona e importante parte della comunità giovane, competente, disponibile.
Con pazienza e garbo, il parroco ha saputo tessere la rete delle relazioni necessarie alla comunità e lo ha fatto dando spazio ai diversi gruppi culturali e musicali, alle antiche e nuove paranze, agli imprenditori locali, a tutti quelli che con le proprie risorse e competenze si sono messi poi a disposizione del quartiere per valorizzarlo e migliorarlo. Quando è arrivato il momento, improcrastinabile, di chiudere la Chiesa per lavori di sicurezza del tetto, padre Costanzo ha chiesto l’aiuto di tutti, tant’è che ha preferito che i contributi fossero gestiti direttamente dal consiglio pastorale e che la contabilità la curassero due professionisti del consiglio stesso . Tutto documentato, tutto verificabile, tutto trasparente.
Giorno dopo giorno, con un entusiasmo contagioso e disarmante, Padre Costanzo è riuscito a far nascere e crescere una vera e propria famiglia parrocchiale, la vera comunità. Ha aperto le porte del convento , da sempre chiuso ai residenti, ha cantato, ha pregato, ha festeggiato con i giovani ma ha anche sofferto e pianto con e per i suoi parrocchiani colpiti da lutti e drammi familiari. Ha imparato il dialetto sommese, è rimasto affascinato dalla musica e dalle tradizioni popolari fino a sentirsi parte delle antiche paranze, a scalare insieme a loro la vetta della nostra montagna per officiare la messa in onore di Mamma Schiavona in occasione della festa della montagna.
E proprio ora, nel bel mezzo della costituzione di questa nuova e giovane comunità, arriva la notizia del trasferimento. Perché ? Questa è la domanda che da giorni sta logorando i giovani e non solo del borgo. Voci, ormai sempre più insistenti, parlerebbero di un vero e proprio complotto architettato ad hoc contro il parroco da un piccolissimo gruppo della comunità che avrebbe, il condizionale ovviamente è d’obbligo in questa fase, presentato all’Ordine Trinitario Provinciale alcuni elementi che metterebbero in serio dubbio l’opera pastorale di Padre Costanzo. Una vera e propria macchina del fango per discreditare il parroco del borgo e per invitare l’Ordine a prendere seri provvedimenti, dunque. Fatto sta che Padre Costanzo ha ricevuto la comunicazione di trasferimento definitivo nel Congo. Di che cosa sarebbe colpevole Padre Costanzo? Quali misteri si nascondono dietro questo improvviso trasferimento? Perché non ci può essere possibilità di confronto ? Chi ha potuto “spingere” e volere così fortemente l’allontanamento del parroco ? Queste ed altre le domande che attendono risposte.
Ma la comunità parrocchiale non è disposta a perdere il suo amato parroco e già si sta mobilitando a tutto campo. Il primo segnale è stato dato venerdì santo, quando di fronte alla chiesa, visibile a centinaia di confratelli delle diverse congreghe e migliaia di fedeli giunti sul borgo per la suggestiva processione del Cristo Morto, è apparso uno striscione bianco con la scritta: “Padre Costanzo, uno di noi” . Intanto, il Consiglio pastorale ha provato a contattare l’Ordine Provinciale per un incontro ma, al momento, dall’altra parte c’è stato solo silenzio. In attesa, la comunità parrocchiale si sta organizzando anche per una fiaccolata che si terrà l’8 aprile prossimo e i cui dettagli saranno divulgati a breve sui social network, su cui già si è aperta una pagina di solidarietà e di sostegno per Padre Costanzo.
Se i vertici dell’Ordine Trinitario si sono chiusi nel silenzio, la comunità, ieri durante la messa di Resurrezione , ha elevato direttamente a Dio il suo grido di dolore. Tre le lacrime dei giovani e dei bambini, una voce si è levata alta, commossa , e ha letto una breve e intensa preghiera a nome di tutta la comunità: “ Signore Gesù, nel mirabile sacramento della tua Pasqua di Resurrezione fa che il nostro Padre Costanzo possa ancora restare nella nostra comunità parrocchiale perché abbiamo ancora tanto bisogno dei suoi insegnamenti, della sua serietà, della sua bontà e del suo carisma. Uno come lui, Signore, lo abbiamo tanto atteso e tu ce l’hai donato. Adesso ti preghiamo con tutto il nostro cuore, fa che il nostro Padre Costanzo rimanga qui nel borgo del Casamale perché , se tu vuoi , puoi”. Una preghiera accompagnata da un lunghissimo e forte applauso che ha portato Padre Costanzo ad andare verso alcuni presenti per abbracciarli.
“Vi ringrazio di cuore per l’affetto che mi state dimostrando. Ma noi siamo tutti di passaggio- ha detto dall’altare il parroco con voce rotta dall’emozione- e quando ci arriva la chiamata dobbiamo lasciare e andare. Purtroppo il male c’è e si insinua facilmente tra noi ma oggi, vi assicuro, ha vinto il bene” . Prendendo per mano i bambini, con il solito sorriso, ha portato a termine la messa. Ma nessuno si è sentito di andare via e in sacrestia ognuno ha voluto abbracciare forte il suo parroco. Il nostro pastore, la nostra guida, la nostra speranza. Uno di noi.







