Una testimonianza diretta dei luoghi dello schianto ferroviario.
Queste note escono quando “il bilancio della tragedia è ancora provvisorio”. Tra virgolette, come i cronisti scrivono e raccontano da generazioni. Non ho altre parole. Quei posti, quei Comuni li frequento da oltre 30 anni . Ragioni di lavoro miste a storie di vita. Conosco i Comuni, i Sindaci, molti rappresentanti delle istituzioni sono miei amici. Su quel trenino sono salito anche io.Tempo fa. Non le carrozze moderne e vigliacche di stamattina. Quelle straniere che hanno avvolto e stroncato la vita di decine di persone. Giovani che non incontrerò più. Tristezza e sgomento da una terra forte, provata dalla storia degli uomini, dalle migrazioni di ieri e di oggi, dal sudore di chi per secoli ha vissuto con la faccia a terra. Contadini, braccianti che il “loro” Giuseppe Di Vittorio elevò a classe. Poi hanno avuto le strade asfaltate, i complanari, Castel del Monde sulle monete, l’ industria dell’acciaio, gli approdi turistici. Non hanno avuto il doppio binario. Beffati dal destino e dalla litania delle promesse. Due giorni fa ero Bari e un amico mi ha detto : tra un po’ Napoli- Bari saranno collegate con l’Alta Velocità. Non ho il coraggio di telefonargli. Quale giudice, quale Corte di giustizia scruterà questo passato quando emetterà il verdetto? Ci dirà chi, non ha fatto cosa. Forse. A noi che abbiamo visto il sangue di una tragedia oscurato dagli ulivi, ma prima ancora dall’ inettitudine dei potenti. Hanno nome e cognome ? Importa poco. A cosa serve cercare tale o tal’altro ? Sappiamo che hanno bisticciato con le carte, con le procedure, con i finanziamenti, con i progetti di raddoppio del binario e non solo. Con tutto ciò che uno Stato rissoso, è capace di costruire alle spalle dei suoi concittadini. Che ne pagano sempre il prezzo. Da Corato ad Andria ,a Barletta, a Terlizzi, sul binario unico, invece, cammina la dignità delle persone. Dei pendolari degli uffici e delle aziende, dei pensionati, degli studenti. Su quel binario ho visto passare i sogni della generazione Erasmus. Un miraggio che per molti di loro non si realizzerà mai più. La modernità era in loro, con lo smartphone, con i testi universitari, con mani e occhi incollati sui social. Tra gli ulivi, il trenino percorre chilometri e loro sanno di Milano, di Londra, di amiche ed amici che vi sono andati , delle distanze ferroviarie percorse a 300 all’ora. E’ una scena surreale, ha detto un soccorritore e nessuno può dargli torto. Qui la realtà sfida il progresso a fasi alterne.Ne ho viste diverse nei lunghi anni di frequentazione e chi più poteva meno ha fatto. Piangiamo gli innocenti tutti insieme, saranno onorati e ricordati come meritano. Martiri di una ipocrita modernità.****



