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Se dobbiamo individuare cosa la crisi ha meno danneggiato sicuramente diremmo ristoranti e bar.

 

 

L’eccellenza italiana, si sa, è l’alimentazione.

Tutto il mondo invidia la nostra dieta e i nostri sapori che attirano sguardi e turisti, e pare anche capitali.

Che la ripresa economica sia cominciata o meno, le difficoltà ancora ci sono, la disoccupazione incalza, le famiglie fanno fatica e le attività commerciali chiudono.

Senza bisogno di grosse statistiche, però, basta guardarsi intorno per accorgersi che chi meglio si è divincola dalle difficoltà economiche sono bar e ristoranti.

Di bacchette magiche non ne esistono e quando la depressione attanaglia il Paese qualsiasi attività commerciale stenta ad avviarsi, però determinate congiunture – economiche, geografiche e demografiche – rendono dei settori più fortunati di altri.

Al sud, quello che sicuramente non smettiamo di fare è mangiare. Si dimezzano le spese per l’automobile, si manda a casa la tata e magari si fa a meno di sky-cinema, ma il panino o la pizza il sabato sera raramente saltano.

I pub e i ristoranti sono sempre pieni; ancora più sorprendente è notare quanti ce ne siano di nuova apertura, a cavalcare le mode del momento in fatto di cibo.

Sin dagli anni ’80, dall’apertura dei primi fast food in Italia, le tavole degli italiani ben conoscono il panino con l’hamburger, ma è recente ed incalzante questa tendenza che facilita la vita a tutte le hamburgherie.
In cima alle classifiche dei più buoni hamburger del napoletano c’è la Macelleria Hamburgheria da Gigione, di Pomigliano d’Arco, seconda solo a Blackburger di Frattamaggiore, e considerata superiore a tutti i più rinomati locali di Napoli, tra cui El Sombrero e The Penny Black.

Su questo sembriamo quasi essere in riga con i trend esteri. L’ultima novità londinese è l’apertura di wine bar, bistrot e hamburgherie. La cucina francese sta tornando ad essere un cult nella cultura britannica, rielaborando l’idea di fast food tanto da attrarre quelli che ne sono i precursori!

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Questo è il lato pulito, poi c’è quello sporco: secondo recenti pubblicazioni, da svariati enti di ricerca italiani, i tavoli dei ristoranti sembrano essere gli “schermi legali” dietro i quali si nasconde una criminalità organizzata sempre più integrata nell’economia regolare.

Visto il momento di difficoltà economica, la mafia e la camorra vincono contro qualsiasi competitor, grazie ai capitali di cui dispongono, trovando spianato il terreno per la penetrazione in questo settore.

Stando ai numeri di Coldiretti, sarebbero circa 5000 i locali controllati da organizzazioni criminali, per un giro d’affari che sfiora i 16miliardi di euro. La dislocazione geografica non è una discriminante, nel senso che le migliaia di ristoranti celanti traffici illeciti si trovano in tutte le regioni italiane, non solo al Sud, e sia nelle grandi città che nei piccoli centri di provincia.