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La tradizionale gita fuori porta di Pasquetta ci porta sempre più spesso verso le città d’arte. La nostra meta scelta per oggi è Napoli.

Il giorno dopo Pasqua, il lunedì dell’Angelo, da noi in Italia è giorno di festa ed è, tradizionalmente, il giorno da trascorrere in compagnia di parenti ed amici facendo insieme una gita o scampagnata, pic-nic sull’erba e attività all’aperto, il giorno legato alla gita “fuori porta”.
Negli ultimi anni, da quando si è data maggiore importanza al patrimonio artistico nazionale – che almeno per definizione è divenuto “patrimonio” e non più solo “bellezza” – ponendo un accento di rilievo alle città d’arte italiane, la tradizionale gita fuori porta ha in parte spostato la sua meta dalle campagne, dal mare, dai monti e dalle valli del nostro Bel Paese alle città in cui viviamo che, consentitemelo, sono tutte “città d’arte”.

Ed è così che, sempre più spesso, vuoi per evitare di dover pianificare una “partenza intelligente” anche per il breve ponte di Pasqua, vuoi per esigenze strettamente legate all’economia, vuoi perché la nostra voglia di conoscere i luoghi in cui viviamo si accresce grazie – soprattutto – agli apprezzamenti che gli stranieri ne fanno, cresce in noi la voglia di poter guardare, vivere e (ri)scoprire luoghi a noi più o meno noti; ci regaliamo il tempo per poter essere turisti nelle nostre città.

Noi che viviamo molto in simbiosi con la nostra capoluogo di provincia, oggi tra le città d’arte scegliamo Napoli.

No, non voglio coinvolgervi in un pazzo tour che sarebbe anche un “tour de force” estenuante. La città scelta è troppo ricca di storia, di arti e di mistero per poterla visitare in un giorno; quelli che seguiranno saranno piccoli suggerimenti su cosa/come guardare alcuni luoghi del cuore, i piccoli luoghi che formano questa città che è, di per sé, luogo del cuore.

I percorsi che suggerirò sono testati personalmente da me e dai miei amici che negli anni sono venuti a conoscere la mia città di adozione, quindi tranquilli, a fine giornata sarete stanchi, ma ce la farete!
Munitevi di mappa stradale della città, perché i “percorsi” suggeriti non avranno una sequenza logico-turistica, ma sentimentale e sarei capace di portarvi da un lato all’altro della città. Pronti?….Via!

Iniziamo a guardarla dall’alto, da due dei suoi “panorama dall’alto”.
Il primo è dalla Certosa di San Martino e dalla piazzetta antistante, sulla collina del Vomero. Siamo in alto, il vento tra i capelli, siamo affacciati sul presepe della città. Napoli – se la si guarda di giorno – sembra immobile, ferma sotto i nostri occhi. E’ da qui che guardiamo tutto il centro storico e ne riconosciamo i contorni a partire dalla Chiesa di Santa Chiara e da Spaccanapoli, poi il centro direzionale e così via, un gioco a riconoscere i luoghi della città, un gioco a “scegli la prossima tappa”.
Volendo da qui possiamo scendere in centro percorrendo le scale della Pedamentina, 414 gradini voluti per collegare la città con la Certosa.
L’altra veduta dall’alto è la terrazza di Sant’Antonio a Posillipo, una vera e propria balconata sul mare, romantica ed imperdibile. Da qui la città mostra tutta la sua verve, tutto il suo ritmo sia per le strade che in mare; le luci la incorniciano e dal tramonto all’alba Napoli, vista da qui, è scintillante.
Le Tredici discese di Sant’Antonio sono chiamati i tornanti che vi condurranno giù verso Piazza Sannazzaro, siete nuovamente dentro la città.

Affacciatevi sul lungomare e, lasciandovi alle spalle la collina di Posillipo, tenendo il mare alla vostra destra e lo sguardo puntato verso il Vesuvio dirigetevi verso l’isolotto di Megaride, il luogo in cui nasce Neapolis. Lì dove oggi sorge il Castel dell’Ovo ed il Borgo Marinari, lì su quell’isoletta che oggi è collegata da un caratteristico ponte alla città, lì nacque Neapolis, la “nuova città” dei greci. Si narra che la sirena Parthenope dopo aver tentato inutilmente d’incantare Ulisse (Odisseo) con il suono della sua voce, sconfitta dall’astuzia di lui che volle ascoltarne l’incanto, ma che si fece prudentemente legare ad un albero della nave dai compagni, per fuggirne l’incanto, tristemente si lasciò morire ed andò a spiaggiare sulle rive di Megaride. Qui nacque il primo nucleo abitativo della greca Napoli. L’isoletta, quasi completamente occupata dal Castello (dalla cui sommità si gode una vista strepitosa), conserva – soprattutto nei periodi non estivi – l’incanto del borgo medioevale con la caratteristica di affacciarsi, da più parti, sul mare.

Adesso è tempo di lasciare le coste ed entrare nel cuore della città. Centro storico, Decumani, Piazza del Gesù, Piazza San Domenico, chiese, monasteri, chiostri maiolicati, aneddoti e storie, sacro e profano, suoni e colori, odori e voci ci accompagneranno; ci dirigiamo in Duomo: San Gennaro ci aspetta.
Tradizione, devozione, curiosità o semplice amore per l’arte e la storia, nel Duomo di Napoli trovano risposte. Chi guarda s’incanta, la meraviglia è grande soprattutto nella Cappella del tesoro di San Gennaro che viene aperta dalla cancellata di Cosimo Fanzago (la cancellata che suona la definisco io perché battendola è in grado di riprodurre il suono delle note musicali) che ci introduce nel fulcro del Duomo. Qui, tra le mura di questa ricchissima cappella è rappresentato e si esprime il patto solenne, la “santa alleanza” che venne sancita nel gennaio del 1527 tra il popolo napoletano ed il Santo; di questa cappella, che è tesoro, ed il cui valore è inestimabile, ne è proprietario il popolo napoletano: esempio unico al mondo di volontà, devozione, realizzazione, speranza che da quel gennaio ogni giorno si rinnova.

Un’ultima tappa ci attende: è il confine, sulla costa, tra Napoli e Pozzuoli ed è il lungomare di Pozzuoli. Arrivarci percorrendo la collina di Posillipo, discesa Coroglio e Bagnoli vi lascerà dentro la sensazione di star percorrendo la strada per arrivare al mare, quando si stanno percorrendo gli ultimi chilometri prima di potersi, finalmente, tuffare. Ed ecco il Tirreno si apre luminoso dinanzi a voi. Se avete bambini la sensazione di libertà e di vacanza al mare sarà piena e li renderà felici; lo sarete anche voi.
Se avrete percorso gli itinerari suggeriti (o se li percorrerete), leggendo vi accorgerete di quanto una penna possa essere limitata rispetto allo sguardo e di quanto io non sia riuscita a raccontare. Affidatevi allo sguardo più che alle parole.

Buona Pasquetta.