C’era un gruppo di persone, e si parlava della processione di San Michele. Ho detto che la processione dell’8 maggio a Ottaviano è un rito importante dell’identità civica, e dunque non è cosa semplice modificare quei suoi “caratteri” che, ripetendosi nel tempo, sono diventati tradizione. E le tradizioni vanno rispettate, perché sono un fondamento dello spirito di comunità.
Mentre parlavo, notai che uno dei presenti arricciava il naso e incominciava a stralunare gli occhi. Pensai che fosse uno dei non pochi storici, filosofi, archeologi di cui è ricca oggi Ottaviano: una emozionante fioritura. Non dissi nulla, ma incominciai a prepararmi alla battaglia e a lanciare all’attacco le tesi di Ernesto De Martino e di ‘Emile Durkheim, ma poi decisi di non aprire la tenzone, e di evitare che qualche frase di quel signore scatenasse il cafone che è in me. Ora, con calma, tento di chiarire. In un articolo recente ho ricordato che nel culto di San Michele confluirono contributi culturali cristiani, giudaici, gnostici, e perfino pagani. San Michele venne proclamato Patrono di Ottajano in un’assemblea del 15 aprile 1663, in cui erano presenti i cittadini, il Governatore Lello Barone, gli Eletti Didaco Bifulco, Baldassare de Lugo, Carlo dell’Annunziata e Matteo Finelli: il cancelliere “notar Giuseppe Mazza” scrisse il verbale dell’assemblea, convocata, nel rispetto delle procedure, dal messo Giovanni Battista Menechino. I presenti approvarono all’unanimità la proposta di consacrare l’8 maggio alla festa dell’Arcangelo “che la nostra Università per sua particolare devozione sempre ha tenuto e tiene per suo particulare Protettore”. Su Ottajano già vegliava San Michele “’o gruosso”, che quest’anno è uscito in processione. Nell’assemblea generale del 6 luglio 1664 il sindaco Giuseppe Del Giudice e gli Eletti decisero di investire “nell’indoratura della cona e del baldacchino” del gigantesco Arcangelo i 15 ducati versati “alla nostra Università” da Carlo Mazza che aveva comprato per 30 ducati “due moggia di terreno demaniale al Campitello”. Già alla fine del ‘700 il percorso della processione e il rito dell’“uscita” e del “ritorno” dell’Arcangelo erano diventati “tradizione”: tra gli anni 1830 e 1835 si aggiunse il rito del “volo degli angeli” in quattro piazze. Nel 1864 il sottoprefetto Serpieri vietò il “volo degli angeli” e Michele de’Medici gli scrisse “che muta e squallida è riuscita la festa dell’8 maggio perché mancante del Volo che rende entusiasti questi abitanti e, nel contempo, attira migliaia e migliaia di persone da Napoli e dai paesi circonvicini, che per godersi la festa lasciano non poco danaro nel Comune, e quindi attivandosi il commercio, si dà campo alla gente di vivere la vita”. Il principe di Ottajano propose al Serpieri di autorizzare il “volo” durante la festa del 29 settembre, ma il Sottoprefetto fu irremovibile, giudicando quel “Volo” “un costume contrario ai tempi di progresso e di civiltà” portati dall’Unità nazionale. E nel 1877 Ottajano fu costretta a cancellare, per sempre, la festa di settembre. Nel 1947 il vescovo Camerlengo dispose che la processione non partisse dalla chiesa, se le autorità civili non avessero garantito al parroco di San Michele, don Francesco Saviano, che gli “angeli” non avrebbero volato: ma il sindaco, Aurelio Trusso, pregò i parroci di ritirarsi in sacrestia e invitò gli Ottavianesi a prendere la statua e a partire: i priori delle congreghe presero il posto dei parroci. Gli “angeli” si alzarono in volo in tutte e quattro le piazze. Nel 1953 il vescovo Binni dispose che si tenesse solo il “volo” in piazza Annunziata: ma qui i portatori deposero a terra la statua e dichiararono che lì l’avrebbero lasciata, se non fossero stati autorizzati gli altre tre voli: furono vani i tentativi del sindaco Enrico Iervolino di convincere il vicario foraneo don Pietro Capolongo, parroco di San Giovanni, e il viceprefetto Grassi. Alla fine, gli Ottavianesi tutti si allontanarono e San Michele “’o piccirillo” restò a terra, in piazza Annunziata: furono i carabinieri a riportarlo in chiesa. E mi fermo qui: penso che siano evidenti le ragioni che mi inducono a dire che la processione di San Michele è un rito importante connesso all’identità civica di Ottaviano. Mentre scrivevo l’articolo, mi è venuto il sospetto che quel signore arricciasse il naso pensando che io volessi polemizzare contro qualche innovazione che mi dicono introdotta nella processione di quest’anno. Non voglio far polemica con nessuno: il mese di maggio è il mese della pace. Tra non molto pubblicherò in ebook un libro sul culto ottavianese di San Michele, della Madonna del Carmine e di San Gennaro: saranno citati documenti inediti. Ringrazio il Sindaco, prof. Biagio Simonetti, l’Amministrazione Comunale, l’avv. Marcello Fabbrocini, i membri del Comitato Civico “A. Cifariello”, di cui l’avvocato è presidente, l’avv. Rossana Bifulco, preziosa promotrice di progetti connessi alla formazione professionale, e, ovviamente, Carmela D’Avino, Direttrice di “ilmediano.it”: con il loro sostegno mi hanno consentito di realizzare il progetto.




