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La povertà della società vesuviana agli inizi del Novecento

Nel 1909 Oreste Bordiga scrisse la relazione tecnica sulla Campania per l’”Inchiesta parlamentare sulla condizione dei contadini nell’Italia meridionale”. Egli osservò, tra l’altro, che “il feltro di pochissimo prezzo” indossato dai contadini di Terra di Lavoro ricordava “stranamente il copricapo degli schiavi nelle dipinture murali di Pompei”. I riferimenti a Somma, a Ottajano e a San Giuseppe. L’immagine di corredo è quella dello “Zappatore” dipinto da Marco De Gregorio.

 

La relazione di Bordiga è il ritratto significativo di un mondo immobile. Le donne si astengono quasi completamente dal vino: che non appare mai sulla tavola del bracciante e del salariato ad anno. I piccoli coloni , affittuari e mezzadri, bevono l’acquata, ma appena diventano, non diremo più agiati, ma meno poveri , passano immediatamente a consumare ogni giorno vino,  data l’abbondanza della produzione locale e il poco prezzo della medesima, per cui, ad esempio, nell’isola di Ischia si sono venduti vini bianchi a 10-12 lire l’ettolitro, mentre l’asprinio e il vino rosso della zona d’arbusto nel 1907 e 1908 scesero anche a meno di tal prezzo. Le osterie sono frequentate solo dagli uomini: una donna non vi entrerebbe nemmeno col marito, o con gli altri uomini di casa. Si sottraggono alla regola le donne perdute. Bordiga osserva che alle porte di Napoli e nel Nolano,  appena le comitive sono radunate attorno al tavolo dell’osteria, si inizia il tocco o passatella, e le bevute determinano frequenti e talora gravi risse, se pure esse non sorgono, come abbiamo detto, per l’eccitazione prodotta dal vino stesso, che aumenta la naturale impulsività del carattere degli agricoli . I contadini, nei giorni di lavoro, mangiano di mattina pane e frutta, a mezzogiorno pane e un piatto caldo,  per lo più di legumi all’ olio , e talvolta un pezzo di baccalà, e, sul tardi, ancora pane e latticini, e frutta. I maccheroni compaiono in tavola la domenica, nel pranzo di mezzogiorno: li seguono, raramente, braciole di maiale, e più frequentemente, melanzane, pomodori, insalate, formaggi: e, tra questi, ricotta e pecorino di Turchia. Una famiglia media di contadini, che Bordiga considera composta di 6 membri (i genitori, due adolescenti di età compresa tra i 12 e i 16 anni, due ragazzetti più piccoli), consuma, di cibo, lire 2, 70 al giorno, e, dunque, lire 985, 50 all’anno. Alla cifra bisogna aggiungere lire 40 per l’abitazione, lire 50 per gli abiti di adulti e di adolescenti, mentre i bambini si vestono  cogli spogli degli altri , e lire 24, 50 per l’illuminazione   e spese diverse:  in tutto circa lire 1100, a cui fanno fronte  i seguenti guadagni minimi: 250 giornate del padre alla media di lire 2 (lire 500); 150 della madre, alla media di lire 1, 10 (lire 165); 240 dell’adolescente maschio a lire 1,30 e 160 dell’adolescente femmina a lire 0,90 ( in tutto lire 456). Quando Bordiga conduce la sua inchiesta, le terre vesuviane vanno riparando, a fatica, i danni dell’eruzione. Intorno al vulcano già c’è una efficiente rete ferroviaria, e alcuni Comuni sono serviti dall’acquedotto, altri si apprestano a dotarsi di tale servizio. Da Resina a Ponticelli a Sant’Anastasia i contadini vivono nei bassi dei cortili, con il pavimento di calcestruzzo, il cui livello  non di rado è inferiore a quello esterno: i bassi prendono luce  dalla porta di entrata, o da una finestrella laterale. Infiniti sono i diritti in comune di forni, cortili, passaggi, latrine, pozzi e cisterne. In angoli nascosti vi sono le stalle, e, dove non lo vietano i regolamenti municipali, anche i porcili. Bordiga avrebbe voluto allegare alla relazione, come esempio, la mappa catastale di via Trentola a Resina,  lungo e stretto budello avente a dritta e sinistra numerosi cortili , che divenne tristemente famosa per le stragi che vi fecero le epidemie coleriche del 1884 e del 1887. Migliori sono le condizioni di Somma e di Ottajano, ove vigorosa è la classe dei medi proprietari terrieri,e di San Giuseppe, paese di agiati negozianti di bestiame . Ma quasi dovunque tutta la famiglia dorme in una sola camera da letto: in qualche comune del Nolano si è diffuso l’uso di costruire  vani terreni alti più di m.4,50, e di dividerli in due con un soppalco, che separi, durante le ore di riposo, i genitori dai figli. Le statistiche – assicura Bordiga- e le relazioni dei pretori escludono che tale promiscuità provochi corruzione e pervertimenti sessuali, anche se non si può negare che essa  uccida di buon’ora il sentimento di pudore nei ragazzi e nelle ragazze, tanto più che di frequente nella stagione estiva quelli di piccola età sono lasciati errare per la casa e il cortile e la via o nudi o coperti appena da una camiciola, che non giunge al di là delle reni.  L’ arredamento dei bassi non conosce variazione alcuna: un letto matrimoniale formato da due cavalletti senza testiere, e da due tavole su cui poggia quasi sempre un pagliericcio, raramente un materasso di lana; 4 lenzuola di canapa o di cotone, una coperta a colori, o un’ imbottita  di percallo rosso per l’inverno; 4 cuscini di capecchio e 8 federe; un cassettone di legno d’abete; una cassa per i panni, d’abete tinto, del valore di poco superiore alle 10 lire; uno stipo per le terraglie, che costa poco più di 15 lire; una madia, una tavola per portare il pane al forno, una cassapanca per la farina e per altre provviste; sedie, che costano meno di due lire l’una, piatti e vasi da cucina di basso prezzo: una coppia di sposi mette su casa con 350 lire, al più con 400.  Nelle case dei contadini meno poveri e dei coloni fittuari  si trovano lettiere di ferro e anche di bronzo, lenzuola di lino, materassi di lana, lastre di marmo sul ripiano dei canterani, e sui marmi statuette di santi, della Madonna, del Bambino, talvolta protetti da campane di vetro, e perfino, nelle casette nuove, armadi  per i panni con imposta a specchi .

 

 

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