I Vescovi contro la malavita organizzata.
La ‘ndrangheta “è l’anti-Chiesa, è l’anti-Evangelo”. Lo hanno affermato i vescovi della conferenza episcopale calabra in un incontro con una delegazione della Commissione parlamentare antimafia, guidata da Rosy Bindi, a Lamezia Terme. Al centro delle due ore e mezza di colloquio, gli strumenti messi in campo per combattere la ‘ndrangheta e l’impegno della Chiesa per condannare con fermezza un fenomeno che strumentalizza la fede, anche quando in maniera subdola cercano di essere presenti in certi momenti, anche solenni, della nostra vita religiosa – penso per un istante alla processione, agli ‘inchinì”. E allora, i vescovi della Calabria, nel febbraio dell’anno scorso hanno iniziato uno studio sulla situazione per redigere poi una nota pastorale. Quando poi il Papa è andato a Cassano e ha gridato con forza, addirittura comminando la scomunica contro gli ‘ndranghetisti, la nota era già pronta. E ha un titolo: ‘Testimoniare il Vangelo”. La nota pastorale non è ‘contro’ nessuno in particolare: è testimoniare il Vangelo per ritornare alla verità. Agli ‘ndranghetisti i vescovi hanno detto chiaramente: ‘Voi, con la Chiesa, non avete nulla a che fare! Però la Chiesa vi aspetta”. La nota finale, infatti, è una nota di speranza: una nota di speranza per coloro che, rendendosi conto del male che stanno operando, del male in cui si trovano invischiati, possano anche ritornare. Però, anche qui “misericordia” va coniugata con “giustizia”: un “no” netto agli ‘ndranghetisti, un’apertura alla speranza perché gli ‘ndranghetisti possano tornare, dimostrando di fatto però di essere persone che sono cambiate veramente. I vescovi sottolineano che i legami tra ‘ndrangheta e Chiesa si devono spezzare “completamente”. “Abbiamo pensato, noi vescovi, di non lasciare soli i nostri preti: devono sentire che c’è una Chiesa alle spalle, che c’è un vescovo! Allora, quello che stiamo elaborando adesso – e abbiamo già in mano il testo – è come concretamente noi vescovi mettiamo delle linee comuni: per i funerali dei mafiosi, del padrino, e quindi la risposta da dare, i Sacramenti da concedere a questi mafiosi… ci mettiamo d’accordo su delle linee comuni. Il decreto poi lo faranno i vescovi nelle varie diocesi”. Ancora una volta i vescovi della Calabria intervengono fortemente sulla criminalità organizzata, affermando chiaramente che niente ha a che vedere con il Vangelo. Anche nella nostra regione spesso i vescovi hanno preso sempre posizione, insieme e anche singolarmente, contro la camorra, vero cancro della società meridionale e della nostra terra. Stiamo vivendo un preoccupante momento di delitti, di scontri tra gruppi camorristici che seminano morti e terrore per il controllo di parti del territorio. C’è tanta angoscia perché sono soprattutto giovani quelli che spregiudicatamente si contendono il comando per i commerci e gli affari illeciti e redditizi. Ma la Chiesa, fedele a quell’impegno di annunciare-denunciare-rinunciare, continuerà ad evangelizzare il sociale per difendere la pace, la serenità sociale, la civile convivenza, il rispetto della persona e della vita, e, soprattutto, la conversione di coloro che, con la violenza, lo spargimento di sangue e la prepotenza, distruggono se stessi, le loro famiglie, le nostre città. Vogliamo insieme gridare la nostra voglia di riscatto e di speranza e chiedere, a coloro che vivono di criminalità e camorra, di pentirsi per il loro bene e dei nostri territori, perché il futuro non si costruisce con il sangue e le armi, ma con il coraggio degli uomini liberi e forti. Rincorrendo con fermezza la giustizia e la pace. La Campania non è certamente Gomorra. E’ anche tantissima gente onesta e integra. Le risorse positive sono tante. Dobbiamo avere solo il coraggio di essere “società per il bene organizzata”.



