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In “Storia delle camorre” I. Sales ricostruisce lo sviluppo dell’organizzazione criminale

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Pubblicato da Rubettino nel novembre del 2022, è un libro di fondamentale importanza. Isaia Sales ci spiega perché la camorra è diventata, con la ‘ndrangheta, l’organizzazione criminale più pericolosa del nostro tempo: nessuno lo aveva previsto: anzi ancora negli anni ’70 del ‘900 c’era chi credeva che la camorra fosse ormai un sistema criminale secondario, legato soprattutto al contrabbando di sigarette. Il plurale “camorre” Sales lo aveva già usato nel titolo di un libro pubblicato nel 1988.

 

 

Mussolini si vantò di aver eliminato mafia e camorra: il prefetto Mori, che combatté la mafia siciliana, e Vincenzo Anceschi che prima rivelò e poi smantellò i vincoli che tenevano insieme la classe politica del Casertano e la camorra dei “Mazzoni” divennero “eroi” del regime fascista. Ma mentre la mafia dimostrò quasi subito di essere ancora viva , parve che la camorra fosse stata realmente demolita, e che, dopo il 1943, potesse sopravvivere solo mettendosi al servizio di “Cosa nostra” nella guerra contro i Marsigliesi per il controllo delle rotte del Mediterraneo riservate ai traffici illegali. Questa guerra tra Napoli e Marsiglia venne raccontata da Paola Monzini in un libro pubblicato nel 1999. La studiosa, che cita più volte il libro di Sales “La camorra, le camorre”, ci ricorda che alla fine degli anni ’70 “il fatturato annuo delle sigarette di contrabbando in Campania si aggira intorno ai 48,6 miliardi di lire, con un profitto netto di circa 20-24 miliardi di lire”: almeno 50.000 erano le persone coinvolte nel traffico illecito. Dunque, negli anni ’80 del ‘900 la camorra sopravviveva, in minima parte, solo nell’attività dei “magliari”, i truffaldini venditori di tessuti contraffatti, che, come racconta Giorgio Mottola in “Fratelli di truffa” (2019), avevano osato mettere alla prova la loro abilità portando le loro merci perfino nella Germania nazista: perché quello del “magliaro” era un mestiere antico, costruito e modellato secondo certi “neri” princìpi della napoletanità. Scrive Sales che ancora nelle manifestazioni di apertura dell’anno giudiziario del 1981 i vertici della magistratura napoletana ritenevano che non avesse senso estendere alla camorra le misure repressive adottate contro la mafia: ma intanto importanti attività economiche della Campania erano controllate dalla camorra e la camorra di Cutolo “dominava” incontrastata nelle carceri. Oggi, la camorra, che i più consideravano ridotta a una “semplice forma di banditismo urbano”, è l’organizzazione “più in ebollizione per l’alta conflittualità interna e per le sue capacità di espansione nell’economia legale; e quella che sembrava più secondaria (cioè la ‘ndrangheta, considerata una forma di banditismo rurale) ha letteralmente colonizzato, dal punto di vista criminale, il Centro-Nord.”. Il numero degli arresti – a Napoli è quasi il doppio rispetto alla Sicilia, alla Calabria e alla Puglia – e il numero degli omicidi dimostrano che i clan camorristici non solo sono numerosi (le forze dell’ordine ne hanno individuato almeno 180), ma hanno i mezzi e l’organizzazione necessari per difendere i loro affari e il loro territorio. Secondo Sales, mentre la ‘ndrangheta sfrutta la presenza di calabresi nelle regioni dell’Italia del Nord e nei Paesi europei, i clan di camorra esportano solo “criminali in affari che si stanziano nei posti strategici della produzione e delle rotte del narcotraffico o in ogni luogo dove sia possibile smerciare prodotti contraffatti, non seguendo necessariamente le rotte dell’emigrazione napoletana e campana”. Amato Lamberti ipotizzava e Isaia Sales conferma, parlando di “mercantilismo criminale”, che i clan camorristici hanno saputo trarre il massimo profitto dal controllo di un’economia, quella campana, che negli ultimi venti anni del ‘900 si è aperta a investimenti importanti, sia statali che privati, e in settori in cui non era facile il controllo: l’edilizia, “l’affare” dei rifiuti, il turismo, il settore dei trasporti, la gestione della catena alimentare. Ho sempre creduto che la storia della Campania, l’orgoglio dell’identità proprio delle città della nostra regione, la varietà della produzione agricola e la scelta dei “plebei” di difendersi in ogni modo dalla violenza camorristica dei “signori” – una scelta fatta già nel ‘600 – abbiano prodotto un sistema fatto di “camorre”. Il libro di Isaia Sales è veramente un prezioso documento di storia che definisce spazi e confini, e mette ordine: tutti dovremmo leggere, e rileggere, le pagine che egli ha dedicato alle camorre rurali, alle camorre di provincia, alle vicende dei guappi di provincia che conquistano Napoli e alla “modernizzazione patologica” della camorra cutoliana.

 

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