Il PEAR è da aggiornare rapidamente. Il Movimento cinque stelle difende i territori contro le pale eoliche. Interessi ed investimenti a rischio.
Non ci sarà nessun commercio, alcuno scambio di incentivi economici tra Comuni e aziende per le energie rinnovabili in Campania. L’inchiesta de ilmediano.it sul nuovo Piano energetico ambientale, registra alcune buone intenzioni del M5S. E’ stata una loro mozione a dare il via alla discussione in Consiglio regionale mesi fa. Sospettati di voler bloccare una delle fonti rinnovabili più importanti – l’eolico- ed accusati dalle aziende del settore di mettere a rischio sviluppo, investimenti e posti di lavoro, i pentastellati rigettano le accuse e spiegano che non è questione di soldi. Il senso etico della loro battaglia è salvo. A proposito di royalties a favore dei Comuni che ospitano gli impianti con le pale, dicono che si tratta di compensazioni che andavano già corrisposte ai Comuni per il territorio sottratto. ” Io non credo in questo tipo di scambio, dice Vincenzo Viglione , il consigliere M5S promotore della mozione. Il pregio di un territorio non si baratta , ma se c’era un accordo sulle compensazioni è giusto che vada rispettato” . E le amministrazioni locali devono usare quei fondi in modo adeguato. Nella confusione delle posizioni e nell’ incertezza del nuovo PEAR, due territori tengono banco : l’Irpina e Sannio. Lì si produce la gran parte di energia dal vento necessario alla Campania. Lì ci sono le più grandi wind farm del Sud Italia. Le aziende si sono comportate un po’ da padroni,si dice. La negoziazione con le comunità e i comitati civici sorti a difesa del territorio non ha prodotto grandi risultati. Su questo anche i grillini oggi riflettono. Si poteva fare sicuramente meglio ed ancora prima della nascita del loro movimento. Anzi, questi temi hanno provocato loro consenso. Ma una volta entrati nel gioco politico-istituzionale hanno facilità a parlare e scrivere di “eolico selvaggio”. Le colpe sono altrove. Nelle province di Avellino e Benevento ci sono impianti che hanno un potenziale di produzione energetica decisamente più alta del fabbisogno e quantità di terreno sottratto ad attività specifiche.Si potevano salvaguardare tradizioni più in linea con le peculiarità delle zone, come ad esempio le attività agricole e gli itinerari turistici . “La nostra mozione – aggiunge Viglione – è stato uno strumento per dare voci ai territori”. Non siamo pasdaran. I ricorsi e le azioni giudiziarie delle imprese non ci turbano. Al contrario, qualche turbamento lo immaginiamo nella Giunta regionale che unanime ha approvato la mozione, ma poi deve dare spazio alle energie non inquinanti( leggi anche eolico), nel nuovo PEAR. I tempi stringono. Sono in tanti a rivendicare la completa revisione del piano del 2009. E se finora non si è aperta nessuna discussione seria, bisogna pensarci in fretta .Ci sono obiettivi strategici di riduzione di produzione da fonti tradizionali e fondi Ue da utilizzare. I consiglieri in questi giorni sono impegnati con la legge finanziaria, appena dopo si dovrà approcciare il nuovo Piano. Intanto si può aprire un tavolo con le aziende per definire il nuovo modello di sviluppo energetico per la Campania. Voglia di sintesi nell’interesse generale. Di sicuro occorre superare posizioni massimaliste, se non si vogliono buttare all’aria alcuni milioni di euro. Avevamo già descritto della reale partita sull’eolico con oltre 60 progetti in corso. Ed è tranquillizzante apprendere ora che anche i pentastellati sono preoccupati per gli investimenti e i livelli occupazionali. Sono pure convinti , però, che “le rinnovabili non devono più trasformarsi in un’occasione per speculare sul principio dell’energia pulita, come spesso accaduto negli anni, ma deve essere una reale e concreta via d’uscita dal fossile”. E questa, sinceramente, gliela lasciamo.****
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