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Il sole non fa ricca Napoli.

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Nel campo dell’energia prodotta dal sole si afferma la Puglia. Prosegue ,però, l’integrazione tra fonti fossili e rinnovabili.

 I più avveduti se lo aspettavano. I manager delle rinnovabili  avevano dichiarato  pubblicamente che la Regione più forte nel fotovoltaico sarebbe stata la Puglia. Nelle stanze decisionali hanno continuato a puntare lì  i loro soldi e i fatti sono stati  dalla loro parte. I dati 2016  sono lusinghieri. E’ Lecce, infatti, la città che ha prodotto più energia dall’utilizzo del sole. Napoli – irriconoscente alla storica strofa di paese d’ ‘o sole  – purtroppo non è in classifica. Per la Puglia una piccola concorrenza è arrivata dalla Sicilia, mentre in altre Regioni del Centro alcuni impianti sono stati chiusi. L’Italia alimentata dal sole cresce complessivamente del 34% e genera energia per 250 Megawatt all’anno. Un contributo fondamentale per abbattere i livelli di inquinamento e mettersi  al passo con le nazioni europee non dedite al nucleare. E’ alle spalle, ormai, anche la  stagione degli incentivi statali per passare alle rinnovabili.  E’ addirittura auspicabile che non circolino soldi pubblici. Chi vuole fare business raggirando lo Stato e le tasche dei cittadini non ha dove allungare le mani. Proprio in Puglia l’anno scorso ci sono stati decine di indagati per false  fatturazioni e mancate autorizzazioni per nuovi parchi fotovoltaici. Per fortuna si è messo argine  e così  tutto il panorama delle rinnovabili sta cambiando. Le lobby di categoria e la Terna che gestisce la rete elettrica – numeri alla mano – certificano in questi giorni un +15% di produzione rispetto al 2015. Attraverso il sistema Gaudì ,Terna tiene sotto controllo produzione e consumi lungo tutta la penisola. Sempre Gaudì  nel 2014 aveva  documentato, invece, un calo del  42% . Le aziende non si sono date per vinte ed hanno ripescato nei loro fatturati per investire e rendere più competitivo il comparto. Con sapienza-occorre riconoscerlo- hanno puntato sull’integrazione tra fonti fossili e rinnovabili spostando in avanti pareggi e ricavi  di bilancio. A dispetto delle critiche, tutte le grandi aziende sono ormai apertamente  per l’ambiente e la salvaguardia dei territori. Gli investitori sono con loro e le risorse capitalizzate in Italia in un anno sono cresciute  del 9%. Fanno ben sperare anche le strategie di medio -lungo periodo che guardano alla rigenerazione di tutto il sistema nazionale. Priorità a gasdotti, centrali di biometano, nuove reti elettriche, parchi tematici,  stoccaggio di gas naturale. Le comunità locali si sono guadagnate il ruolo di interlocutori privilegiati per superare opposizioni e divieti. Un panorama che rende l’Italia Paese  quasi normale se non fosse  per limitati casi di oosizione locale. E  nel quale non spaventa nemmeno il temporaneo calo di produzione di energia eolica  scesa dello 0,5% rispetto allo storico +272% del 2015. La Puglia in quanto Regione del Sud rende bene, quindi, questo trend. Attrae investimenti, crea occupazione e riscopre una sana vocazione ambientale. Ettari di campagne sono in concessione ad Aziende produttrici che esportano energia e alimentano il circolo virtuoso pubblico-privato. Al punto in cui siamo, sono le altre Regioni del Sud , le loro città, che  devono  guardare alla Puglia come una lepre da inseguire. Un cammino veloce che sa fare a meno delle romantiche strofe “d’o Paese d’ ‘o sole.”

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