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Il senso del Natale in una società impaurita, stanca e lacerata dagli egoismi

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La pandemia svela l’abisso che già prima dell’arrivo del virus separava le classi “alte” da quelle “basse”. Il genovese Bernardo Strozzi (1581/82 – 1644) dipinse il quadro “La Madonna con il Bambino”(olio su tela, cm.90 x 65) a Venezia – dove oggi l’opera è conservata –negli ultimi anni della sua vita, con il chiaro proposito di introdurre importanti innovazioni nell’iconografia tradizionale del soggetto, i cui moduli egli aveva rispettato nella produzione giovanile. Lo spirito di questo Natale lo vedo riflesso nell’espressione della Madre e nello sguardo del Figlio.

Homo homini lupus

 

Mentre tentavo di decidere, finalmente, quale tema e quale immagine scegliere per l’articolo che ogni anno dedico al Natale, un “servizio” di TG3 ci ha ricordato che migliaia di famiglie a Napoli e nel nostro territorio stanno affrontando il problema drammatico della povertà. Non l’ho scoperto oggi, ovviamente, ma ci sono verità che in certi momenti fingiamo di dimenticare, perché non è facile portarle davanti agli occhi e alla mente per tutta la giornata. La pandemia sta tagliando tutti i “vincoli” sociali, e spinge molti di noi ad obbedire a una sola legge, quella del Marchese del Grillo, “esisto solo io e voi…ecc. ecc..”. La crisi del sistema è alimentata prima di tutto dai provvedimenti adottati per frenare le varie ondate del virus: ma nell’ emergenza stanno sguazzando, come bufali nella palude, furbi di varia taglia e caratura, camorristi, usurai, cacciatori di appalti, burocrati e amministratori pubblici, dispensatori, tra l’altro, di una pioggia di “bonus”. E si sa come sono certe piogge: spesso cadono non sui terreni aridi, “assetati” di acqua, ma su giardini che di acqua sono già copiosamente forniti. Gli imbroglioni non adottano nessuna cautela: c’è l’emergenza, chi vuoi che ci controlli: da qui “un campionario di inganni. Dal finto bulgaro al povero in Ferrari: i maldestri trucchi in stile “TotòTruffa”” (Corriere del Mezzogiorno del 4 novembre).Da qui il nepotismo, oltraggioso, prima di tutto, per la sua sfrontatezza. E poi l’ininterrotto “teatro” televisivo di virologi e di politici, di campane stonate che strombazzano cavolate, di liti, di insulti “pilotati” per far crescere l’indice degli ascolti, perché certi guitti da avanspettacolo ci considerano tutti, senza distinzione, dei deficienti: e intanto ogni giorno c’è qualcuno che muore sul lavoro e ci induce a pensare che il neoliberismo sia un Moloch che vuole sacrifici umani. E poiché ho il diritto anche io di “vestirmi” da complottista, dico che qualcuno sta sfruttando l’emergenza per radere al suolo ciò che resta della Scuola italiana.Il sistema sociale, ha scritto Marco Belpoliti, si sgretola nella stanchezza, “nella stanchezza del vivere, sperimentata nella sua forma elementare, quella che ci prende quando ci troviamo nel vicolo cieco delle relazioni sociali che non ci consentono di sollevare lo sguardo oltre gli angusti confini del presente“ (la Repubblica, 20 marzo 2021).Ma questa incapacità di guardare al futuro e, dunque, agli altri, viene da lontano: la pandemia l’ha resa più grave e ne ha svelato drammaticamente le dimensioni. Nel dicembre del 2018 Giovanni Bazoli disse in una “lectio magistralis” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e poi scrisse sul “Corriere della Sera” (8 dicembre) che “il male più insidioso che mina il tessuto sociale è l’egoismo dell’ hic et nunc”, del qui ed ora. Dieci anni prima, su “Limes”, (n.2 del 2009) Giulia Barone aveva dedicato uno splendido articolo al tema del “presente permanente “ in cui vivono gli Italiani, che hanno perso “la memoria storica” e, dunque, la coscienza dell’identità e il rispetto dei valori della comunità. La Madonna di Strozzi, una giovane donna del popolo, una “figura femminile profana” ( Ezia Gavazza), configura il suo volto in una espressione di cui la fotografia non riesce a rendere l’intensità: c’è, in questo sguardo, la malinconia “che prefigura il sacrificio “ di Cristo, c’è – mi persuasi che ci fosse, quando, anni fa, vidi l’opera “dal vivo” –  un delicato, misericordioso ammonimento rivolto a noi tutti, per indurci a sconfiggere la distrazione, e a chiederci cosa significhi per gli uomini tutti, credenti e non credenti, il mistero di Dio che nasce, si fa uomo, cancella la differenza tra finitezza e infinito, e per aprirci la strada della salvezza eterna accetta di morire in croce. Mentre la Madre, avendo pietà di noi, volge il suo sguardo verso destra, per non intimidirci, il Bambino fissa i suoi occhi su di noi, e fa il gesto di chi cerca di capire se abbiamo capito, e cosa abbiamo deciso.  E’ un quadro del ‘600 che parla al tempo presente:  è il prodigio dei capolavori.

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