Home Attualità Il balcone, “luogo” della politica “aperta” (ma è un trucco): da Pilato...

Il balcone, “luogo” della politica “aperta” (ma è un trucco): da Pilato a Garibaldi, da Mussolini ai giorni nostri.

156
0
CONDIVIDI

Nella storia della politica il balcone da cui i politici parlano alla folla è il simbolo ambiguo di una concezione del potere che pare “aperta” alla massa, ma in realtà colloca chi governa in alto, e lontano: il balcone è il ”luogo” dei comizi, non del confronto. I balconi di Ferdinando II e di Garibaldi, e quello dell’”Ecce Homo”. Il “balcone “dell’on. Di Maio e la catastrofica previsione di “il Giornale”.

 

Era il sogno di Curzio Malaparte e di Montanelli: raccontare i luoghi del nostro vivere quotidiano, il balcone, il portone, la piazza, il cortile, il bar, attraverso le immagini che essi hanno ispirato ai poeti, ai romanzieri, ai pittori, ai musicisti. La scena del ministro Di Maio che la notte del 27 settembre esulta sul balcone di Palazzo Chigi per festeggiare il varo della manovra finanziaria ha spinto “il Giornale” a ricordare che il “balcone” svolge da sempre un ruolo importante nella storia e nelle cronache della politica, anche se, a dire dell’autore dell’articolo, Alessandro Gnocchi, è un “luogo” che porta sfiga: e per confermare la sua tesi, il giornalista fa l’elenco dei politici “balconisti”, ma ci mette dentro solo dittatori, Mussolini, Hitler, , Mao TseTung, i Peron marito e moglie, e quell’Hugo Chavez “che ha ballato sul “Balcone del Popolo di Caracas”, mentre in Venezuela scoppiavano scontri a causa dei brogli filo-presidenziali”. Ma dai balconi hanno arringato le folle anche politici impastati di spiriti e di umori democratici, De Gaulle, Churchill, Adenauer, e  Aldo Moro. Dunque, l’on.Di Maio può dormire sonni tranquilli, può resistere al rito degli scongiuri, ammesso che egli creda nella loro efficacia: e non intreccerei strepiti e stupori nemmeno intorno alla manifestazione dell’esultanza che qualcuno ha considerato eccessiva. Certo, Moro e Mussolini non si sarebbero messi a ballare sul balcone: ma i nostri sono giorni inimitabili e originali, in cui tutto cambia, anche la regola del “bon ton”. E poi l’esultanza dell’on. Di Maio viene bilanciata dalla sobrietà con cui l’on.Salvini si è affacciato dal balcone della parrocchia del Vasto sugli scrosci fragorosi degli applausi napoletani, e viene rivalutata, quella esultanza, dagli incredibili passi di danza eseguiti in pubblico dalla signora Theresa May, capo del governo di un Regno che era una volta la patria di impassibili baronetti e di rigidi cerimoniali.

Non parlerò in questo articolo del ruolo che ha svolto il balcone nella storia dei sentimenti – l’amore, la solitudine, la nostalgia -: mi limito al balcone “politico”, e dico che il balcone “politico” è sempre un luogo ambiguo, sia  quando vi si affacciano i dittatori di vario calibro,  sia quando lo usano i campioni dichiarati della libertà e dei diritti. Il politico che dal balcone parla alla folla, per spiegare, per proclamare, per festeggiare i comuni trionfi, fa un gesto che può considerarsi democratico, perché, anche se mente, si espone, ci mette la faccia, si consegna alla riflessione e alla memoria di coloro che sanno giudicare e che sono capaci di non dimenticare. E tuttavia il balcone sta in alto: chi sta giù, per vedere l’arringatore, è costretto a sollevare il capo: è uno stato di fisica soggezione, perché gli uomini del potere li senti, ma non li tocchi: tu che stai giù non ti affaccerai mai da quel balcone, che è un luogo remoto da te, anche se sta sopra la tua testa solo di poco. E, soprattutto, non entrerai mai nella stanza che si apre  dietro al balcone, una stanza in cui sai che stanno, forse, i veri potenti, che con i sorrisi e le smorfie commentano, tra di loro, le  chiacchiere del “balconista” e la credulità del gregge.

Questi personaggi della stanza interna sono i protagonisti dell’” Ecce Homo” di Antonio Ciseri (v. immagine in appendice), in cui è raffigurato il primo, importante balcone “politico” della storia: Ponzio Pilato mostra Cristo alla folla, forse si illude di convincerla che le frustate sono state una punizione sufficiente, forse si augura che la folla gli chieda la libertà per questo innocente. Ma la folla sceglie Barabba, il ladrone. Alle spalle di Pilato e di Cristo i funzionari romani aspettano, incuriositi, il responso della folla, ma in realtà non hanno dubbi sul prescelto, mentre Claudia, la moglie del proconsole, che per il pittore è già cristiana, non nasconde il suo dolore.

Anche nella storia di Napoli c’è, tra tanti balconi “sentimentali”, qualche balcone politico. Nel disegno di quella malalingua di Honorè Daumier (v.immagine in appendice) Ferdinando II, grasso e gonfio come un rospo, assiste da un balcone all’ impiccagione dei liberali del’48, mentre nella litografia che apre l’articolo Franz Wenzel rappresentò quel balcone centrale del Palazzo Doria D’Angri dal quale, il 7 settembre 1860, Garibaldi, che arrivava in carrozza, si sarebbe affacciato di lì a poco per proclamare che Napoli era dei Savoia. E poi si sarebbe addormentato: e dallo stesso balcone un garibaldino, appoggiando le mani serrate sulla guancia – il gesto che vuol dire “sta dormendo” –, avrebbe chiesto alla folla di fare silenzio. E i Napoletani, popolo cortese, avrebbero fatto silenzio.

Il tripudio delle bandiere tricolori è un’invenzione di Wenzel, che già guardava al futuro e ai lauti guadagni che gli sarebbero venuti dalle  commesse di litografie e di lavori tipografici a lui assegnate dai nuovi amministratori del Comune e della Provincia di Napoli. Non si vive di soli ideali: e i potenti che parlano dai balconi dicono, da sempre, le stesse cose, più o meno.  E’ la magia del luogo…..