Costo del lavoro nel commercio del mobile: ieri primo confronto dopo gli scioperi. Cgil, Cisl e Uil hanno respinto al mittente le richieste della multinazionale svedese.
Ieri a Bologna i responsabili nazionali della multinazionale svedese del mobile, la “democraticissima” Ikea, hanno voluto affibbiare un’espressione inglese a una delle azioni contenute nella proposta puntata al contenimento del costo del lavoro in Italia. Si chiama ” One Ikea Bonus ” e nelle intenzioni dell’azienda dovrà sostituire l’attuale premio di partecipazione spettante a ogni lavoratore sulla base del contratto integrativo. Contratto integrativo che Ikea ha però disdetto, unilateralmente. Il bonus unico, questa la corretta traduzione, dovrà essere calcolato sulla base del raggiungimento di obiettivi legati alla produttività. Non sarà forfettario, quindi, per cui potrebbe subire notevoli flessioni, a seconda dell’andamento degli affari. Flessibile, sempre nella proposta aziendale, dovrà essere anche il premio aziendale. O meglio: in parte fisso e in parte variabile. Ma i punti più “succulenti” del piano Ikea riguardano le maggiorazioni domenicali e festive. Per le maggiorazioni domenicali ( attualmente sono pagate con un 70 % in più su ogni ora ordinaria ) gli svedesi vogliono fare una “scaletta”, che va dal 40 al 70 %, a seconda delle domeniche lavorate. Netto poi il taglio delle maggiorazioni per il lavoro nelle festività, la cui ora viene fino adesso maggiorata del 130 % rispetto a quella ordinaria. Ebbene, in questo caso Ikea chiede un’altra “scaletta”, che va dal 50 al 70 %. E non è mica finita. La multinazionale vuole anche abolire le spettanze per le domeniche del periodo natalizio, maggiorate finora del 130 %. ” Si tratta di proposte non recepibili ” – fa sapere Emanuele Montemurro, responsabile territoriale della Uiltucs Campania – ” abbiamo calcolato che in questo modo la perdita netta per ogni lavoratore sarò di 120 euro medi, netti, al mese: troppo “. Le parti si vedranno di nuovo mercoledi 29 luglio, a Roma. I sindacati chiedono l’intervento del governo. Molti dei 6mila addetti di Ikea Italia hanno già scioperato in due diverse ondate: a giugno e all’inizio di questo mese. A luglio il grande punto vendita di Afragola è stato l’unico in Italia ad essere stato costretto alla chiusura a causa della forte partecipazione all’astensione. Qui i salari medi di gran parte dei 374 dipendenti si aggirano intorno agli 850 euro netti al mese.



