Al MATT al via il “Ter-Ignis Café”: cultura, inclusione e comunità al centro dell’evento dell’8 febbraio

  Domenica 8 febbraio 2026, dalle ore 11.00 alle ore 13.00, presso il MATT – Museo Archeologico Territoriale di Terzigno, sarà inaugurato il Ter-Ignis Café – Matti per la cultura, nuovo spazio dedicato all’incontro tra cultura, socialità e inclusione. L’iniziativa si inserisce nel percorso di valorizzazione del museo come luogo vivo e aperto alla comunità e sarà accompagnata dalla presentazione del libro “Ma siamo tutti matti??” di Eleonora Daniele, con letture dell’attrice Nunzia Schiano e la conduzione della giornalista Diletta Acanfora. Porteranno i saluti istituzionali l’Assessore alle Politiche Sociali Gaetano Miranda, il Sindaco di Terzigno Francesco Ranieri, il Direttore Generale ASL Napoli 3 Sud Giuseppe Russo, l’Europarlamentare Raffaele Topo e il Consigliere regionale della Campania Giorgio Zinno. Interverranno, tra gli altri, il Direttore UOSM Terzigno Mariano De Furio, il Direttore Scientifico del MATT Angelo Massa, il Consigliere regionale Loredana Raia, il Direttore DSM Pasquale Saviano e il Direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel. Le conclusioni saranno affidate al Vice Sindaco di Terzigno Genny Falciano. L’evento sarà inoltre occasione per un momento di memoria e riconoscenza verso la comunità locale, con la intitolazione di una sala del Museo a Giuseppe Ferraro, commerciante terzignese scomparso prematuramente, figura stimata e punto di riferimento umano e professionale per il territorio. L’iniziativa nasce e si sviluppa anche grazie alla collaborazione con il caffè letterario interno al MATT, gestito dai pazienti psichiatrici della Casa Alloggio La Stella Nuova, in sinergia con la cooperativa sociale Litografi Vesuviani. Un’esperienza concreta di inclusione sociale e lavorativa che rappresenta uno degli elementi più qualificanti del progetto Ter-Ignis Café.

Contestazione troppo vaga: annullata sospensione a un agente della Municipale di Pomigliano

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Il Tribunale di Nola ha annullato una sanzione disciplinare inflitta dal Comune di Pomigliano d’Arco a un dipendente della Polizia Municipale, ritenendo la contestazione “assolutamente indeterminata” e quindi lesiva del diritto di difesa del lavoratore. La vicenda riguarda Giuseppe Romano, maresciallo della Polizia Municipale, in servizio presso il Comune di Pomigliano d’Arco da molti anni. Il procedimento disciplinare trae origine da una segnalazione interna relativa a una presunta telefonata intercorsa tra il dipendente e un cittadino, durante la quale Romano avrebbe dichiarato l’impossibilità di verificare la presenza del microchip su un cane di piccola taglia, nonostante il Comando fosse dotato di apposito lettore. Secondo l’Amministrazione, tale comportamento avrebbe violato il codice disciplinare previsto dal contratto collettivo degli Enti locali, portando all’irrogazione di una sanzione: la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per 15 giorni, con una decurtazione in busta paga pari a 1.157,54 euro. Il Giudice del Lavoro, però, ha accolto il ricorso del dipendente, evidenziando gravi carenze nella contestazione disciplinare. In particolare, nella sentenza si sottolinea come nell’atto contestato mancassero elementi essenziali quali data, ora e luogo del presunto comportamento illecito, oltre alla precisa indicazione delle mansioni svolte in quel momento dal lavoratore. Non solo. La contestazione si fondava su un generico riferimento a un “file audio” reperito tramite canali social, senza che ne fossero chiarite le circostanze di acquisizione, né che tale materiale fosse mai messo effettivamente a disposizione del dipendente per consentirgli una piena difesa. Un’imprecisione che, secondo il Tribunale, non può essere sanata da richiami generici o documenti non previamente conosciuti dall’interessato. Richiamando anche precedenti della Corte di Cassazione, il giudice ha ribadito che la contestazione disciplinare deve essere sufficientemente specifica per permettere al lavoratore di comprendere esattamente i fatti addebitati e difendersi in modo adeguato. Per questi motivi, il Tribunale ha dichiarato la nullità della sanzione disciplinare, condannando il Comune di Pomigliano d’Arco alla restituzione della somma trattenuta, oltre agli interessi legali, e al pagamento delle spese processuali.

Jlenia, morta dopo una lite familiare: fermato il fratello per omicidio

Una lite degenerata in tragedia, in un contesto familiare segnato da forti contrasti. È questa la pista principale seguita dagli inquirenti per l’omicidio di Jlenia Musella, la 22enne accoltellata a morte a Ponticelli. A confessare è stato il fratello maggiore, Giuseppe Musella, 28 anni, che si è consegnato alla Polizia ammettendo le proprie responsabilità. La giovane è stata trasportata all’ospedale Villa Betania da un’auto che si è allontanata subito dopo averla lasciata all’ingresso. Presentava evidenti segni di percosse al volto e una ferita profonda alla schiena. Nonostante i tentativi dei medici, Jlenia è deceduta poco dopo il ricovero. I due fratelli vivevano da soli in un appartamento del rione Conocal, complesso di edilizia popolare noto per le difficoltà sociali e la presenza della criminalità organizzata. Tuttavia, secondo gli investigatori, la camorra non avrebbe avuto un ruolo diretto nell’omicidio, che sarebbe maturato esclusivamente all’interno della sfera familiare. Le indagini della Squadra Mobile stanno ricostruendo le ore precedenti all’aggressione, ascoltando testimoni e persone vicine alla vittima. L’aggressione sarebbe avvenuta in strada, sotto gli occhi di alcuni residenti, al termine di un violento alterco. Non risultano denunce pregresse per minacce o stalking nei confronti della ragazza. All’esterno dell’ospedale si sono vissuti momenti di profondo dolore, con amici e conoscenti riuniti in silenzio per ricordare Jlenia, descritta come una ragazza solare e molto presente sui social. Le autorità hanno mantenuto l’ordine pubblico mentre la magistratura continua a lavorare per fare piena luce su una vicenda che ha sconvolto l’intera comunità di Ponticelli.

“Carmela”, il primo romanzo di Stefania Spisto: la prosa sinestetica e lo stile “visivo”

La storia di Carmela si svolge a Boscoreale, tra il 1936 e il 1943. Stefania Spisto, che presiede “Il quaderno Edizioni”, dimostra, come scrive nella prefazione Franco Bruno Vitolo, di possedere un talento narrativo che sa fondere “mirabilmente la limpidezza della comunicazione con la profondità delle situazioni e delle riflessioni”. Geniale la decisione di scegliere i cortili di Boscoreale come palcoscenico della storia d’amore di Carmela e degli eventi della “storia alta”, la guerra, la caduta del fascismo, l’invasione dei Tedeschi, l’arrivo dei “liberatori”.   Stefania Spisto ci dice subito come bisogna leggere il suo romanzo. A pag. 38 zio Gennaro dà a Carmela un libro, “Il giardino segreto” di Frances Hodgson Burnett, e le consiglia di leggerlo “non come una favola”, ma come “un viaggio: pagina dopo pagina, capirai che il giardino non è solo un luogo, a volte è dentro di noi”. La prima parte del romanzo racconta la scoperta dell’amore: Carmela scopre che è innamorata di Pippo, e che Pippo è innamorato di lei. Si incontrano nella tipografia in cui lui lavora, e nella descrizione degli incontri si intrecciano i sentimenti, le parole sussurrate, i sorrisi rubati, i rumori della macchina, il frusciare dei fogli, gli odori di casa che la ragazza porta con sé – il bucato, il pane, il sapone di Marsiglia – e i profumi di inchiostro e di carta che avvolgono il corpo del giovane. E quando i due si baciano per la prima volta, “dietro al vicoletto Rosa”, “l’aria profumava di farina fritta, il silenzio sembrava pieno di battiti”, al contatto “il cuore” di Carmela “batteva troppo in fretta” e le sue dita tremano e le gambe si fanno molli. Quando la ragazza torna a casa, sente ancora il sapore salmastro delle labbra di Pippo e le pare di “camminare su una strada nuova, dove ogni sasso aveva un nome e ogni luce una promessa”. Carmela vede il suo mondo con uno sguardo nuovo, ha imparato cosa è la libertà, e alla penna della Spisto non sfugge nessuna immagine, non sfugge nessun particolare: la sua è una prosa “visiva” e sinestetica, e il suo stile è “cinematografico”, perché il lettore “vede” lo scorrere ordinato delle “scene”, come in un film. Questi caratteri si notano con chiarezza nelle pagine in cui Pippo, Carmela e il fratello Luigino vanno a Torre Annunziata, a fare il bagno: e la ragazza per la prima volta vede il mare. I due si baciano dietro a uno scoglio, e “fu un bacio dolce, lento come un respiro trattenuto, con il sale che ci pizzicava le labbra e il cuore che sembrava correre più del vento”. Poi Pippo, che è antifascista, si allontana da Carmela per non esporre lei e la sua famiglia alle vendette dei fascisti e incomincia a frequentare Letizia, una ragazza “sciolta”, i cui liberi costumi sono metaforicamente rappresentati dalla casa “in fondo a via Bellini, una di quelle case basse con le imposte sempre aperte, come se nulla dovesse mai essere nascosto”. E Carmela deve resistere al corteggiamento di Italo, “un giovane venditore di olive della marchesa, un fascista rispettato, ricco, educato, sempre in giacca scura e scarpe lucidate”: insomma, l’antitesi di Pippo. Questo doppio capovolgimento è una pregevole “astuzia” della Spisto, perché consente a Pippo e a Carmela di capire che non possono fare a meno l’uno dell’altra e permette alla ragazza di sentire la forza del fuoco che divampa dentro di lei, “una forza silenziosa che non si vede, ma cova”, come la lava nascosta nel “maestoso Vesuvio” “Quel 1939 fu un anno di guerre non dichiarate. Dentro e fuori di me”. Pippo è chiamato alle armi, e prima di partire, incontra Carmela, si abbracciano, si baciano: quando la ragazza torna a casa, non sa se sta tornando o fuggendo da sé stessa: “le ombre mi sembravano immobili, le ombre più lunghe, le foglie sugli alberi più ferme del solito”: il paesaggio “partecipa” al dramma delle persone, e la Spisto “vede” e ci fa “vedere” tutto. La seconda parte del romanzo è il racconto della II guerra mondiale, della caduta del fascismo, dell’invasione dei Tedeschi, dell’arrivo degli anglo-americani: il tutto visto dal “basso”, dai cortili, dai sentimenti e dalle paure degli umili: alcune pagine mi hanno ricordato “La Storia” di Elsa Morante. In questa prospettiva, l’amore di Carmela e di Pippo diventa, per antitesi, un momento di “storia alta”, perché Stefania Spirto riesce a raccontarlo come metafora di un’Italia nuova, della speranza che proietta la sua luce sulla devastazione. “Qualcuno si sedette su uno scalino con gli occhi lucidi. Altri tirarono fuori vecchi canti, parole spezzate che si rincorrevano tra le case come rondini prima della pioggia…Anche gli anziani, quelli che avevano visto già una guerra, sembravano ritrovare per un attimo il coraggio di sperare.” Nei giorni più neri, anche Boscoreale è salvata dalle donne: e Carmela, non più ragazza, ma donna, partecipa alla “processione laica di donne nuove, nate dal fango”. E mentre leggevo le pagine dedicate alla vita nei cortili, ricordavo mia madre quando mi raccontò ciò che accadeva, nel 1943, nei cortili di Ottaviano, a piazza San Lorenzo e a piazza San Giovanni. Anche lì c’erano, e rivivevano nel racconto di mia madre, personaggi come la maestra Concetta e il padre di Pippo, e la ricerca del pane, dei cavoli, delle lenticchie. I Tedeschi uccisero i cavalli di mio nonno e appiccarono il fuoco alle case di piazza San Lorenzo: conservo ancora la Singer di mia madre, su cui resistono i segni delle fiamme. La storia vera non si cancella. Stefania Spisto ha iniziato il suo “viaggio” con luminosa sapienza: aspettiamo la prossima “stazione”.  

Uccisa a 22 anni da una coltellata alla schiena: giallo sulla mano assassina

Una discussione scoppiata in strada, il coinvolgimento di più persone, poi il caos: grida, spintoni e, all’improvviso, un coltello. A farne le spese è Ilenia Musella, 22 anni, raggiunta da una coltellata alla schiena. Qualcuno la carica in auto e tenta una disperata corsa verso l’ospedale. Ma non c’è nulla da fare: la giovane muore durante il tragitto verso Villa Betania, nel quartiere Ponticelli di Napoli.

È questa la prima ricostruzione, ancora in fase di accertamento da parte delle forze dell’ordine, della tragedia avvenuta nel primo pomeriggio. Restano molti interrogativi: non è chiaro chi abbia sferrato il colpo, né se si tratti di un uomo o di una donna. La zona in cui sarebbe avvenuta l’aggressione, infatti, non è coperta da sistemi di videosorveglianza. L’unica certezza, al momento, è la morte della 22enne, avvenuta in circostanze che restano avvolte dal mistero.

L’inchiesta si presenta come un mosaico complesso, con numerosi elementi ancora da ricostruire per risalire all’autore del gesto e chiarirne il movente. Gli investigatori stanno ascoltando familiari e possibili testimoni, mentre prosegue l’analisi delle immagini delle telecamere presenti lungo il percorso verso l’ospedale. L’obiettivo è identificare la persona che ha accompagnato Ilenia al Pronto soccorso, l’ha affidata alle cure dei sanitari e poi si è allontanata.

All’esterno dell’ospedale Villa Betania si sono vissuti momenti di forte tensione. Amici e parenti della giovane, residente in via Chiaro di Luna, a pochi minuti di distanza, si sono radunati tra lacrime e rabbia. La situazione, seppur carica di emozione, è rimasta sotto controllo grazie alla presenza di polizia e carabinieri.

Le indagini si concentrano ora anche sul parco Conocal, dove Ilenia viveva e dove la notizia si è diffusa rapidamente, lasciando il quartiere sotto shock. Sulla vicenda è intervenuto anche il prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha parlato di «una tragedia grave» invitando a confidare nel lavoro della magistratura e delle forze di polizia, già al lavoro per fare piena luce sull’accaduto.

Saviano, assalto della banda dell’Audi alla gioielleria Addeo

Questa notte a Saviano si è verificato un tentato furto da parte di cinque individui ai danni di una famosa gioielleria del paese

Il tentato furto è avvenuto alle 3 di notte del 3 febbraio a Saviano. La gioielleria in questione è la Gioielleria Addeo di Stefano Addeo, sita in Corso Vittorio Emanuele.

Stando a quanto si apprende dalle immagini di video sorveglianza, i cinque malviventi avrebbero forzato la serranda e la porta d’ingresso del negozio con un palo di ferro, apportando danni ingenti anche agli oggetti d’arredo.

I cinque uomini hanno agito indisturbati per qualche minuto, non curandosi di poter essere visti. Il veicolo che hanno utilizzato è un Audi Q2 che avrebbero lasciato in mezzo alla strada per tutta la durata dell’intervento, fino alla fuga.

I rumori provenienti dalla gioielleria avrebbero svegliato i residenti in zona e il proprietario che, resisi conto di ciò che stava succedendo, hanno iniziato a lanciare oggetti contro i malviventi, costringendoli ad entrare in auto e fuggire.

A dare la notizia è stata la gioielleria stessa tramite una storia sul profilo facebook “Addeo Gioielli” che recita: “Chiusi per Rapina. Riapriremo a data da destinarsi”. Inoltre, sulla vetrina del negozio è affisso un cartello con su scritto “Chiusi per rapina”.

La notizia ha fatto il giro del web creando scalpore tra la popolazione, legata all’attività e soprattutto al proprietario Stefano, persona amata e rispettata da molti.

Questo è l’ennesimo campanello d’allarme che indica una poca sicurezza della città, in un momento già difficile e con un clima teso come quello degli ultimi giorni a Saviano.

Parcheggia l’auto per mezz’ora e la trova senza stereo

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Ennesimo episodio di furto a Pomigliano d’Arco. Questa volta nel mirino dei ladri è finita un’automobile, il cui finestrino è stato distrutto per rubare lo stereo.

La proprietaria aveva parcheggiato l’utilitaria in una zona particolarmente frequentata della città, in via Roma, precisamente nel parcheggio dell’ex Vesuviana, tra l’altro lo spiacevole episodio è avvenuto in piena mattinata, intorno alle 11:00.

La sosta è durata circa mezz’ora. Al ritorno, la spiacevole scoperta: finestrino in frantumi ed era stato rubato lo stereo.

La vittima ha immediatamente denunciato l’accaduto ai carabinieri.

Un episodio che, per modalità e orario, viene definito “inaccettabile” e che riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza in città.

Al via la XIII edizione della Scuola sociopolitica e imprenditoriale della Diocesi di Nola

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Riceviamo e pubblichiamo   Sabato 7 febbraio 2026, alle 10:30, presso la suggestiva cornice della Biblioteca diocesana “San Paolino” del Seminario vescovile di Nola, si terrà l’inaugurazione ufficiale della XIII edizione della Scuola sociopolitica e imprenditoriale della Diocesi di Nola. A presentare il tema scelto per questa edizione, “Pace, giustizia e innovazione: la sfida del futuro”, sarà il professore Roberto Vona, ordinario di Economia e gestione delle imprese presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. «La capacità di sognare politicamente e imprenditorialmente oggi non può che nascere da un desiderio di pace. La pace è oggi a rischio, non solo globalmente ma anche nei luoghi che quotidianamente abitiamo. La Scuola è e vuole essere luogo in cui si cresce per essere operatori di pace, imparando il lavoro artigianale del fare rete. Un lavoro che anche il nostro vescovo, monsignor Francesco Marino, ci invita a mettere in pratica nel nostro impegno di credenti e cittadini di questa terra. E la nostra terra chiede pace, giustizia e creatività per il futuro. Non potevamo, quindi, che scegliere questi temi per la nuova edizione del percorso di formazione diocesano», sottolinea la responsabile della Scuola, Giuseppina Orefice. Sono cinque gli appuntamenti formativi in programma presso il Seminario, dalle 19:00 alle 20:30: “Dottrina sociale e costituzione: due bussole per il bene comune” (25 febbraio 2026); “Partecipazione e bene comune: il metodo Grandi” (4 marzo 2026); “Lavoro, impresa, creato e bene comune: l’economia che include” (18 marzo 2026); “Intelligenza artificiale tecnologia e dignità umana” (15 aprile 2026). Sono previste anche due Piazze della democrazia che si terranno al mattino, dalle 10:00 alle 12:30, dedicate a “Giovani e partecipazione: la politica che nasce dal basso”, in programma a Marigliano il 9 maggio; “La fede che genera impegno sociale, politico e imprenditoriale”, prevista per il 30 maggio, a Cimitile. In questa occasione si terrà anche la prima edizione del Villaggio delle buone pratiche. La consueta veglia diocesana per i lavoratori, in un’azienda del territorio, si terrà il 29 aprile 2026. Frutto di sinergica collaborazione tra gli Uffici di pastorale sociale e il Progetto Policoro della Diocesi di Nola, Finetica Ets e il Dipartimento di economia, management e istituzioni (Demi) dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, la Scuola quest’anno ha ideato anche il Concorso di idee per l’innovazione sociale rivolto a gruppi di giovani (18-35 anni), residenti in uno dei 45 comuni della Diocesi di Nola, con l’obiettivo di premiare progetti, spiega Giuseppina Orefice, «che mirino a costruire la comunità attraverso obiettivi di rigenerazione urbana, istruzione e formazione, sostenibilità ambientale, accesso ai servizi, inclusione sociale, sostenibilità economico finanziaria». per info https://www.diocesinola.it/diocesi/scuola-socio-politica/iscrizioni-scuola-sociopolitica-e-imprenditoriale  

Somma Vesuviana, ZTL fantasma e sosta selvaggia: al Casamale i disagi diventano routine

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Residenti esasperati tra accessi bloccati, controlli insufficienti e parcheggi mai entrati in funzione, mentre la politica locale è già concentrata su alleanze e candidature in vista delle elezioni.
La questione Ztl sul borgo Casamale, elusa da molti visitatori in particolare nel week end, continua a creare disagi ai residenti. Non solo,  in queste ultime settimane è aumentato a dismisura la sosta selvaggia. La situazione legata alla gestione della viabilità appare  infatti in costante peggioramento. Ogni weekend rappresenta ormai una vera prova di resistenza per i residenti.  Quelle che per molti sono serate di svago, per chi abita al Casamale diventano giornate di forte tensione. Ingressi privati ostruiti, auto parcheggiate davanti alle abitazioni, difficoltà a rientrare nelle proprie case o semplicemente a circolare nelle strade del borgo sono situazioni che si ripetono con puntualità quasi matematica. Non di rado si registrano discussioni tra residenti e automobilisti che ignorano divieti e segnaletica, alimentando un clima di nervosismo che si trascina per tutta la durata del fine settimana.
A rendere ancora più complessa la situazione è la percezione diffusa che la ZtL  non riesca a svolgere pienamente la propria funzione. Non mancano automobilisti  e motociclisti che  imboccano stradine in controsenso per eludere i varchi elettronici e raggiungere comunque il centro del borgo. Sul piano strutturale, resta irrisolta la questione dei parcheggi. Il parcheggio multipiano, indicato da tempo come possibile soluzione al problema della sosta, continua a non essere fruibile. Nei giorni scorsi la commissaria prefettizia ha effettuato un sopralluogo per verificare lo stato della struttura, ma al momento non si registrano sviluppi concreti. Nel frattempo alcuni residenti hanno nuovamente segnalato la situazione alle istituzioni, evidenziando come l’assenza di alternative continui ad alimentare il caos viario.
D’altra parte va  anche considerato che l’attuale gestione commissariale si inserisce in una situazione complessa e stratificata nel tempo. La commissaria prefettizia, infatti, si trova ad operare in una fase amministrativa inevitabilmente limitata e non può realisticamente risolvere in pochi mesi criticità che affondano le proprie radici in scelte e progettazioni del passato. Tra queste rientra proprio la ZTL del borgo, una misura che fin dalla sua attivazione ha generato malcontento e perplessità tra residenti e operatori, senza mai riuscire a trovare un equilibrio stabile tra esigenze di vivibilità, sicurezza e sviluppo commerciale.
Intanto la città si prepara alle prossime elezioni amministrative. Il dibattito politico locale è sempre più concentrato su alleanze, tavoli di confronto e sulla ricerca del candidato sindaco più condiviso. Dinamiche che tra qualche settimana animeranno  sempre più il panorama politico cittadino, ma che, secondo molti residenti, non troveranno ancora risposte concrete rispetto alle problematiche che interessano il borgo.
Sulla questione ZTL e sosta selvaggia al borgo abbiamo scritto fiumi di parole e continueremo a farlo, ma  ogni volta cresce la spiacevole sensazione che  tutto sia diventato abitudine  e che, ormai, non faccia più neanche notizia…

Polizia di Acerra scova a Casalnuovo talento delle truffe: 20enne le prova tutte…

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Un’operazione interprovinciale ha portato all’arresto di una ragazza di 20 anni originaria di Avellino, destinataria di un nuovo provvedimento restrittivo deciso dall’autorità giudiziaria. La misura della custodia cautelare in carcere rappresenta un inasprimento rispetto alle limitazioni già in atto nei suoi confronti, ritenute non più sufficienti alla luce delle indagini in corso.

Secondo quanto emerso, la giovane è coinvolta in più procedimenti penali per presunte truffe, in particolare ai danni di persone anziane, un fenomeno che continua a destare forte preoccupazione per la sua diffusione e per la vulnerabilità delle vittime coinvolte. Gli inquirenti avrebbero raccolto elementi tali da giustificare un intervento più incisivo.

La 20enne è stata individuata nel comune di Casalnuovo, nel Napoletano, dove si trovava insieme a un ragazzo del posto già sottoposto a una misura cautelare. Il controllo si è svolto senza particolari criticità, ma nel corso delle verifiche la donna avrebbe cercato di sottrarsi all’identificazione dichiarando dati anagrafici non veritieri.

Questo tentativo di elusione ha fatto scattare un’ulteriore segnalazione all’autorità giudiziaria per reati connessi alla falsa identificazione e alla violazione delle prescrizioni a cui era sottoposta. Un comportamento che ha aggravato ulteriormente la sua posizione.

Avvisata l’autorità competente, gli agenti hanno proceduto con l’esecuzione dell’arresto. Dopo gli adempimenti previsti dalla normativa, la giovane è stata condotta in un istituto penitenziario irpino, dove rimarrà in attesa degli sviluppi giudiziari.

Anche in questo caso, va ribadito che le accuse sono formulate nella fase preliminare delle indagini e che ogni eventuale responsabilità penale potrà essere accertata solo all’esito del processo.