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L’intimità poetica di Rosanna Lemma in “L’eco del passato – Parole desuete”
In “L’eco del passato – parole desuete” Rosanna ascolta il canto delle Sirene che proviene da un giorno lontano e parla il linguaggio della separazione, della solitudine, della nostalgia. Ma anche degli amori cercati e persi. Di finte connessioni emotive. Di nidi di rovi e grembi vuoti. Di mari salati che circondano la città Partenope e di lacrime che inondano il cuore e bruciano sulle ferite. Di senso di appartenenza e di abbandono.
«Cerco sempre di sentire – evidenzia l’autrice – di percepire fisicamente l’emozione che rievoco, quando scrivo». I termini scelti sono quelli che non si usano più, che come sommersi, riaffiorano in superficie, dopo essere stati sepolti da coltri di dimenticanza. Un oblio che non sempre protegge, ma che più spesso corrode la memoria di sé. Elementi lessicali così tanto dimenticati da non essere nemmeno più visti.
Con delicatezza e rispetto, Rosanna li recupera, li ripulisce da quel velo spesso e pastoso di polvere e dà loro nuova visibilità.
«Spesso – racconta – ci comportiamo con le parole come ci comportiamo con le persone: finiamo per non vederle più. Ci sono momenti in cui anch’io mi sento così. Altri, in cui preferisco non essere vista e rintanarmi in un angolino.»
Le sue sono pagine solitarie. Un po’ si nascondono per non essere viste e per proteggersi da sguardi che trafiggono e un po’ sperano di essere recuperate, illuminate da nuova luce e accarezzate da sguardi consapevoli e gentili, che sappiano riconoscerne il valore.
«Le mie parole assomigliano ad alcune persone – evidenzia – fragili nella loro bellezza. Coraggiose nella loro purezza. Anch’io a volte anelo a incontrare sguardi in cui rispecchiarmi per riconoscermi. Altre volte cerco solo un cantuccio in cui rifugiarmi. Un angolo di ombra che mi rinfreschi l’anima e mi protegga.»
Altra tematica, che si trova nel volume è la separazione. Tra quelle più dolorose c’è la separazione dalle figure primigenie ed archetipiche, da cui abbiamo avuto origine: la madre e il padre. Il lutto per la perdita dei genitori rappresenta una delle esperienze emotive più profonde e destabilizzanti. E’ la frattura originaria del proprio sistema identitario. Con la morte della madre e del padre si consuma infatti la separazione più lacerante: quella dalle radici stesse della propria esistenza. Segna il passaggio di una radicale trasformazione: non si è più figli di nessuno. Anche in età adulta, la presenza dei genitori continua a funzionare come retrovia emotiva che interrompe la continuità e impone un riposizionamento interiore.
«L’unica consolazione rispetto a questo dolore assoluto – ribadisce l’autrice – è che dentro la nostra mente si forma un immagine a metà tra il reale e l’ideale, frutto della fusione generativa tra ciò che è stato e ciò che poteva essere e che si sarebbe voluto. E’ un legame nuovo che riconduce i conflitti ad armonia e rende liberi attraverso un perdono autentico.»
È in questo spazio che può compiersi un processo di riconciliazione e trovare pace nei conflitti irrisolti. Le ferite familiari trovano la possibilità di essere rielaborate e il perdono — che non è cancellazione, ma integrazione consapevole — può anche farsi strada in una consapevolezza più matura.
Dopo aver sostato nelle pieghe del dolore, della perdita, della solitudine e della memoria, il percorso tracciato da Rosanna Lemma, è fatto di speranza, ma non va interpretato come una facile consolazione. La speranza affiora con la delicatezza di una luce che si conquista attraversando il buio. Una tregua dell’anima che rischiara in nuove albe: non rinascite enfatiche, bensì inizi silenziosi, quotidiani, possibili. Una luce che non cancella le ombre, ma le scalda. Le rende abitabili.
Così “L’eco del passato – Parole desuete” si chiude in una tonalità che parla di fiducia ritrovata, con la convinzione che esiste sempre una luce capace di restituire senso al presente.

