Scuola e inclusione: al via il servizio di mediazione linguistica e culturale nell’Ambito Territoriale N22

Per la prima volta nell’Ambito Territoriale N22 viene attivato il Servizio di mediazione linguistica e culturale nelle scuole, con l’obiettivo di supportare concretamente l’inclusione degli alunni stranieri non italofoni frequentanti gli istituti scolastici del territorio.   Il servizio nasce per favorire l’inserimento scolastico, relazionale e didattico degli studenti provenienti da contesti linguistici e culturali differenti, rafforzando il dialogo tra scuola, famiglie e comunità.   Il mediatore linguistico-culturale svolge attività di accoglienza, tutoraggio e facilitazione nei confronti degli alunni stranieri non italofoni frequentanti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado dell’Ambito N22. Il servizio prevede inoltre attività di mediazione a supporto dei docenti durante le attività didattiche nelle diverse discipline, servizi di interpretariato e traduzione di avvisi, messaggi e documenti, nonché un supporto mirato nell’apprendimento dei contenuti linguistici di base.   Tra le funzioni previste rientrano anche la mediazione nei confronti degli studenti per favorire un inserimento efficace nelle classi, la partecipazione ai colloqui periodici tra famiglie e insegnanti e la redazione, al termine delle attività, di una relazione sul lavoro svolto.   Nel Comune di Marigliano il servizio partirà nei plessi degli istituti Pacinotti e Dante, con particolare attenzione agli studenti provenienti dall’Ucraina — che rappresentano la componente numericamente più significativa — oltre che da Paesi del Nord Africa e del Sud America. In particolare, il supporto agli studenti ucraini sarà garantito anche attraverso mediatori madrelingua.   Positivo il riscontro da parte delle istituzioni scolastiche coinvolte, che hanno espresso soddisfazione per l’avvio di un servizio ritenuto strategico per il rafforzamento dei percorsi di inclusione e per il miglioramento della qualità dell’esperienza scolastica degli studenti e delle famiglie.   «Investire sull’inclusione scolastica significa investire sul futuro della nostra comunità. Garantire a ogni ragazzo gli strumenti per sentirsi parte della scuola e della città è una priorità per questa amministrazione», dichiara il sindaco di Marigliano, Gaetano Bocchino.

Accoltella l’ex sull’Asse Mediano perchè non vuole che la relazione finisca

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La Polizia di Stato di Caserta ha arrestato, nella serata di ieri, un uomo di 33 anni, residente in provincia di Napoli, per il reato di tentato femminicidio.
Gli agenti della Squadra Mobile di Caserta e del Commissariato di pubblica sicurezza di Castel Volturno sono interventi in seguito alla richiesta di un’ambulanza, in zona “Ischitella”, individuando, in prossimità di un’auto ferma sul ciglio della strada, una coppia di ragazzi e, in particolare, una giovane donna di 24 anni, gravemente ferita da arma da taglio. L’aggressore è un operatore sanitario di 30 anni di Pozzuoli.
È emerso che l’uomo, ex fidanzato della donna, dopo una lite, avvenuta poiché non accettava la fine della loro relazione, aveva colpito più volte la ragazza con un coltello da cucina, ferendola gravemente, per poi autoinfliggersi una coltellata nella zona dello sterno.
Trasportata in codice rosso dall’ambulanza, immediatamente inviata sul posto dal 118, la ragazza è risultata fuori pericolo di vita.
Dopo le prime cure mediche, l’uomo è stato condotto presso il Commissariato di pubblica sicurezza di Castel Volturno e, tratto in arresto per il reato di tentato femminicidio, è stato poi accompagnato presso la Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, in attesa del giudizio di convalida.
Oltre l’azione repressiva, la Polizia di Stato prosegue le iniziative della campagna permanente “…questo non è amore”, finalizzata a sensibilizzare la società civile e specialmente le nuove generazioni contro la violenza di genere, con numerosi incontri nelle scuole, eventi pubblici e partecipazioni in seminari e convegni del personale specializzato.
La misura dell’ammonimento del Questore, che consente un’azione tempestiva a tutela delle vittime di violenza, stalking e reati come il revenge porn, vede la provincia di Caserta al vertice nazionale con il minor numero di recidive in seguito all’adozione del provvedimento, come da dati statistici forniti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Veronica Maya voce narrante de “Il Gatto Meone”: la fiaba jazz che incanta i bambini

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    La celebre attrice dà vita ad un progetto originale tra musica dal vivo e valori educativi. Roma, 4 febbraio 2026 – Veronica Maya è la voce narrante di “Il Gatto Meone”, nuovo progetto di fiaba musicale jazz che unisce narrazione avvincente, musica dal vivo e immagini evocative in uno spettacolo pensato per bambini, famiglie e scuole primarie. L’attrice, nota per la sua versatilità e il suo timbro caldo e coinvolgente, interpreta la nonna Gioconda, che racconta alla piccola Elena una storia di crescita e altruismo ambientata tra le colline umbre. “Il Gatto Meone” nasce da un’idea di Lucia Alunni, autrice del testo, con musiche originali composte da Catello Milo. La direzione artistica è di Fabio Angelo Colajanni, presidente Assoflute. La storia è narrata dalla nonna Gioconda a una bambina di nome Elena, in una cornice di campagna umbra vicino Perugia. Protagoniste sono due sorelle: Gemma, vanitosa e invidiosa, e Anna, dolce e altruista. Anna, incaricata dalla madre di recuperare la famosa “padella magica” dal misterioso Gatto Meone – che abita una casa a forma di zucca – aiuta i suoi topolini amici e viene premiata con un abito splendido e un diadema luccicante. Gemma, gelosa, tenta lo stesso ma, cedendo alla curiosità, finisce con una zampa di gallo sulla fronte. Grazie al pentimento e al gesto generoso di donare i suoi abiti ai poveri, Gemma si redime e le sorelle diventano le “piccole aiutanti del Gatto Meone”. Un messaggio timeless sull’importanza di gentilezza e aiuto reciproco. Accompagnata dai cantanti coprotagonisti Anna Maria Milo e Alessandro Camilli, Maya porta in vita personaggi e ambientazioni con un’interpretazione che cattura l’attenzione di grandi e piccini. I brani jazz originali – tra swing vivaci, atmosfere intime e interludi suggestivi – sono eseguiti dal Millennium Ensemble: Fabio Angelo Colajanni al flauto, Emanuele Geraci al clarinetto, Gaetano Lo Bue al fagotto e Catello Milo al pianoforte. Completano il quadro il coro di voci bianche dell’I.C. Via Messina di Roma diretto da Nicol Montuori, in un format flessibile per teatri e scuole. In uscita anche il videoclip della sigla del cartone animato, realizzato sotto la produzione video & character design di Kuruka.it, che estenderà l’universo della fiaba in un formato animato per il pubblico giovane. Lo spettacolo, progetto di Assoflute con grafiche di Gianni Iannozzi, include materiali didattici per insegnanti. La formula è flessibile, adatta sia al palcoscenico teatrale sia ai contesti scolastici, con soluzioni pensate per diversi spazi e impianti tecnici. Il progetto include anche materiali didattici dedicati agli insegnanti – schede di ascolto, proposte di attività in classe, spunti interdisciplinari – per proseguire il lavoro educativo dopo lo spettacolo. “Con ‘Il Gatto Meone’ abbiamo voluto creare un ponte tra il mondo dei bambini e il jazz, unendo una storia vicina alla loro sensibilità a una musica ricca di colori, improvvisazione e dinamiche emozionali.” Il progetto è pensato come format replicabile, adatto a rassegne per l’infanzia, stagioni teatrali, matinée scolastiche e festival dedicati alla musica e alla letteratura per ragazzi. Per vedere il videoclip di presentazione della fiaba basterà collegarsi al seguente link https://www.youtube.com/@IlMondodelleFavole. Possibilità di replica e tournée su tutto il territorio nazionale. Sono aperte le prenotazioni per scuole, teatri, biblioteche e associazioni interessate a ospitare il progetto nella propria programmazione al seguente indirizzo: assoflute@hotmail.it   Informazioni per la stampa Titolo: “Il Gatto Meone – Fiaba musicale jazz per bambini” Testo: Lucia Alunni Musica: Catello Milo Voce recitante: Veronica Maya con Anna Maria Milo e Alessandro Camilli Progetto: Assoflute Sponsor: Ambrocasual Srl Produzione video & character design: Kuruka.it Progetto grafico: Gianni Iannozzi Consulenza e marketing: Espedito D’Antò Partecipazione: coro di voci bianche dell’I.C. Via Messina di Roma diretto da Nicol Montuori Target: bambini 6–11 anni, famiglie, scuole primarie Formati disponibili: spettacolo in teatro, matinée scolastiche, eventuali laboratori collegati Durata: [30] minuti Disponibilità: stagione 2026/2027

Esplosioni di Atm, banda della marmotta stanata nel Vesuviano: 5 arresti

  A seguito degli episodi di esplosioni di ATM, verificatisi nelle scorse settimane, è stato predisposto un corposo dispositivo di controlli interforze nei comuni interessati e in quelli limitrofi, nell’ambito del quale gli agenti della Polizia di Stato e nello specifico delle Squadre Mobili di Napoli e Caserta, unitamente ai militari dell’Arma dei Carabinieri del Nucleo Investigativo Castello Di Cisterna, della Compagnia di Castellammare e del Gruppo di Torre Annunziata hanno tratto in arresto 5 soggetti, di età compresa tra i 22 e i 55 anni, per furto aggravato in concorso; gli stessi sono stati, altresì, denunciati per ricettazione e per deposito di materie esplodenti senza licenza dell’autorità e senza le prescritte cautele. In particolare, nella notte dello scorso 4 febbraio, a seguito di due distinti episodi di esplosioni di ATM, avvenuti attraverso la “tecnica della marmotta” nei comuni di Casavatore e Agerola, il personale sopra citato ha avviato una serrata attività di indagine. Nello specifico, a seguito di due forti deflagrazioni, avvenute presso l’istituto bancario di Agerola, i militari della Stazione di Pianillo di Agerola sono intervenuti in viale della Vittoria, accertando che, dall’ATM in questione era stato asportato del denaro da alcuni soggetti che, a bordo di un’autovettura, si erano poi dati alla fuga in direzione di Amalfi Dopo pochi istanti, il veicolo in questione è stato intercettato dai carabinieri del Nucleo della Compagnia di Amalfi; ne è scaturito un inseguimento, terminato poco distante a causa del lancio, da parte degli occupanti del veicolo, di chiodi a tre punte che hanno forato gli pneumatici della vettura di servizio. Poco dopo, l’autovettura è stata nuovamente intercettata da personale del Nucleo Radiomobile di Salerno, ma i fuggitivi, alla loro vista, hanno repentinamente invertito la marcia fino a quando, giunti nel comune di Cetara, hanno abbandonato il veicolo, facendo perdere momentaneamente le proprie tracce. Dagli accertamenti di seguito esperiti, è emerso che sul veicolo in questione erano state apposte delle targhe provento di furto. Le serrate attività di indagine, esperite dai poliziotti delle Squadre Mobili di Caserta e Napoli, hanno consentito di individuare il “covo” della banda a San Gennaro Vesuviano, dove i poliziotti hanno rintracciato i 5 soggetti, trovandoli in possesso di circa 20.000 euro, suddivisi in banconote di vario taglio, chiaro provento dell’attività delittuosa. Pertantoessendovi fondato motivo di ritenere che potessero esservi ulteriori elementi in ordine ai fatti per i quali si stava procedendo, gli agenti hanno controllato l’abitazione in questione, dove hanno rinvenuto 10 ordigni esplosivi, torce frontali, una busta contenente chiodi a tre punte, attrezzature in metallo (cc.dd. “marmotte”). Per tali motivi, gli indagati sono stati tratti in arresto dal personale operante.

Liste d’attesa fiume, Auriemma attacca: “Governo Meloni ha fallito”

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“Il nuovo allarme lanciato dalla Fondazione GIMBE certifica ciò che il Movimento 5 Stelle denuncia da tempo: il decreto del Governo Meloni sulle liste d’attesa è un fallimento totale. A 18 mesi dall’approvazione del provvedimento, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: zero benefici concreti per i cittadini. Mancano ancora due decreti attuativi fondamentali e la cosiddetta piattaforma nazionale sulle liste d’attesa è una scatola vuota, con dati incomprensibili, frammentati e senza alcuna reale trasparenza su Regioni e strutture sanitarie. Il Governo aveva promesso una svolta storica, ma ha prodotto solo propaganda e annunci. Le liste d’attesa restano interminabili, milioni di persone sono costrette a mettere mano ai propri risparmi per curarsi nel privato oppure, cosa ancora più grave, rinunciano alle cure. Il diritto alla salute viene così calpestato ogni giorno, nel silenzio colpevole dell’esecutivo. Questo non è semplice immobilismo o inefficienza ma una precisa scelta politica: lasciare che il Servizio Sanitario Nazionale venga progressivamente smantellato, favorendo la sanità privata e scaricando i costi sulle famiglie. È una deriva inaccettabile che colpisce soprattutto i più fragili Il Governo Meloni smetta di nascondersi dietro slogan e assuma finalmente le proprie responsabilità. La salute non può essere un lusso, né un privilegio per chi può permetterselo. Il Movimento 5 Stelle continuerà a battersi in Parlamento e nel Paese per difendere la sanità pubblica e universale, come sancito dalla nostra Costituzione”. Così in una nota Carmela Auriemma, Vicecapogruppo M5S alla Camera e Coordinatrice provinciale napoletana.

L’intimità poetica di Rosanna Lemma in “L’eco del passato – Parole desuete”

“L’eco del passato – Parole desuete” (De Frede Editore) è la raccolta poetica intima e potente di Rosanna Lemma, con prefazione della sociologa e giornalista Tania Sabatino. Negli anni Sessanta prendono forma le teorie dell’Appraisal (valutazione cognitiva), il cui principale esponente è Richard Lazarus, insieme a Magda Arnold, Nico Frijda, Klaus Scherer e Robert Solomon. Secondo questa teoria le emozioni sono il risultato di un’attività di coscienza nella valutazione della realtà in rapporto ai propri significati. L’individuo interpreta ciò che accade e, poi, lo confronta con la propria storia personale, facendone una “lettura” soggettiva. Una prospettiva che vede l’emozione come l’esito di un processo cognitivo complesso, non come riflesso improvviso né automatismo istintivo. È per questo che, di fronte allo stesso evento, due persone possono reagire in modo diverso e, in alcuni casi, diametralmente opposto. Su questa linea si innesta, alcuni decenni dopo, la teoria Broaden-and-Build (teoria dell’ampliamento e della costruzione) di Barbara Fredrickson, nonché uno dei pilastri della psicologia positiva. La studiosa statunitense mostra come le emozioni positive non si limitino a controbilanciare il dolore, ma ne trasformino l’esperienza, convertendola in risorsa evolutiva. Gioia, contentezza, interesse e amore — categorie emotive rintracciabili in ogni cultura — ampliano il campo percettivo e cognitivo dell’individuo, favorendo nuove possibilità di senso. Pur essendo transitorie, queste emozioni producono effetti durevoli: incidono sulla memoria, sull’apprendimento, sulla creatività e sulla capacità di problem solving, contribuendo a costruire nel tempo una struttura interiore più resiliente. È in questo spazio di trasformazione che si colloca l’esperienza poetica. La poesia, infatti, rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui il dolore viene rielaborato e restituito in forma condivisibile. Studi psicologici sul linguaggio poetico mostrano come la risposta emotiva del lettore nasca da una triplice simulazione: il contenuto semantico (ciò che il testo racconta), la dimensione fonico-ritmica (il suono, il respiro, la musicalità dei versi) e l’identificazione personale, ossia il processo attraverso cui chi legge riconosce nelle parole dell’altro frammenti della propria esperienza. Ci vorrebbe un libro… per esplorare fino in fondo i meccanismi che viaggiano dal vissuto emotivo alla parola, dalla ferita alla narrazione. Accade con “L’eco del passato – Parole desuete” di Rosanna Lemma, edito da De Frede Editore, dove il linguaggio diventa spazio di valutazione emotiva, attraversamento del dolore e progressiva costruzione di senso. Una silloge dove l’espressione individuale diventa spazio relazionale. Un dispositivo empatico capace di attivare memorie, evocare immagini interiori, dando forma a emozioni che spesso non possiedono un nome sin da subito. Le sue parole si muovono esattamente lungo quella traiettoria, interpretando l’esperienza e restituendola al lettore ampliata attraverso una scrittura figurativa. Parole che trovano espressione non solo in rime, ma anche in racconti brevi che spesso toccano il tema della malattia e della diversità, di un dolore che non diventa mero tormento, ma si concretizza in occasione di riconoscimento e rinascita. In “L’eco del passato – parole desuete” Rosanna ascolta il canto delle Sirene che proviene da un giorno lontano e parla il linguaggio della separazione, della solitudine, della nostalgia. Ma anche degli amori cercati e persi. Di finte connessioni emotive. Di nidi di rovi e grembi vuoti. Di mari salati che circondano la città Partenope e di lacrime che inondano il cuore e bruciano sulle ferite. Di senso di appartenenza e di abbandono. «Cerco sempre di sentire – evidenzia l’autrice – di percepire fisicamente l’emozione che rievoco, quando scrivo». I termini scelti sono quelli che non si usano più, che come    sommersi, riaffiorano in superficie, dopo essere stati sepolti da coltri di dimenticanza. Un oblio che non sempre protegge, ma che più spesso corrode la memoria di sé. Elementi lessicali così tanto dimenticati da non essere nemmeno più visti. Con delicatezza e rispetto, Rosanna li recupera, li ripulisce da quel velo spesso e pastoso di polvere e dà loro nuova visibilità. «Spesso – racconta – ci comportiamo con le parole come ci comportiamo con le persone: finiamo per non vederle più. Ci sono momenti in cui anch’io mi sento così. Altri, in cui preferisco non essere vista e rintanarmi in un angolino.»

Le sue sono pagine solitarie. Un po’ si nascondono per non essere viste e per proteggersi da sguardi che trafiggono e un po’ sperano di essere recuperate, illuminate da nuova luce e accarezzate da sguardi consapevoli e gentili, che sappiano riconoscerne il valore.

«Le mie parole assomigliano ad alcune persone – evidenzia – fragili nella loro bellezza. Coraggiose nella loro purezza. Anch’io a volte anelo a incontrare sguardi in cui rispecchiarmi per riconoscermi. Altre volte cerco solo un cantuccio in cui rifugiarmi. Un angolo di ombra che mi rinfreschi l’anima e mi protegga.»

Altra tematica, che si trova nel volume è la separazione. Tra quelle più dolorose c’è la separazione dalle figure primigenie ed archetipiche, da cui abbiamo avuto origine: la madre e il padre. Il lutto per la perdita dei genitori rappresenta una delle esperienze emotive più profonde e destabilizzanti. E’ la frattura originaria del proprio sistema identitario. Con la morte della madre e del padre si consuma infatti la separazione più lacerante: quella dalle radici stesse della propria esistenza. Segna il passaggio di una radicale trasformazione: non si è più figli di nessuno. Anche in età adulta, la presenza dei genitori continua a funzionare come retrovia emotiva che interrompe la continuità e impone un riposizionamento interiore. «L’unica consolazione rispetto a questo dolore assoluto – ribadisce l’autrice – è che dentro la nostra mente si forma un immagine a metà tra il reale e l’ideale, frutto della fusione generativa tra ciò che è stato e ciò che poteva essere e che si sarebbe voluto. E’ un legame nuovo che riconduce i conflitti ad armonia e rende liberi attraverso un perdono autentico.» È in questo spazio che può compiersi un processo di riconciliazione e trovare pace nei conflitti irrisolti. Le ferite familiari trovano la possibilità di essere rielaborate e il perdono — che non è cancellazione, ma integrazione consapevole — può anche farsi strada in una consapevolezza più matura.

Dopo aver sostato nelle pieghe del dolore, della perdita, della solitudine e della memoria, il percorso tracciato da Rosanna Lemma, è fatto di speranza, ma non va interpretato come una facile consolazione. La speranza affiora con la delicatezza di una luce che si conquista attraversando il buio. Una tregua dell’anima che rischiara in nuove albe: non rinascite enfatiche, bensì inizi silenziosi, quotidiani, possibili. Una luce che non cancella le ombre, ma le scalda. Le rende abitabili.

Così “L’eco del passato – Parole desuete” si chiude in una tonalità che parla di fiducia ritrovata, con la convinzione che esiste sempre una luce capace di restituire senso al presente.

Il punto di vista, la Candelora e il ciclo della terra

Nelle comunità legate alla montagna, come quelle vesuviane, la Candelora non è mai stata solo una data del calendario liturgico. È un segno nel tempo, una soglia simbolica che parla direttamente alla terra e a chi la abita. Qui il rito non nasce dall’astrazione, ma dall’osservazione paziente dei cicli naturali.   Ai primi di febbraio l’inverno non è finito, ma qualcosa cambia. Le giornate si allungano impercettibilmente, la luce resiste un po’ di più, la montagna comincia a “respirare”. La Candelora si inserisce esattamente in questo momento fragile, quando il buio non domina più in modo assoluto, ma la primavera è ancora una promessa incerta. Per questo il rito della luce assume un valore che va oltre il sacro istituzionale. La candela benedetta diventa strumento di lettura del tempo agricolo. Luce accesa significa protezione, ma anche orientamento: indica che il ciclo della terra sta cambiando, che è tempo di preparazione, non ancora di raccolto. Nella cultura contadina , la Candelora dialoga con i segni atmosferici. Il cielo, il vento, il sole o la pioggia di quei giorni vengono interpretati come presagi. Non si tratta di superstizione ingenua, ma di una forma antica di conoscenza simbolica, in cui l’uomo cerca di accordarsi ai ritmi della natura, non di dominarli. La montagna, in questo contesto, non è semplice sfondo geografico. È soggetto rituale. È luogo confinante , più vicino al cielo, più esposto alle forze naturali, e quindi bisognoso di riti di protezione e purificazione. Accendere la luce alla Candelora significa anche riconoscere la potenza della montagna e stabilire con essa un patto temporaneo di equilibrio. Il fuoco, ancora una volta, svolge una funzione apotropaica: scaccia il freddo, il buio, l’incertezza. Ma è un fuoco controllato, domestico, non distruttivo. È il fuoco che prepara, non quello che consuma. In questo senso, la Candelora segna il passaggio dalla fase dell’attesa a quella della vigile speranza. Il cristianesimo ha dato a questo momento un nome e una narrazione teologica, ma il nucleo simbolico resta antico: la luce che purifica, che protegge il raccolto futuro, che accompagna l’uomo nel punto più delicato dell’anno agricolo. Non a caso, nelle case la candela della Candelora viene conservata e accesa nei momenti di pericolo, come se contenesse un tempo speciale, concentrato. Così, tra montagna e campi, tra cielo e terra, la Candelora continua a vivere come rito di passaggio. Non celebra ciò che è già compiuto, ma ciò che sta per cominciare. È una festa di soglia, come molte tradizioni vesuviane: non chiude, apre. Non rassicura del tutto, ma accompagna. E forse è proprio questo il suo significato più profondo: insegnare alle comunità a stare nel cambiamento, a riconoscere i segni deboli, a custodire la luce quando è ancora fragile. Vincenzo Nocerino (fonte foto: freepik)

Senza sistema non c’è sviluppo: il Mezzogiorno e l’occasione mancata dei distretti. Voci e visioni

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Poli produttivi e siti strategici, quale l’identità per il territorio circostante? In Italia e in particolare al sud veniamo da decenni di sviluppo industriale e di impegno imprenditoriale che solo in rari casi hanno prodotto imprese e aziende davvero grandi e con una vera vocazione anche internazionale. Allo stato attuale quale può essere il futuro delle nostre realtà economico – industriali e dei tanti distretti che pur rappresentano parte sostanziale del tessuto produttivo e vetrine importanti dei nostri territori? Spesso nei decenni si era assistito a crescite, talvolta anche esponenziali, di realtà aziendali forti e radicate ma che spesso erano poco e male inserite in più ampi poli, nei quali si potesse meglio far sistema e quindi creare dei circoli virtuosi utili non solo a fornire maggiore linfa a ognuno degli attori coinvolti ma anche a rilanciare su un piano di sinergie e politiche di scala intere aree geografiche. Tante le eccellenze della nostra Campania a esempio, si tratti di settori di nicchia, di mondo manifatturiero o di quello dei servizi, alcune di queste sono in effetti vere e proprie ricchezze del già ricco tessuto produttivo locale. Quasi mai però imprenditori e aziende, consorziati o cooperative sono riusciti fino in fondo a imprimere un volto identitario ai territori ospitanti i quali potessero affermarsi in chiave internazionale, essere per ciò stesso riconosciuti per un particolare tipo di settore o una qualificata branca di produzione e riuscire a ottenerne le altre positive ricadute in ambito di presenze, convegnistica, formazione, perché no, turismo. Per farla breve, il polo biomedicale modenese, mobili e legno della Brianza, il calzaturiero e la pelletteria marchigiane, i mega poli della logistica del parmense e della bassa lombarda, i grossi centri orafi del vicentino e dell’aretino, i poli metalliferi della bergamasca, per non parlare ovviamente dei tanti poli della finanza del nord Italia è sempre stato difficile trovarli incardinanti come sistema e non come isolate eccezioni nel nostro mezzogiorno. Naturalmente, se già in generale i discorsi da farsi sarebbero molteplici, andando a toccare questioni anche storico sociali, possiamo dire però che se per alcune delle nostre care regioni del sud da sempre c’è da fare i conti con situazioni logistiche, di trasporto e di risorse, più deficitarie, ben altro discorso ci sarebbe da fare con regioni più agiate quali la Campania e la Puglia; regioni crocevia situale lungo tutti i grandi assi di trasporto, viari, ferroviari, portuali, tradizioni storico produttive non secondarie a nessuno, basti ricordare la gloriosa Fiera del Levante per la Puglia per decenni vetrina mondiale dell’Italia nel mondo, oggi sottotono, e la Campania a vantare addirittura il suo vecchio scrigno finanziario rappresentato dal Banco di Napoli. E forse è lo stesso ragionamento a portarci a un tasto dolente e al cuore della problematica; senza una vera e propria banca del territorio, identitaria e rappresentativa di esso, e soprattutto senza un polmone bancario che abbia le capacità e le giuste leve per raccogliere, custodire e soprattutto investire le risorse economico finanziarie raccolte in loco sarà sempre ostico innescare circoli virtuosi di crescita economica che a sua volta dicenti crescita sociale e culturale di un dato luogo. Se invece ciò che si raccoglie sul territorio è poi dirottato altrove perché altrove, lontano, è la mente finanziaria dei vari gruppo bancari, di investimento e assicurativi, lontane saranno pure le ricadute di crescita. Angelo Golino – Voci e Visioni

Pollena Trocchia: sorpreso con la droga e arrestato dalla Polizia

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Pollena Trocchia: sorpreso con la droga. Tratto in arresto dalla Polizia di Stato. Nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 25enne napoletano per detenzione illecita di sostanze stupefacenti; lo stesso è stato, altresì, denunciato per porto di armi od oggetti atti ad offendere. In particolare, i Falchi della Squadra Mobile, durante i servizi all’uopo predisposti, nel transitare in via Stefano Trinchera a Pollena Trocchia, hanno controllato un’auto con a bordo un uomo, trovandolo in possesso di 24 bustine di marijuana del peso complessivo di circa 100 grammi, di 5 stecche di hashish del peso di circa 8 grammi, di uno sfollagente telescopico e di 1.220 euro, suddivisi in banconote di vario taglio. Inoltre, essendovi fondato motivo di ritenere che potessero esservi ulteriori elementi in ordine ai fatti per i quali si stava procedendo, i poliziotti hanno controllato l’abitazione del prevenuto, dove hanno rivenuto una pistola replica priva del tappo rosso, 43 cartucce a salve e diverso materiale per il confezionamento della droga.

Acerra, raid vandalico al plesso dell’infanzia. Lo sdegno del sindaco

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  ACERRA – Sdegno e condanna unanime da parte dell’Amministrazione comunale di Acerra per il grave episodio vandalico verificatosi nella notte ai danni del plesso dell’infanzia del Secondo Circolo Didattico. L’atto ha causato numerosi danni alla struttura, suscitando forte preoccupazione tra famiglie, personale scolastico e istituzioni. A intervenire pubblicamente è stato il sindaco Tito d’Errico, che insieme all’assessore alle Politiche scolastiche Milena Petrella ha parlato a nome dell’intera Amministrazione, definendo quanto accaduto un gesto «vile e indegno». Un atto che, secondo il primo cittadino, non può essere minimizzato perché colpisce uno dei luoghi più sensibili della città: la scuola dell’infanzia. La struttura danneggiata rappresenta uno spazio di crescita, gioco e socialità per i bambini più piccoli, ed è proprio questo l’aspetto che rende l’episodio ancora più grave. «Attentare alla serenità dei bambini – ha evidenziato il sindaco – significa colpire il cuore stesso della comunità». Nel messaggio istituzionale non è mancato il ringraziamento alle Forze dell’Ordine, già al lavoro per ricostruire quanto accaduto e individuare i responsabili. L’Amministrazione si dice certa che l’attività investigativa porterà presto all’identificazione degli autori del gesto. Accanto alla condanna, arriva anche un appello al senso civico. Il sindaco ha invitato la cittadinanza a riscoprire il valore del rispetto per i beni comuni, sottolineando come odio e rancori non possano trovare spazio in una comunità che vuole crescere in modo sano e responsabile. L’Amministrazione comunale ha infine espresso la propria vicinanza alla comunità scolastica e alle famiglie, garantendo il massimo impegno per ripristinare la piena sicurezza della struttura e tutelare il diritto dei bambini di Acerra a vivere la scuola come un luogo protetto e sereno.