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Sant’Anastasia, le vicende storiche e testamentarie della Masseria S. Maria delle Grazie



L’origine di questa masseria, come sia pervenuta al suddetto monastero, non se n’ha perfetta notizia dalle scritture che si sono viste, e né tantomeno si è a conoscenza di quando fosse stata acquistata con varie compre in diversi tempi. Le prime notizie, comunque, risalgono già al 26 agosto del 1482, quando detto Monastero fece instrumento di concessione a Fusco di Cennamo d’un pezzo di terra di moggia 34 in circa, parte campese e parte nemurosa [ASN, Monasteri soppressi c. 28v] sita in detta villa di S.to Anastaso, e proprio dove si dice alla Pretiosa, alias La Spina, giusta li beni di Loise Caracciolo, li beni del monastero di San Severino, et altri confini, quale territorio detto monastero asserì possederlo giusto titolo. Per annuo censo affrancabile di t(ut)t(e) trentaquattro da pagarsi dalla metà d’agosto di qualsivoglia anno, come appare dall’instrumento […] per mano di notar Giorgio Fortino di Napoli, scritture di S.to Anastaso numerato in numero primo [ASNa, Monasteri soppressi, c. 28r]. Le pergamene, in effetti, conservate nel Fondo Monasteri Soppressi offrono una preziosa testimonianza legata a questo territorio, la cui storia è legata a donazioni, acquisti e concessioni in censo.







La masseria attualmente si presenta agli occhi dei visitatori con uno schema a corte chiusa. L’impianto – spiega il compianto arch. prof. Michele Cennamo (1935 – 2016) – presenta tutte le caratteristiche bioclimatiche della manualistica vitruviana e rinascimentale. La corte è circondata da quattro corpi distinti nelle funzioni sia nel linguaggio formale, sia nella tipologia strutturale. Il corpo ad est, in particolare, affiancato al portone d’accesso, è suddiviso, al piano terra, in due moduli, di cui il primo rettangolare è destinato a cappella rurale con accesso diretto anche all’esterno; mentre il secondo a stalla e ricovero degli animali. Il livello superiore dello stesso corpo, al quale si accede con la scala esterna, era destinato all’abitazione dei religiosi. Tuttora si intravedono pitture parietali seicentesche. Il corpo a nord, invece, era destinato agli alloggi dei braccianti agricoli, mentre quelli a sud e a ovest a cellaio e a locali per la lavorazione artigianale. Interessante dal punto di vista architettonico è l’aia – corte, laddove il pozzo, la cisterna, la cucina, il forno, la colombaia, le conferiscono – continua Cennamo – una atmosfera di borgo recintato che ben si rapporta con la campagna circostante. Un insediamento il cui aspetto è qualcosa di emozionante, un vero tesoro che ci offre, ancora oggi, un affascinante viaggio nel paesaggio culturale vesuviano.
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L’albergo “Crocelle”, a Santa Lucia, ospitò anche una straordinaria “incantatrice di uomini”, Sarah Goudar
Giacomo Casanova, che soggiornò nell’albergo napoletano nel 1770, scrisse nelle sue memorie: “Poiché venivano ad alloggiarvi gli stranieri ricchi, io potei facilmente far conoscenza con tutti e procurare ad essi la felicità di andare a perdere il loro danaro dalla bella Sarah Goudar.” Che forse fu anche sua amante. Alle “Crocelle” andava ad alloggiare Giuseppe Verdi quando veniva a Napoli. Correda l’articolo l’immagine del quadro “Santa Lucia” di Vincenzo Migliaro.
Della storia di questo albergo sentii parlare per la prima volta molti anni fa: in una pausa dei lavori per il Premio “Salvatore Di Giacomo”- a Ottaviano allora si organizzava ancora qualcosa – Vittorio Paliotti, che era membro della giuria, ci parlò di Santa Lucia, della “leggenda dell’uovo”, e di una straordinaria incantatrice di uomini, Sarah Goudar. Scrisse nelle sue Memorie Giacomo Casanova: nel 1763 “trovandomi in un Paese di cui non conoscevo la lingua, mi ritenni fortunato ad avere a disposizione Ange Goudar, che mi presentò le più famose cortigiane di Londra, soprattutto l’illustre Kitty Fisher, che allora cominciava a passare di moda. Mi presentò anche, in un negozio di birra dove bevemmo una bottiglia di birra forte, che era preferibile al vino, una cameriera di sedici anni, un vero prodigio di bellezza.
Era irlandese e cattolica e si chiamava Sarah. Volevo conquistarla o acquistarla, ma Goudar la teneva d’occhio e la rapì un anno dopo. Finì per sposarla, e fu la stessa Sarah Goudar che brillò a Napoli, Firenze, Venezia e altrove, e che avremmo incontrato di nuovo quattro o cinque anni dopo, sempre con il marito. Goudar aveva progettato di sostituire la Du Barry, amante di Luigi XV, ma una lettera di sigillo la costrinse a cercare fortuna altrove. I tempi felici delle lettere di sigillo, ahimè, non ci sono più.» “ Si formò una coppia straordinaria: lui, Ange Goudar, francese di Montpellier, venne poi descritto da Casanova come “uomo d’ingegno, ruffiano, ladro di giochi d’azzardo, spia della polizia, falso testimone, ingannevole, audace e brutto”; lei (immagine in appendice)si serviva della sua bellezza per conquistare uomini potenti e ricchi: il marito, che era abile anche nell’uso della penna, non solo non soffriva di gelosia, ma indicava alla moglie i personaggi che era conveniente adescare e “spremere”.
A Napoli, nel 1770, Casanova incontrò di nuovo la coppia: la signora gestiva, nei locali dell’albergo “Crocelle”, una bisca clandestina e Giacomo Casanova, racconta Vittorio Paliotti, incominciò a reclutare persone “doviziose e ingenue da far spennare” dalla sua amica. Ange Goudar fece in modo che la moglie entrasse nelle grazie anche del re Ferdinando I e lo inducesse ad essere generoso col marito: ma “l’affare” si concluse nel 1773, quando la regina Maria Carolina, informata della nuova “avventura” di Ferdinando, gli impose di cacciare via da Napoli la pericolosa coppia. A Firenze Sarah conquistò anche il marchese de Sade, che descrisse la signora come “una delle tre donne più belle di Firenze, anche più delle altre due, tanto per la bellezza del suo viso quanto per la superiorità della sua taglia e la cultura della sua mente.”
Negli anni di Casanova e dei Goudar l’albergo “Crocelle” era amministrato da Rosa Duprè che versava 1230 ducati all’anno ai proprietari dell’edificio, cioè ai monaci del contiguo convento da cui l’albergo prendeva il nome. Pochi anni dopo incominciò a dirigere il “Crocelle” Giuseppe Magatti, dal quale i monaci pretesero 1980 ducati all’anno. E per incrementare gli introiti il nuovo padrone ingaggiò cuochi esperti, che in breve divennero famosi in tutta Europa. Nel 1785 il conte Shawronsky, ministro plenipotenziario di Russia, affittò un intero appartamento dell’albergo e “il 12 febbraio vi diede un sontuoso pranzo per il giovane principe Michele di Galitzin, distinto personaggio russo che viaggiava in Italia in compagnia di un suo avo” (V. Paliotti). Apprezzò l’arte dei cuochi del “Crocelle” anche il generale Buonamy, capo di stato maggiore delle truppe francesi che nel 1798 e nel 1799 furono di stanza in Napoli.
Il generale abitava in casa di Tito Laviano, ma i “piatti” del pranzo e della cena per lui e per la sua folta scorta erano forniti ogni giorno dalla cucina del “Crocelle”. Il generale e i suoi spesso la sera andavano a teatro e chiedevano di trovare in tavola, al ritorno, 4 piatti caldi, frutta, dolci, un gelato che i verbali chiamano “bomba alzata”, vini di Borgogna e “Sciampagna”. Pagava l’amministrazione di Napoli, che versava a Giuseppe Magatti 600 franchi al giorno. Forse proprio per questo i Napoletani decisero che era meglio tenersi i Borbone.
Immobil Key, il passaparola in Campania diventa opportunità di guadagno
Continua a far parlare di sé Immobil Key, che dopo il suo POD – il castoro protagonista di podcast capaci di raccontare in modo ironico e diretto le insidie del settore immobiliare – torna a farsi notare con un’idea tanto semplice quanto efficace.
Immobil Key è una società di consulenza immobiliare che si sta affermando sul territorio campano non solo per professionalità e competenza, ma anche per un’originalità che non è esclusivamente digitale: è profondamente territoriale. Un approccio che ha già ottenuto un riscontro importante.
Se sei a conoscenza di una casa in vendita, allora vale la pena leggere fino in fondo: il modello messo in campo prevede infatti un riconoscimento economico per chi segnala un immobile, offrendo un modo concreto per guadagnare attraverso segnalazioni immobiliari.
E anche se oggi non possiedi questa informazione, l’articolo potrebbe tornarti utile molto presto.
L’economia del buon vicinato: quando un’informazione vale più di quanto pensi
Conosci qualcuno che vende casa? Il mercato immobiliare sta cambiando pelle. Non servono più intermediari aggressivi, ma segnalazioni basate sulla fiducia.
Si stima che una fetta consistente delle compravendite immobiliari non passi subito dai grandi portali online. In regioni come la Campania, dove circa il 40% degli immobili risulta chiuso o inutilizzato per motivi burocratici o ereditari, il mercato si muove spesso “sottotraccia”.
Chi intercetta per primo questi immobili? Non gli algoritmi, ma le persone: il portiere che conosce ogni storia del palazzo, il parente che ascolta uno sfogo, l’amico che raccoglie una confidenza. È qui che il vecchio passaparola incontra l’innovazione.
Realtà emergenti nel settore della consulenza, come Immobil Key, hanno strutturato ciò che prima era solo un favore informale, trasformandolo in un processo trasparente e vantaggioso per tutti. Il principio è semplice: trasformare l’informazione in un’opportunità di guadagno concreto, senza improvvisarsi agenti immobiliari, ma agendo come veri e propri connettori sociali.
“Segnala e guadagna”: come funziona, senza vendere nulla
Molte persone esitano a segnalare una casa in vendita per paura di esporsi, di sembrare invadenti o di doversi coinvolgere in trattative complesse. La nuova filosofia della consulenza immobiliare elimina proprio questo attrito.
Il meccanismo è stato semplificato al massimo ed è accessibile a chiunque: professionisti, studenti, pensionati. Non serve vendere, non servono visite, non serve convincere nessuno. È sufficiente passare un contatto o un’informazione.
Il processo è strutturato in pochi passaggi:
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L’ascolto: intercetti l’informazione. Un amico vende, un parente ha ereditato una casa ferma, un vicino vuole cambiare vita.
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La segnalazione: comunichi l’indirizzo o il contatto alla società di consulenza, spesso con un semplice messaggio WhatsApp. L’informazione resta anonima.
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La discrezione: il tuo nome non deve necessariamente essere speso. Sono i professionisti a fare il primo passo, con tatto e competenza.
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Il riconoscimento: se la segnalazione va a buon fine e l’incarico viene finalizzato, chi ha fornito l’informazione riceve un riconoscimento economico immediato.
È un sistema meritocratico: tu fornisci l’input, i consulenti gestiscono tutto il resto, dalla burocrazia alla valorizzazione fino alla vendita.
Oltre l’agenzia: perché la consulenza fa la differenza
Perché questo modello funzioni serve un elemento chiave: la fiducia. Nessuno segnalerebbe la casa di un amico a una realtà percepita come puramente speculativa.
È qui che il posizionamento di Immobil Key diventa decisivo. Non una classica agenzia immobiliare focalizzata sulla provvigione, ma una società di consulenza immobiliare integrata.
Chi vende casa, spesso, deve risolvere problemi complessi: successioni, pratiche catastali, necessità di liquidità immediata, o il timore di svendere. Sapere che una segnalazione può indirizzare un amico o un parente verso consulenti in grado di offrire soluzioni su misura – dall’home staging all’acquisto diretto per chi ha urgenza di liberare un immobile a Napoli o provincia – rende la segnalazione un gesto di aiuto concreto.
Un vantaggio per tutti
In questa economia della segnalazione non ci sono perdenti.
Chi vende trova una soluzione professionale e spesso risolve situazioni bloccate da tempo.
La società acquisisce immobili senza investimenti pubblicitari inutili.
Il segnalatore ottiene un guadagno economico semplicemente prestando attenzione a ciò che accade intorno a sé.
In un mondo sempre più digitale, paradossalmente, il valore più grande resta quello delle relazioni umane.
La prossima volta che senti qualcuno lamentarsi delle spese di una casa vuota o annunciare un trasferimento imminente, ricordalo: non è solo una chiacchierata. È un’opportunità.
In un mercato affollato di annunci, il vero vantaggio competitivo resta l’informazione. E chi la intercetta per primo, oggi, ha più strumenti per trasformarla in valore.


