Straordinario successo per il Premio “Donna lo devi a te”: premiata la famiglia di Melania Rea

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Riceviamo e pubblichiamo   Grande partecipazione e profonda emozione hanno caratterizzato l’evento svoltosi il 13 febbraio 2026 presso il Santuario di Santa Maria a Parete in occasione del Premio “Donna lo devi a te”, organizzato dall’Associazione Giuridicamente, presieduta dall’avvocato Giovanna Russo che si mostr fiera e commossa Un appuntamento che ha celebrato la forza e la resilienza delle donne, dando voce a chi ha saputo trasformare le ferite del passato in coraggio, diventando esempio e sostegno per tutte le altre. Un messaggio potente, rivolto anche alle istituzioni, con cui è stata rilanciata la battaglia per il riconoscimento nazionale dell’alopecia, ricevendo una risposta concreta e significativa da parte delle autorità presenti. Tra gli interventi istituzionali di rilievo: il Presidente del Consiglio Regionale, Massimiliano Manfredi; il Vice Presidente della Presidenza del Consiglio di Stato, Francesco Urraro; la presidente dei Lions Giovanna Sepe e dei Leo Emanuela Russo; la rappresentante della CGIL, Elisa Laudiero; oltre a numerose altre autorità civili e militari che hanno reso il parterre davvero eccezionale. Il comitato scientifico, composto da personalità di grande spessore già presentate nei precedenti comunicati, si conferma la punta di diamante dell’iniziativa. Tra le premiate di eccezione: la mamma di Giò Gio; la famiglia di Melania Rea, già insignita in precedenza Nel Silenzio di una Casa, la Forza della Memoria: uno dei momenti più Toccanti del Premio “Donna, Lo Devi Te” Uno dei momenti più intensi e profondi della quinta edizione del Premio “Donna, lo Devi Te” è stato, senza dubbio, il conferimento del riconoscimento alla famiglia di Melania Rea. Non è stato un momento da palcoscenico. Non c’erano luci, né applausi. C’era il silenzio, quello vero. Quello che parla al cuore. Il premio è stato consegnato in una dimensione intima, nella casa della famiglia di Melania. Un luogo che custodisce memoria, dolore, ma anche una straordinaria dignità. In quella casa si percepisce ancora forte la presenza di una donna barbaramente uccisa, ma soprattutto si respira l’amore di una famiglia che non ha mai smesso di difenderne il valore, il nome, l’onore. Come Presidente dell’Associazione Giuridicamente e ideatrice del Premio “Donna, lo Devi Te”, sento che questo è stato uno dei momenti più veri e toccanti mai vissuti nelle cinque edizioni del premio. Guardare negli occhi la famiglia di Melania, consegnare quel riconoscimento, percepire la forza composta con cui hanno mantenuto alta la dignità e il valore della loro figlia… è stato qualcosa che va oltre le parole. È stato un abbraccio silenzioso. È stato un atto di memoria. È stato un impegno rinnovato.) Questo premio non è solo un simbolo. È una promessa. La promessa di non dimenticare. La promessa di continuare a lottare contro ogni forma di violenza di genere. La promessa di trasformare il dolore in responsabilità collettiva. Tra le altre premiate: la signora Anna Golia mamma di bambini speciali  e insegnante la dirigente della Polizia di Nola, Giovanna Salerno; Lina la Marca, Presidente dell’Associazione Giaguaro; l’artista Gina Graziano; la direttrice di Provincia Online, Gabriella Bellini; Il reparto di ostetricia dell’ospedale di Nola e l’Icam di Lauro Riconoscimenti speciali sono stati inoltre conferiti alle eccellenze del territorio, tra cui: Vittoria Nappi, autrice di La vie en rose, donna di cultura e simbolo di resilienza; Celeste Napoletano, per aver curato nei minimi dettagli la mostra “Petali di Forza”, realizzata grazie alla collaborazione di artisti e relatori intervenuti. Un sentito ringraziamento è stato rivolto dall’avvocato Russo a tutti i partner della serata che continuano a sostenere con entusiasmo l’iniziativa, in particolare: Conad di Nola, nella persona di Mariagrazia Galeotafiore, per aver contribuito all’allestimento offrendo il catering; il Bar Soul di Nola; il Bar Sepe di Liveri.  

Nel nostro Carnevale ci sono le tracce di due feste di Roma antica: Lupercalia e Saturnalia

La festa dei “Lupercalia” si celebrava tra il 13 e il 15 febbraio, affidava le greggi alla protezione di Fauno Luperco ed era caratterizzata da complesse cerimonie che avevano lo scopo di favorire la fecondità delle donne. Dai “Saturnalia” il Carnevale ha ereditato i temi della “comissatio”, cioè la “baldoria” (Weeber): banchetti, fiumi di vino, musica, danza, e il momento della “mascherata””: a Roma, durante i “Saturnalia”, i servi diventavano padroni e i padroni servi. Correda l’articolo l’immagine di un quadro di Lawrence Alma- Tadema “The vintage festival”.   La festa dei “Saturnalia” per secoli si celebrò il 17 dicembre, Augusto la prolungò fino al 20, e Domiziano fino al 24. La festa prendeva nome da Saturno, il dio dell’età dell’oro, uno dei patroni dell’agricoltura, protettore, in particolare, della semina invernale: ma nessuno sapeva con certezza – lo dichiara Macrobio- quale fosse l’origine dei riti e delle cerimonie che si svolgevano in quei giorni di frenetica “licenza”, in cui era consentito violare le regole e infrangere le norme.  Ritiene lo Scullard che gli eccessi servissero a cancellare la paura del solstizio d’inverno, quando le tenebre della notte arrivano presto e la luce del sole si offusca e si raffredda. E il desiderio di esorcizzare in qualche modo le rivolte “servili” e, contemporaneamente, di ricordare la mitica età dell’oro, l’età della cuccagna che Saturno aveva donato agli uomini, spinse i Romani a concedere agli schiavi e ai liberti la “licenza” di parlare liberamente, in quei giorni, ai loro padroni, di liberare lo stomaco e il fegato dalla bile che vi si era accumulata per un anno intero. Seneca e Ateneo confermano che gli schiavi durante la festa diventavano uomini liberi e i padroni, come loro servi, organizzavano il banchetto, in memoria del fatto che durante il regno di Saturno tutti gli uomini erano liberi. Inoltre veniva eletto, tramite estrazione a sorte, un “princeps”, una caricatura della classe nobile, a cui veniva assegnato ogni potere sulla festa stessa: egli si copriva il volto con una buffa maschera e indossava vesti dai colori sgargianti tra cui predominava il rosso, il colore degli dei e degli imperatori. In questi giorni di festa, caratterizzati “da una chiassosa allegria, da attività folli e da sfrenatezza” (Weeber), veniva sospeso il divieto dei giochi d’azzardo, e in tutte le osterie volavano lungo i tavoli i dadi di argilla, di osso, di avorio e le “tessere” di metallo, e niente poteva impedire ai giocatori di svuotare senza sosta le anfore del “mulsum”, il vino trattato con il miele, e di concludere i giochi con risse da gladiatori.  Luciano scrive nell’opera “Saturnalia” che in quei sette giorni di festa era proibito soltanto intraprendere “azioni serie e importanti: ma ubriacarmi, esultare, giocare a dadi, ospitare schiavi, cantare e danzare nudo, imbrattarmi il volto di fuliggine e farmi gettare nell’acqua gelida, questo posso farlo finché voglio”. Racconta Cicerone nella quinta orazione contro Verre che durante le “baldorie” alcuni convitati restavano stesi a terra, come le vittime di una battaglia, “e i più se ne stavano sparpagliati, senza coscienza.” Questa festa in onore di Saturno influì, soprattutto perché si svolgeva a dicembre, anche sul Natale cristiano, a cui trasmise il rito dello scambio dei doni. Marziale, povero “cliens”, ci conferma che i ricchi signori ai loro “clientes”, ai miseri che avevano il compito di riverirli e accompagnarli in corteo quando comparivano in pubblico, donavano non più bambole di terracotta, come accadeva nel remoto passato, ma spezie, verdure, frutta, carne di maiale, ostriche, pentole, calici, posate, abiti, libri e profumi. E dolci, e anche il sanguinaccio, di cui parla Ateneo. Ci dice Giovenale, anche lui misero “cliens” come il collega Marziale, che durante i “Saturnalia” i ricchi andavano a comprare i doni in un mercato che era aperto solo in quei giorni nel quartiere del commercio, la “Saepta”, che secoli dopo divenne l’ingresso di Piazza Navona.

Rider pagati meno di 3 euro a consegna: piattaforma sotto controllo giudiziario

Indagine sul sistema di gestione dei fattorini in Italia: compensi molto bassi, turni estenuanti e penalizzazioni. Disposta l’amministrazione giudiziaria per la società che gestisce Glovo nel nostro Paese.

Zaino termico sulle spalle, bici elettrica o scooter, consegne che si susseguono senza sosta. Una scena ormai quotidiana, ma dietro la crescita del food delivery emergono criticità pesanti sul fronte delle condizioni di lavoro.

La società che in Italia gestisce la piattaforma Glovo, ovvero Foodinho srl, è stata posta sotto controllo giudiziario nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza lo sfruttamento della manodopera. Secondo gli inquirenti, i vertici avrebbero adottato pratiche che avrebbero portato a compensi estremamente bassi per i rider.

Compensi inferiori ai minimi contrattuali

Dalle indagini emerge che i fattorini avrebbero percepito somme fino all’81% inferiori rispetto ai parametri della contrattazione collettiva e, in alcuni casi, fino al 76% sotto la soglia di povertà. (Fonte l’Avvenire)

Le testimonianze raccolte delineano un quadro di grande precarietà. Un rider ha raccontato di lavorare con partita Iva, utilizzando una bici elettrica acquistata di tasca propria, e di ricevere in media 2,50 euro a consegna.

Altri parlano di guadagni mensili compresi tra 800 e 900 euro, a fronte di 12 ore di lavoro al giorno. A questo si aggiungerebbero penalizzazioni economiche in caso di ritardi nelle consegne, incidendo ulteriormente su compensi già contenuti.

Lavoratori autonomi solo sulla carta?

Il modello contestato si basa sull’inquadramento dei rider come lavoratori autonomi. Formalmente titolari di partita Iva, ma inseriti in un sistema organizzato dalla piattaforma, con regole, punteggi e meccanismi di assegnazione delle consegne.

Secondo l’accusa, l’azienda avrebbe approfittato dello stato di bisogno di molti lavoratori, spesso stranieri, sfruttando una condizione di fragilità economica.

Negli ultimi anni il tema delle tutele per i rider è stato oggetto di interventi normativi e decisioni giudiziarie che hanno cercato di definire meglio diritti e obblighi nel settore del delivery. Tuttavia, il dibattito resta aperto.

Cosa comporta il controllo giudiziario

Il provvedimento disposto non prevede la sospensione dell’attività. Attraverso il controllo giudiziario viene nominato un amministratore incaricato di vigilare sull’operato dell’impresa, verificando che vengano rispettate le norme e garantendo la continuità aziendale.L’obiettivo è riportare l’attività entro binari di legalità, senza interrompere il servizio.

Fonte dati: l’Avvenire

Somma Vesuviana, Laudato Sì: “Riflessioni su politica, desiderio e responsabilità”

Somma Vesuviana è un paese dove la politica entra spesso nelle conversazioni quotidiane. Al bar, per strada, nelle famiglie. Tutti hanno qualcosa da dire, tutti hanno un’opinione. Eppure, nonostante questo, da anni molti cittadini hanno la sensazione che le cose cambino poco. C’è un’immagine che aiuta a capire questa sensazione: quella del cassetto. Un cassetto che dovrebbe contenere sogni, idee, progetti per la comunità, ma che col tempo si riempie di altro. Ruoli, ambizioni personali, equilibri da difendere. È lì che, senza accorgercene, può nascere il diavolo. Nel romanzo Il diavolo nel cassetto, la voglia di scrivere si trasforma in una febbre collettiva. Tutti vogliono scrivere, tutti si sentono scrittori, ma la scrittura perde il suo senso. Non è più ricerca, fatica, responsabilità. Diventa ossessione, rumore, competizione. Alla fine, ciò che doveva liberare finisce per distruggere. Qualcosa di simile accade quando la politica smette di essere servizio e diventa desiderio di potere. A Somma Vesuviana, soprattutto nei periodi elettorali, sembra che tutti vogliano “fare politica”. Ma non sempre per cambiare davvero le cose. Spesso per contare, per proteggersi, per non restare ai margini. Il sogno di migliorare il paese si mescola con l’interesse personale, e il confine diventa sempre più sottile. Così il cassetto si riempie. E dentro, insieme ai sogni, cresce anche il diavolo. Le differenze politiche si confondono, i comportamenti si somigliano, le promesse si ripetono. Cambiano i nomi, ma il modo di amministrare resta uguale. La politica, come la scrittura nel romanzo, perde peso e significato. Non costruisce, non apre, non libera. Occupa. I cittadini lo sentono. Lo sentono quando un diritto sembra un favore. Quando per risolvere un problema serve conoscere qualcuno. Quando fare domande diventa scomodo. E allora molti si ritirano. Non per disinteresse, ma per stanchezza. Il voto perde forza, la partecipazione si spegne, il sogno torna nel cassetto. Ma il diavolo resta. Il problema, come nel romanzo, non è l’atto in sé. Scrivere non è il male. Fare politica non è il male. Il male nasce quando il desiderio prende il posto della responsabilità. Amministrare un paese dovrebbe essere un peso, non un rifugio. Una fatica, non una scorciatoia. Richiede competenza, trasparenza, capacità di rispondere delle proprie scelte. Quando questo manca, il potere diventa autoreferenziale e il cassetto smette di essere un luogo di speranza. Forse il primo passo non è trovare nuovi protagonisti, ma riordinare quel cassetto. Separare i sogni dagli interessi, le ambizioni personali dal bene comune. Tornare a fare domande semplici, comprensibili a tutti: perché vuoi governare? cosa sei disposto a perdere? cosa cambierà davvero? Perché un sogno chiuso troppo a lungo può marcire. E un cassetto pieno di desideri senza responsabilità, prima o poi, libera il suo diavolo. Avvocato Vincenzo Nocerino- Referente Comunità Laudato Si  Sez Somma Vesuviana  

Il tuo TFR non resterà più in azienda: cosa succede davvero dal 1° luglio 2026

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Dal 2026 cambia il destino del TFR per molti lavoratori italiani. La nuova Legge di Bilancio introduce un meccanismo che, senza particolari comunicazioni dirette, modificherà il modo in cui viene gestito questo importante accantonamento. L’obiettivo è di rafforzare la previdenza complementare, cioè i fondi pensione integrativi, in un contesto in cui le pensioni pubbliche rischiano di essere meno sufficienti rispetto al passato.   

Cos’è il TFR e perché è importante

Il TFR, acronimo di Trattamento di Fine Rapporto, è una somma di denaro che il datore di lavoro accantona ogni mese per il dipendente. Si tratta, in sostanza, di una parte dello stipendio che non viene pagata subito, ma viene conservata e restituita al lavoratore al termine del rapporto di lavoro, oppure destinata a un fondo pensione.

Tradizionalmente, il TFR può essere lasciato in azienda oppure versato in un fondo pensione integrativo, che consente di accumulare risorse utili per integrare la pensione futura.

Pensioni più basse, cresce il ruolo dei fondi integrativi

La riforma nasce da un dato ormai noto: negli anni futuri la pensione pubblica coprirà una percentuale sempre più ridotta dell’ultimo stipendio percepito. Questo significa che molti lavoratori potrebbero trovarsi, al momento del pensionamento, con entrate inferiori rispetto a quelle a cui erano abituati durante la vita lavorativa.

Per questo motivo, il governo punta a incentivare forme di risparmio previdenziale alternative, come i fondi pensione, che permettono di costruire una rendita aggiuntiva.

Dal 1° luglio 2026 scatta il “silenzio-assenso”

La novità più significativa riguarda i nuovi assunti. A partire dal 1° luglio 2026, chi inizierà un nuovo lavoro avrà 60 giorni di tempo per decidere dove destinare il proprio TFR.

Se il lavoratore non farà alcuna scelta entro questo periodo, il TFR verrà automaticamente trasferito a un fondo pensione. In passato, invece, in assenza di una decisione esplicita, il TFR restava automaticamente in azienda.

È importante sottolineare che non si tratta di un obbligo: il lavoratore potrà comunque scegliere di lasciarlo in azienda o indirizzarlo verso un fondo specifico. Tuttavia, sarà necessario comunicarlo in modo chiaro.

Dove finirà il TFR se non si sceglie

Nel caso in cui il lavoratore non esprima alcuna preferenza, il TFR sarà destinato al fondo pensione previsto dal contratto collettivo applicato in azienda. Se esistono più opzioni, verrà selezionato quello con il maggior numero di iscritti. Dove non è previsto alcun fondo specifico, entrerà in gioco il fondo residuale previsto dalla normativa.

Anche chi è già assunto dovrà prestare attenzione: chi ha già aderito a un fondo pensione continuerà normalmente, mentre chi aveva scelto di lasciare il TFR in azienda potrebbe dover confermare la propria decisione per evitare il trasferimento automatico.

Più vantaggi fiscali per chi aderisce ai fondi pensione

La riforma prevede anche un incentivo fiscale. Il limite massimo dei contributi che possono essere dedotti dalle tasse aumenta, consentendo ai lavoratori di ottenere un piccolo beneficio fiscale aggiuntivo.

Questo significa che versare il TFR o altri contributi in un fondo pensione potrà ridurre leggermente il reddito su cui vengono calcolate le imposte.

Una scelta sempre più centrale per il futuro

Le nuove regole rappresentano un cambiamento importante, perché spostano il sistema verso una maggiore responsabilità individuale nella costruzione della pensione futura. Il TFR non è solo una liquidazione di fine lavoro, ma può diventare uno strumento per garantirsi maggiore sicurezza economica negli anni della pensione.

Per questo motivo, informarsi e scegliere consapevolmente dove destinare il proprio TFR diventerà sempre più importante per i lavoratori, soprattutto per le nuove generazioni.

Divampa incendio nel cortile del Sannazaro, danni al teatro

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  Notte di paura nel cuore di Chiaia, a Napoli, dove un incendio di vaste proporzioni ha colpito un cortile nella zona del Teatro Sannazaro. Le fiamme hanno interessato in particolare la parte superiore dell’edificio, con la cupola che sarebbe stata gravemente danneggiata dal rogo. L’incendio si è sviluppato improvvisamente, sprigionando un fumo denso che ha invaso le strade circostanti. L’aria è diventata rapidamente irrespirabile, costringendo molti residenti ad affacciarsi alle finestre o a scendere in strada per capire cosa stesse accadendo. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco, che hanno operato per diverse ore con mezzi e autobotti per domare le fiamme e mettere in sicurezza l’area. La priorità è stata evitare che il fuoco si propagasse ai palazzi vicini, alcuni dei quali avrebbero riportato danni a causa del calore e del fumo. Nel corso dell’emergenza alcune persone sarebbero rimaste intossicate e soccorse dal personale sanitario. Non si registrano, al momento, feriti gravi, ma la situazione ha richiesto un imponente dispiegamento di forze. Le autorità stanno ora lavorando per chiarire le cause del rogo. Non si esclude alcuna ipotesi: dai guasti tecnici a eventuali fattori accidentali. L’area resta sotto osservazione per consentire ulteriori verifiche strutturali. Il bilancio è pesante soprattutto per il valore storico e culturale dell’edificio coinvolto. La comunità guarda con preoccupazione ai possibili danni interni, mentre si attendono aggiornamenti ufficiali sulle condizioni della struttura e sugli interventi necessari per il ripristino.

Accoltellato il figlio 18enne della tiktoker Rita De Crescenzo

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È finito in ospedale il figlio 18enne della tiktoker Rita De Crescenzo, ferito nel pomeriggio di oggi nel centro cittadino. Il giovane è stato colpito con un’arma da taglio ed è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini.

A riportare la notizia è Fanpage.it, che sottolinea come le condizioni del ragazzo non siano gravi. La ferita, localizzata alla gamba, è stata medicata dai sanitari che hanno escluso complicazioni importanti e stabilito una prognosi di sette giorni.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato del commissariato Montecalvario, che hanno avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle cause del ferimento né sull’eventuale coinvolgimento di altre persone.

L’episodio riporta all’attenzione un nome già noto alle cronache. Il giovane, diventato maggiorenne lo scorso ottobre, era stato protagonista di un caso nel 2024, quando fu rintracciato dopo essersi allontanato da una casa famiglia. All’epoca era stato fermato mentre circolava in scooter senza patente e successivamente riaffidato ai servizi sociali.

In quell’occasione, fuori dagli uffici della Municipale si erano radunate numerose persone, mentre la madre aveva raccontato l’accaduto attraverso diversi video pubblicati sui social.

Adesso la priorità resta la salute del ragazzo, che fortunatamente non versa in pericolo di vita. Le forze dell’ordine stanno raccogliendo elementi utili per chiarire cosa sia accaduto nelle ore precedenti al ferimento e accertare eventuali responsabilità.

Sant’Anastasia, regi lagni: al via interventi di pulizia e messa in sicurezza

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Riceviamo e pubblichiamo   L’ambiente in primo piano. Dopo numerose note formali, l’Amministrazione Comunale di Sant’Anastasia, guidata dal Sindaco dott. Carmine Esposito, ha dato finalmente avvio alla pulizia dei “Regi Lagni”. Un successo che conferma, ancora una volta, il costante impegno a tutela dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini. Con l’ordinanza sindacale n. 1 del 13 gennaio 2026, il Comune ha infatti assunto una posizione ferma e decisa per garantire la manutenzione dei Regi Lagni Sorbo e Spirito Santo, alvei di competenza regionale che attraversano il territorio comunale. Da mesi l’Amministrazione si batte con determinazione per ottenere dalla Regione Campania gli interventi necessari alla pulizia e alla messa in sicurezza di questi importanti alvei. Un impegno documentato da una serie di solleciti ufficiali e che ha portato al Protocollo d’Intesa siglato nell’ottobre 2025, con cui venivano affidati i lavori alla società SMA Campania S.p.A. “La sicurezza dei nostri concittadini non può attendere”, dichiara il Sindaco. “Abbiamo il dovere di agire con tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione. La presenza di vegetazione infestante, accumuli di detriti e la riduzione del franco idraulico rappresentano un pericolo concreto in vista delle precipitazioni tipiche della stagione invernale”. I sopralluoghi tecnici condotti nel settembre 2025, alla presenza di rappresentanti regionali, del Consorzio di Bonifica e della SMA Campania, hanno evidenziato criticità allarmanti su circa 2.600 metri complessivi di alveo. In particolare, l’Alveo Sorbo presenta accumuli di detriti nelle zone di via Monsignor Cesare Romeo, via Capodivilla, Cupa San Patrizio e nel tratto sottostante il cimitero comunale, dove il rischio di esondazione è particolarmente elevato. Situazioni analoghe interessano l’Alveo Spirito Santo, specialmente nei tratti di via delle Gemme, via Saracari e via Eduardo De Filippo. “Questa Amministrazione – prosegue il Sindaco – ha dimostrato con i fatti la propria attenzione all’ambiente e alla salute pubblica. Non possiamo permettere che la tutela del territorio e l’incolumità dei cittadini siano compromesse da ritardi burocratici. Siamo pronti ad assumerci ogni responsabilità pur di garantire la sicurezza della nostra comunità”. L’Amministrazione Comunale continuerà a monitorare costantemente la situazione e ad agire con la massima determinazione nell’interesse della collettività, confermando ancora una volta che la tutela dell’ambiente e la sicurezza dei cittadini rappresentano priorità assolute e non negoziabili.

Cuore “bruciato” trapiantato a bimbo di 2 anni: la mamma non si arrende. Ministro invita alla fiducia

Il caso del cuore “bruciato” e trapiantato a un bambino di Nola di appena 2 anni e 3 mesi all’ospedale Monaldi di Napoli continua a sollevare interrogativi e ad allargare il fronte dell’inchiesta. Al centro degli accertamenti c’è il contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo, risultato poi danneggiato: secondo quanto emerso, non sarebbe stato impiegato un dispositivo tecnologico in grado di monitorare costantemente la temperatura.

Dopo il sequestro del box da parte dei Carabinieri del Nas di Napoli, si è appreso che il cuore sarebbe stato trasferito in un contenitore di plastica rigida e non in uno strumento avanzato con controllo termico. Una circostanza ritenuta cruciale dagli investigatori.

Tra le ipotesi al vaglio, quella secondo cui l’organo sarebbe stato compromesso da temperature eccessivamente basse. In particolare, invece del ghiaccio tradizionale, sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco, capace di raggiungere anche i -80 gradi. Una condizione che avrebbe provocato la “bruciatura” di parte delle fibre del muscolo cardiaco, rendendo il cuore inutilizzabile. Sugli aspetti legati al trasporto e all’impiego del ghiaccio secco stanno lavorando anche i Carabinieri del Nas di Trento, competenti su Bolzano, città dalla quale l’equipe partenopea si era recata per il prelievo, insieme ad altri medici provenienti da diverse località per l’espianto di ulteriori organi.

Intanto il piccolo è ricoverato da due mesi in condizioni gravissime, collegato a una macchina salvavita. La madre, dopo aver parlato con i sanitari del Monaldi, ha dichiarato: “oggi sarebbe ancora operabile, qualora ci fosse la disponibilità di un organo; domani i medici faranno una nuova valutazione”.

A chi le chiedeva delle condizioni del figlio durante un consulto medico, la donna ha risposto: “Non so, aspetto i medici”, aggiungendo poi: “Mi aspetto che sia ancora trapiantabile, io non mollo, la speranza non la perdo”.

La signora ha inoltre riferito di non aver ricevuto telefonate dalle istituzioni.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci: “Il nostro è un sistema sanitario pubblico di elevata eccellenza anche in grado di gestire situazioni complesse e i cittadini non devono perdere la fiducia”. E ancora: “Vogliamo continuare su questa strada, però è importante veramente fare chiarezza e togliere ogni dubbio perché ripeto, la sanità pubblica italiana funziona, è una sanità di eccellenza con tanti professionisti che vi operano. Quindi, dobbiamo far sì che i cittadini continuino ad avere fiducia nella sanità pubblica e chi compie un atto così nobile come quello di donare un organo sappia che poi quell’organo verrà usato nel miglior modo possibile per donare vite, per salvare vite come è accaduto fino ad oggi”.

L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, parla di “ore disperate” e solleva ulteriori dubbi: “Mi chiedo se nei due mesi trascorsi dal trapianto del cuore danneggiato siano state valutate tutte le altre possibilità per salvare la vita del bambino, compresa quella di un cuore artificiale sperimentale come quello cui lavora il professor Russo del Niguarda”.

Lo stesso legale precisa: “Il professor Russo si è detto disponibile a una valutazione, ma ovviamente avrebbe bisogno di ricevere la cartella clinica dal Monaldi. Vedremo se potrà esprimere un suo parere. Ma in ogni caso non possiamo non chiederci se dal 23 dicembre a oggi ci si sia limitati ad attendere un cuore nuovo o siano state esperite tutte le reali possibilità”.

Dall’ospedale Niguarda di Milano, però, è arrivata una precisazione netta: non c’è stata “nessuna interlocuzione e nessuna presa in carico” del bambino e nessun contatto con il professor Claudio Russo. Secondo quanto riferito, il centro di riferimento resta l’ospedale Bambino Gesù.

Il Lotto premia la Campania: festa a Marigliano con una vincita da 14.750 euro

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La fortuna torna a bussare in Campania e questa volta sorride anche a Marigliano. Nell’ultimo concorso del Lotto, come riporta Agipronews, la città dell’area nolana festeggia una vincita da 14.750 euro centrata presso il punto vendita di Corso Umberto I grazie a tre ambi e un terno. Un colpo che accende l’entusiasmo in città e che conferma ancora una volta quanto la dea bendata continui a guardare con attenzione al territorio napoletano.

La vincita di Marigliano si inserisce in un fine settimana particolarmente fortunato per la regione. Tra i concorsi di venerdì 13 e sabato 14 febbraio, infatti, in Campania sono stati distribuiti oltre 112mila euro tra i premi maggiori. Ma è proprio il centro di Marigliano a far parlare di sé, con una combinazione che ha regalato quasi 15mila euro al fortunato giocatore, probabilmente grazie a numeri studiati o magari legati alla tradizione della Smorfia.

Il premio più alto del weekend campano è stato centrato a Poggiomarino, in via San Marzano, con una vincita da 216.600 euro ottenuta grazie a sei ambi, quattro terni, una quaterna e una giocata Lottopiù. A Napoli, invece, doppio colpo: 50mila euro in via Bernardo Cavallino con un ambo e 47.500 euro in via Argine con tre ambi e un terno.

Complessivamente, l’ultimo concorso del Lotto ha distribuito premi per 28,5 milioni di euro in tutta Italia, portando il totale delle vincite dall’inizio del 2026 a 199,4 milioni di euro. Numeri importanti che confermano la passione degli italiani per il gioco e che, questa volta, fanno sorridere anche Marigliano.