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Il Sannazzaro non si ferma: artisti e iniziative locali insieme per la ricostruzione
Sono tanti gli artisti e le iniziative che, a seguito del tragico episodio che ha coinvolto il teatro Sannazzaro di Napoli, cui cupola è andata in fiamme, vogliono contribuire alla sua rinascita.
I danni ammontano a circa 60-70 milioni di euro e c’è massima solidarietà nei confronti della proprietaria e direttrice artistica Lara Sansone. Una delle prime artiste ad esprimersi a riguardo è stata Marisa Laurito che, con un appello alle istituzioni, chiede di muoversi rapidamente. Il motto deve essere “ricostruire subito”.
Lo scrittore e sceneggiatore Maurizio De Giovanni, sia in qualità di rappresentante della Fondazione Premio Napoli sia a titolo personale, ha indetto una raccolta fondi con iniziative culturali, richiamando l’attenzione di attori e membri del mondo dello spettacolo pronti a partecipare.
Tra i nomi delle celebrità coinvolte c’è anche Alessandro Gassman che, in un post, ha dichiarato di essere “a disposizione per sostenere la rinascita del teatro Sannazzaro”, così come il cantante Gabriele Esposito e molti altri.
La Fondazione Nino Taranto e la Croce Rossa di Napoli hanno sottoscritto un manifesto pubblico a sostegno dell’iniziativa, aperto alle firme di importanti personalità del mondo della cultura e dello spettacolo.
Anche alcuni comuni del napoletano si stanno muovendo con raccolte fondi. A Pomigliano d’Arco, ad esempio, dopo il successo delle edizioni estiva e invernale del festival “I nostri miti”, l’ideatore Totò Caprioli ha annunciato un’edizione primaverile intitolata “Il teatro rinasce”: i fondi saranno interamente devoluti alla ricostruzione del Sannazzaro.
Quando il mare non bagna più Napoli: il rogo del Sannazaro e la ferita della cultura
Secondo le prime ricostruzioni, il fuoco sarebbe partito da un edificio adiacente, estendendosi poi alla struttura lignea del teatro. «Rimane ben poco», hanno dichiarato i vigili del fuoco intervenuti sul posto. Gli interni sono completamente distrutti, la cupola sulla platea è crollata, danneggiando palchi, stucchi e apparati decorativi ottocenteschi. Il bilancio, per quanto non segnato da vittime, resta pesantissimo: diverse persone intossicate dal fumo, alcune ricoverate in ospedale. Almeno 22 abitazioni evacuate nelle immediate vicinanze, con circa 60 residenti costretti a lasciare le proprie case e danni ingenti anche agli edifici circostanti.
“Ci vorrebbe un libro…” per raccontare cosa rappresentava davvero quel teatro. Per spiegare alle nuove generazioni chi era Luisa Conte, cosa significava la tradizione scenica napoletana, perché una sala ottocentesca poteva essere ancora necessaria nel presente digitale. In attesa di leggerlo, oggi ritorniamo alle parole di Anna Maria Ortese, che si fanno carne viva e dolorante… bruciante sotto il peso del fuoco.
«Qui il mare non bagna Napoli» non è negazione geografica, ma morale. Ricostruisce l’immagine stessa di Napoli, in cui la bellezza naturale non riesce a raggiungere ogni luogo, ogni vita, ogni destino. Una città dove esistono zone d’ombra che il mare, simbolo di respiro, apertura e speranza, non lambisce. Oggi quella stessa sensazione attraversa Chiaia con il mare a pochi passi, eppure non capace di arrivare in tempo a spegnere il fuoco. Un Mare che… Non ha bagnato il Sannazaro. Davanti alle macerie, a bagnare sono le lacrime, tra cui quelle di Lara Sansone, nipote di Luisa Conte e direttrice artistica della sala. Il volto più umano di questa tragedia culturale. Attrice nota anche al grande pubblico televisivo per la soap “Un posto al sole”, Sansone aveva raccolto l’eredità familiare custodendo, insieme al marito Sasà Vanorio, il Sannazaro come una bomboniera teatrale: un luogo di tradizione viva, non museale, dove il repertorio napoletano continuava a respirare.
Era il 1994 quando, alla morte della grande Luisa Conte, Lara ha rilevato il teatro. Da allora la sua direzione ha intrecciato produzioni di tradizione accanto a linguaggi contemporanei, revival dei grandi classici del repertorio napoletano, iniziative identitarie come la riscoperta del Café Chantant, forma di varietà musicale e cabarettistico, profondamente radicata nella memoria cittadina.
È da questo lungo lavoro, paziente e appassionato, che nasce la speranza. Perché quella di Lara Sansone è stata una vera impresa culturale, portata avanti come donna e imprenditrice teatrale — un unicum nel panorama napoletano —. Ed è proprio nella forza di questa guida, nella sua ostinata fedeltà alla scena e alla città, che si può immaginare la rinascita, con un Sannazaro ricostruito nei muri e nell’anima. Come la fenice, che la scena possa riaprirsi e gridare “Post fata resurgo”, locuzione latina che tradotta letteralmente significa “dopo la morte mi rialzo”.
La lezione della letteratura di Anna Maria Ortese ne “Il mare non bagna Napoli” raccontava una città ferita, smarrita, attraversata da ombre profonde, eppure mai del tutto priva di grazia. Perché, anche dentro lo spaesamento e il dolore, Napoli conservava — e conserva — una riserva segreta di umanità e bellezza, una possibilità di riscatto che resiste al tempo e alle macerie. È in quella stessa visione che oggi si può continuare a credere: che il mare, anche quando sembra lontano, trovi sempre il modo di tornare a bagnare la città, e i suoi teatri.
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Cani salvati dalla strada uccisi da cibo killer
A Cercola diversi cani salvati dalla strada sono stati uccisi con del cibo avvelenato per il loro abbaiare
Questa è la vicenda che si è verificata a Cercola, dove alcuni cani salvati anni fa dalla strada e adottati da una famiglia del posto, sono stati avvelenati da cibo killer e purtroppo non ce l’hanno fatta.
Il motivo di questo avvelenamento, stando alle prime informazioni, dovrebbe essere il fastidio accusato da un vicino di casa della famiglia per l’abbaiare delle creature.
I proprietari hanno subito sporto denuncia e dalle ricostruzioni dell’accaduto è emerso che il vicino avrebbe lanciato il cibo avvelenato nel piazzale dell’abitazione, in modo da attirare l’attenzione dei cani.
Però, l’esca avvelenata ha attirato anche un cagnolino non di proprietà di questa famiglia che, sentendo l’odore del cibo killer, è riuscito ad infilarsi tra le ringhiere mangiando ciò che poi lo avrebbe ucciso.
L’episodio barbaro è stato condiviso dal deputato Francesco Emilio Borrelli, a cui è stato segnalato il caso. Sui social ha dichiarato: “Siamo di fronte a un atto di una malvagità senza confini. Uccidere esseri innocenti che erano stati strappati alla strada e che avevano finalmente trovato l’amore di una famiglia è un crimine ignobile. Abbiamo ricevuto la segnalazione di questo sterminio domestico e non resteremo a guardare. È già stata sporta denuncia e a giorni l’autopsia dei medici veterinari chiarirà quale tipo di veleno sia stato utilizzato.”
Ha affermato fermamente che ci sarà giustizia per queste povere creature e per le loro famiglie e che seguirà l’iter giudiziario: “Chi usa il veleno per risolvere i propri ‘fastidi’ di vicinato è un individuo pericoloso per la società. Non si tratta solo di una lite tra condomini, ma di una condotta criminale che va punita con il massimo della pena prevista. Chiediamo giustizia per queste povere creature e per i loro proprietari distrutti dal dolore. Monitoreremo l’iter giudiziario affinché questo gesto non resti impunito: chi è capace di tanta crudeltà verso gli animali rappresenta una minaccia costante per tutti”.

