“Il PD di Marigliano rilancia l’attività politica sul territorio con una scelta unitaria dopo un confronto costruttivo di tante iscritte e iscritti sulle prospettive della città. Esprimo perciò i migliori auguri di buon lavoro al nuovo segretario cittadino Emanuele Perna e al nuovo organismo dirigente eletto. Con il Sindaco Gaetano Bocchino abbiamo costruito da mesi un percorso amministrativo chiaro che rappresenta una delle migliori esperienze civiche del campo progressista nell’area metropolitana di Napoli, per la forte attenzione alle problematiche sociali e ambientali e per la rinnovata centralità del Comune di Marigliano nella Regione Campania. Il circolo PD da oggi può proseguire con forza l’impegno politico nella città, rafforzando la coesione politica della maggioranza di centrosinistra e il lavoro dell’amministrazione comunale, con un’apertura costante alle migliori energie del territorio.” Lo dichiara Francesco Dinacci, Segretario Metropolitano PD Napoli, che ha partecipato al congresso cittadino del Pd di Marigliano
Nuovi sviluppi nell’indagine sull’omicidio di Ottavio Colalongo, assassinato in un agguato avvenuto lo scorso 17 dicembre in via Giuseppe Garibaldi. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Nicola Luongo, Antonio Covone e Antonio Aloia.
Il provvedimento, firmato dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ipotizza per i tre indagati responsabilità nell’organizzazione e nell’esecuzione del raid mortale. Le accuse sono di omicidio e detenzione e porto illegale di arma comune da sparo, aggravati dal metodo mafioso.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il delitto sarebbe maturato nell’ambito della competizione tra gruppi criminali attivi tra Scisciano, Marigliano e San Vitaliano. L’obiettivo sarebbe stato quello di consolidare il controllo sulle piazze di spaccio e sulle altre attività illecite della zona.
Le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza hanno documentato l’arrivo dei killer su una moto e la successiva fuga. Colalongo avrebbe tentato di sottrarsi all’agguato, ma dopo una breve colluttazione è stato colpito mortalmente e lasciato a terra.
Durante la fuga i sicari avrebbero perso l’equilibrio, cadendo dalla moto. L’imprevisto, forse unito al transito di un’ambulanza scambiata per un’auto delle forze dell’ordine, li avrebbe indotti ad abbandonare arma e oggetti personali. Gli investigatori hanno recuperato la Honda Transalp utilizzata per l’azione, la pistola e un borsello contenente cellulari, chiavi e contanti.
Gli elementi raccolti hanno consentito agli inquirenti di delineare ruoli e responsabilità, individuando nella vittima un esponente di rilievo del gruppo Filippini nell’area vesuviana. L’attività investigativa prosegue per verificare eventuali ulteriori collegamenti con altri ambienti criminali.
Oltre 500mila articoli di Carnevale ritenuti non sicuri e ciononostante destinati ai bambini sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza tra Napoli e provincia.
Le fiamme gialle hanno segnalato 35 persone alla Camera di Commercio (per violazioni al Codice del Consumo) e denunciato altre 19 per i reati di contraffazione, frode in commercio e ricettazione.
Si tratta di maschere, cravatte, guanti, palline, decorazioni, stelle filanti, brillantini, addobbi, gadget per la festività e mazze in plastica, nonché parrucche e prodotti per la cura della persona del valore di decine di migliaia di euro.
Presentato il nuovo libro di Luciano Pignataro “ Le pizzerie storiche di Napoli – Viaggio nell’anima della città”
Fra le zone più caratteristiche della Napoli di una volta vi è il borgo Loreto, chiamato un tempo bùvero, raffigurato in dipinti del XVII secolo, famoso nel Seicento per la ceramica, era noto infatti come il borgo dei vasai, e successivamente per l’ospedale e il conservatorio. Durante la seconda guerra mondiale è stato quasi interamente distrutto a causa dei bombardamenti nel porto, unico riferimento il nome dell’Ospedale Loreto Nuovo. Era un quartiere in cui abitava il ceto borghese: militari, cavalieri e nobili. In questo luogo suggestivo sorge una delle pizzerie e trattorie più antiche di Napoli: “Da Pasqualino 1931”, in questa cornice storica nei giorni scorsi è stato presentato dal giornalista Renato Rocco, direttore del magazine La Buona Tavola, il nuovo libro del giornalista enogastronomo e scrittore Luciano Pignataro: “ Le pizzerie storiche di Napoli – Viaggio nell’anima della città” undici firme, ventitré pizzerie. Rocco ha introdotto l’intervento di Gennaro Luciano presidente dell’Unione Pizzerie Storiche Napoletane “Le Centenarie” il quale ha ricordato come al Vomero non c’è persona che non ha varcato almeno una volta la porta della sua pizzeria Gorizia. Ha raccontato poi dei simpatici aneddoti. ≪ Una volta, vennero dei signori che volevano un particolare tavolo, al momento occupato. Spiegò che aveva promesso ai suoi nipoti di portarli a mangiare dove andava lui con il padre. In un’altra occasione venne un signore che volle visitare il locale dopo la ristrutturazione, che ha lasciato le antiche mattonelle, esclamò poi : “Volevo vedere cosa avete fatto, alla mia pizzeria !”. Vuol dire che la pizzeria non è della mia famiglia ma è la pizzeria di tutti≫.
Luciano Pignataro con la famiglia Gallifuoco
Questo testimonia cosa vuol dire un locale storico come quello delle sorelle Gallifuoco che fra circa cinque anni compirà i famosi 100 anni. State già preparando qualche iniziativa per un evento così importante, chiediamo a Lella Gallifuoco ? ≪Sì, sicuramente faremo un bel evento. Anche se ogni anno, per noi è una festa, perché abbiamo la fortuna di avere con noi i genitori, per noi è sempre una festa. Confidiamo in Dio che ci saranno ancora mio padre e mia madre e faremo così veramente una bella festa, perché è vero che il mio nonno ha fondato il locale ma i grandi lavoratori sono stati loro, Giovanni Gallifuoco e Anna Maria Mazzotta ≫. E che cosa pensate di fare? ≪Sicuramente faremo una festa, inviteremo tutti i nostri clienti, amici e tutte le persone che ci vogliono bene, che ci hanno stimato, che ci seguono da tanti anni. Come si dice adesso, i follower, perché non bisogna dire più amici e clienti ma follower. La nostra è una pizzeria tutta al femminile, mio padre ha avuto quattro figlie femmine. Portiamo avanti l’azienda di famiglia: mia mamma Anna Maria Mazzotta, mia zia Giovanna Mazzotta, noi ragazze: Lella, Linda, Angela, Rosa Gallifuoco. E poi ci sono altre due ragazze, Antonella e Flora, che lavorano con noi già da tempo. Abbiamo poi Rosario, un pizzaiolo storico molto bravo che viene da tre generazioni. Nel nostro lavoro occorre tanta passione e anoi è stata trasmessa≫. La pizzeria-trattoria “Da Pasqualino 1931” – a differenza di altre pizzerie – è rimasta sempre dove è nata, al borgo Loreto. ≪ I nostri clienti vengono da noi anche se il quartiere ha i suoi problemi, però sono affezionati e vengono. Per noi il quartiere è fondamentale. I clienti ci vogliono bene e tutti vogliamo bene al quartiere. Quindi per noi è una sicurezza, tutti gli abitanti dicono che questa è la loro pizzeria≫. La famiglia Gallifuoco è giunta quasi alla quarta generazione, perché anche la nipote ha preso questa strada. Quali saranno i progetti per il futuro dato che i giovani sono sempre alla ricerca di novità? ≪Per il momento ci piace mantenere la tradizione – commenta Lella Gallifuoco – sarà nostra nipote, che sta studiando all’istituto alberghiero, a decidere cosa proporre per il futuro, poi la vita presenta tante sorprese≫. Bene, allora aspettiamo di spegnere le candeline della torta dei 100 anni ≪nel frattempo ci godiamo i 95 che sono già fantasmagorici≫ aggiunge Lella.
Pasquale Gallifuoco e Rosa Cacace aprirono un piccolo locale “Cibi Cotti e Fritture” senza neanche la licenza per vendere alcolici. Nel 1931 arriva la sospirata autorizzazione ed il locale si trasforma in pizzeria-ristorante; grazie alla passione ed alla forte determinazione dei coniugi Pasquale e Rosa, forti del sostegno lavorativo e spirituale dei figli più grandi il ritrovo si sviluppa nel corso del tempo sempre di più, divenendo un vero e proprio punto di riferimento per gli abitanti del quartiere e di tutti quelli che svolgono la propria attività nei dintorni. Già la loro bisnonna aveva una cantina nel lontano 1917. Il biglietto da visita è rappresentato dalla famosa “bancarella” esterna, per intenderci quella di Sofia Loren nel film di De Sica “L’Oro di Napoli” del ‘54, dove si alternano le figlie e la madre perché ≪il “panzarotto” non deve mai mancare quando si presenta la cucina tradizionale≫, ricorda Lella. All’evento ha partecipato anche Ciro Fiola, presidente della Camera di Commercio di Napoli il quale ha subito precisato che la sua partecipazione non è nella vesta istituzionale ma come legato per parentela alla famiglia Gallifuoco. ≪Ho accettato con piacere questo invito, io sono nato a Via Padre Ludovico da Casoria, una strada adiacente dove ènatoMario Merola. Tanti i ricordi della mia infanzia, dove noi bambini mangiavamo ‘o cuzzetiello (la parte croccante del pane cafone napoletano, svuotata e farcita con ragù e polpette). Nel quartiere Loreto ho avuto una macelleria, il sabato mangiavamo la pizza con la carne macinata sopra, perché non c’era tempo. La pizzeria Da Pasqualino 1931 era nota a tutti come di primo ordine, un vero punto di riferimento. Era un altro mondo≫. A chiusura dell’intervento Fiola ha consegnato un attestato di benemerenza a Lella Gallifuoco con una foto del locale dell’epoca. Per Luciano Pignataro la pizza ≪ non è di nessuno e di tutti », ecco perché si tratta di un libro corale, ecco perché la carta. Il libro non cerca l’immagine della pizza più bella da vedere, cerca l’identità. La pizza napoletana, quella vera, ha bisogno solo di storie ben raccontate.
Giulia Cannada Bartoli
Gli fa eco la giornalista e scrittrice Giulia Cannada Bartoli, che ha una visione umanistica e che ama il quartiere, dove è presente la pizzeria, autrice di uno dei capitoli del libro: “ Le pizzerie storiche di Napoli – Viaggio nell’anima della città” dove illustra la storica antica pizzeria, il cui incipit è “un luogo della memoria”. Si dilunga poi sull’usanza ancora attuale di preparare la “marenna” come nella tradizione dei “Mangiafoglie”, napoletani di settecentesca memoria. Luciano Pignataro ricorda che i libri non sono di chi li scrive. Il volume nasce da un’idea di fare un omaggio a Napoli per i 2500 anni di storia. ≪Era giusto chiedere ai colleghi che si occupano di gastronomia di esprimersi liberamente, fino in fondo, senza la costrizione dei grafici che dettano le regole. La pizza è un cibo antico, ma contemporaneo. È un settore quello delle pizzerie che sta togliendo dalla strada tanti ragazzi. In questa pizzeria una serata come questa è una serata fra amici, che quasi tutti conosco da anni, in un ambiente che è un punto di riferimento per tutto il quartiere. Le mode passano, ma la pizza non passerà mai≫. La Cannada ha sinteticamente riportato l’allegria che si respira appena varcata la soglia della pizzeria dove la comanda passa a voce, sembra di essere in famiglia, senti proprio l’affetto come a casa: ≪Impossibile restare indifferenti alla spontaneità, ci si ritrova a scambiare chiacchiere con sconosciuti, ammaliati dall’amore e dalla gentilezza presenti in ogni angolo. Vai via e vorresti tornare≫. In attesa di brindare ai cento anni, la serata si è chiusa con un brindisi per il compleanno congiunto di Renato Rocco e Lella Gallifuoco, anni diversi ma accomunati dalla stessa passione per la pizza d’eccellenza e la buona cucina.
Una corsa pericolosa, documentata dalle telecamere di videosorveglianza comunali, che ha seminato paura nel centro cittadino. È accaduto a Marigliano dopo le 21 di un giorno infrasettimanale, quando due motocicli hanno percorso a forte velocità i marciapiedi antistanti l’ufficio del Giudice di Pace, proseguendo senza alcuna attenzione per i pedoni lungo l’area compresa tra via Giannone e via Roma.
Le immagini mostrano i due mezzi sfrecciare tra passanti e attività commerciali ancora aperte, invadendo spazi riservati esclusivamente alla circolazione pedonale. Una condotta estremamente pericolosa che avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi.
Determinante l’intervento della Polizia Locale di Marigliano, che è riuscita a intercettare i responsabili avviando immediatamente le indagini per procedere con le sanzioni previste per le violazioni accertate. Gli agenti stanno ora lavorando all’identificazione formale dei conducenti e alla ricostruzione dettagliata dell’accaduto.
Sull’episodio è intervenuto il comandante della Polizia Locale, Nacar, che ha parlato di una recrudescenza di fenomeni di degrado urbano. “Siamo pronti a contrastare con determinazione queste condotte vietate e pericolose”, ha dichiarato, sottolineando l’impegno costante degli agenti sia nei servizi ordinari sia nelle attività straordinarie di controllo del territorio.
Il comandante ha inoltre ringraziato il personale per la prontezza dimostrata, evidenziando come la presenza sul territorio rappresenti un presidio fondamentale di sicurezza. Non si esclude, infine, un potenziamento dei servizi settimanali di vigilanza, soprattutto nelle fasce orarie serali, per prevenire episodi simili e garantire maggiore tutela ai cittadini.
L’episodio riaccende l’attenzione sulla sicurezza nelle aree centrali della città e sulla necessità di un controllo capillare per arginare comportamenti irresponsabili che mettono a rischio l’incolumità pubblica.
Torre Del Greco, Ercolano, Cercola e Pollena Trocchia: controlli anti movida dei Carabinieri. Chiusa una discoteca
Controlli anti movida e focus sulla sicurezza nei locali notturni a Torre Del Greco, Ercolano, Cercola e Pollena Trocchia. I carabinieri insieme ai vigili del fuoco hanno controllato una nota discoteca di Pollena Trocchia a via Garibaldi 395. Denunciato l’amministratore unico della società che gestisce il locale notturno.
Durante il controllo sono state contestate gravi carenze nella sicurezza antincendio. Riscontrato il malfunzionamento dell’impianto di rilevazione fumi, l’ostruzione delle uscite di emergenza e l’insufficienza di addetti alla sicurezza. Nella discoteca 670 ragazzi a fronte dei 400 previsti. L’attività è stata sospesa immediatamente e le persone sono uscite senza problemi dal punto di vista dell’ordine pubblico.
A Torre Del Greco, invece, i carabinieri hanno denunciato per apertura abusiva un 44enne che aveva allestito una sala da ballo in un deposito a via delle vigne 6 senza alcun titolo né tantomeno norme di sicurezza. Nel locale abusivo 40 clienti.
Durante i controlli è stato denunciato un 45enne incensurato di Torre Del Greco sorpreso nel cedere una dose di cocaina ad un uomo. Analoga sorte per un altro pusher trovato con alcune dosi di marijuana nel parcheggio della Terrazza due golfi di Ercolano.
Bisognerebbe pur dirglielo. Forse i vicini glielo hanno detto. Chissà? Per la verità dovrebbe averglielo detto l’Autorità locale. Quando gli hanno concesso l’uso del piccolo spazio pubblico antistante, poi riparato dai vasi con siepe. Immaginiamo gli abbiano illustrato il “prezioso” reperto che lo delimita ad occidente. Chissà?
Ma l’autorità sa del “prezioso” reperto stradale? Dovrebbe saperlo. Ne parlano diversi libri e pubblicazioni. Tra questi uno commissionato dal Comune. “I Fasti di Somma” (wow!). Era il 1974. Amministrazione Antonio D’Ambrosio. Altri tempi direte. Sì. Ma il reperto risale al terzo secolo, ha dunque 1700 anni (doppio wow!). Inoltre l ‘Amministrazione Alfonso Auriemma (1993 -1997), ancora tempi d’oro, se ne occupò aggiungendovi un cartello esplicativo, piccolino (si risparmiava su tutto), ma in bronzo e che sta ancora lì vicino, attaccato a spiegare.
E pensare che se n’è occupato l’ archeologo Matteo della Corte nel 1929. Ma tutta roba vecchia, state pensando? Ma certo! Senza questa “roba vecchia”, però, Somma sarebbe, esagerando, solo cemento e nullità. Per nostra grande fortuna abbiamo tantissima “roba vecchia”. Necessita però di un minimo di conoscenza per restituire al “nostro” passato comune il rispetto dovuto e la dignità richiesta.
Ma torniamo al nostro reperto. E’ un blocco in travertino (circa 60 cm per 80 x 70) usato come pietra di fondazione, paracarro, alla base del palazzo ex De Stefano costruito un paio di secoli fa, inizio via Gobetti, a sinistra (già via Valle) . E come accadeva allora si utilizzavano materiali, anche nobili, rinvenuti sul posto o nei dintorni.
Fin qui nulla di eccezionale. Ha incisa però una iscrizione latina risalente al terzo secolo dopo Cristo. Più o meno ben conservata fino a qualche anno fa. Ora si presenta nascosta alla vista. Ricettacolo di rifiuti vari e quindi diventata riparo di privati oggetti riposti, pubblici pali variopinti, ecc. E’ un vero peccato.
Parla di un certo Pubblio Probato che non doveva essere uno qualsiasi per l’Impero di Roma visto che il “cippo” doveva essere la base di una statua in marmo, posta lungo una strada o ai lati di un “forum”, a lui dedicata. Ha un grande valore scientifico per gli studiosi. Per noi sommesi dovrebbe avere un grande valore documentale perché ci porta ai primissimi secoli dopo l’eruzione del 79 d. C. Era, ed è, una straordinaria testimonianza di qualcosa di importante relativo alla grandezza di Somma di epoca romana, sepolta nel 472 d. C., nota già prima dello scavo della cosiddetta Villa Augustea di questi anni.
Dunque qualcosa bisogna pur fare per questo reperto pubblico, su strada pubblica. Ora vi vorremmo risparmiare la solita tiritera: se stava altrove, (per dire lontanissimo da Somma), ne avrebbero fatto una icona della comunità, un monumento, con segnali, luci, fiori ecc. Purtroppo per lui (reperto) sta a Somma, in via Gobetti, inizio, a valle. Starà lì, o nei pressi, da 17 secoli. Già per questo merita tanta dignità.
Eppure l’attività commerciale che lo sommerge non è invasiva, riguarda degustazioni, meditazioni, di solito serali. Chi meglio dei suoi clienti e avventori amanti di prelibatezze del palato potrebbe apprezzare, insieme alla bevanda ai malti e ai cereali vari, anche un pezzo di storia antica. Invece sta lì (la storia), ferma, innocua, trascurata da tutti. Non fa pagare fitto né tributi, ma nessuna se la tira. Verranno tempi migliori? Mah.
Speriamo che gli addetti, il gestore, il proprietario, l’operatore ecologico, qualche cliente, ecc. leggano almeno il Mediano. Oppure speriamo che chi legge il Mediano si adoperi nello informare gli addetti. Non costa niente, il leggere ed il rispettare. Necessita solo un po’ di maggiore attenzione da parte di un po’di bella gente (i lettori) per rendere così un po’ più bella ed interessante (sic!) la gente che non legge.
Seneca osservò che non a caso l’inventore del vino fu chiamato Libero: “ non perché il vino scioglie la lingua, ma perché libera lo spirito dalla schiavitù degli affanni, lo rinfranca, lo ravviva e lo rende più audace in ogni azione “. E all’allievo Lucilio ricordò che la parte migliore della vita è la prima, così come il vino più puro è quello che esce per primo dall’anfora, mentre in fondo resta, del vino e della vita, solo la feccia. Correda l’articolo l’immagine di un quadro di Malcom Liepke.
I Greci e, in parte anche i Romani, ritennero che Dioniso -Libero, il dio del vino, fosse capace di provocare frenetici sconvolgimenti e anche di frenarli, imponendo il dominio della razionalità. Il Dioniso delle frenesie era venerato dalle Baccanti, mentre al Dioniso della razionalità i Greci dedicarono un “momento” prezioso della loro civiltà, il “simposio”, il banchetto dell’amicizia (immagine in appendice). “Simposio” è il titolo di un’opera di Platone, che vi descrisse la passione di Socrate per il vino,” bevuto con moderazione” – ma si sa, i confini della moderazione sono incerti e variano da persona a persona – e si divertì, Platone, a costruire una etimologia scherzosa della parola che in greco indica il vino (oinos) :chi beve vino è indotto a credere di essere intelligente.
E al “Simposio” si ispirò nel sec.II d.C. Ateneo di Naucrati, autore di un’opera straordinaria “ I Deipnosofisti- I dotti a banchetto”, a cui dovremo dedicare qualche articolo. Osserva Massimo Montanari che la fortuna filosofica del vino nasce dal fatto che “è uno degli alimenti più duraturi, condivisibili e globalizzati: le sue qualità possono essere discusse anche a distanza di tempo e in luoghi diversi, sollevando interessanti problemi riguardo alla critica e alla formazione del giudizio”. Montanari cita un testo del filosofo David Hume “La regola del gusto” in cui il filosofo scozzese incomincia a definire una “verità” destinata a diventare fondamentale, e cioè che il gusto non è una immodificabile dote di ogni persona, ma nasce, si costruisce e si sviluppa attraverso il confronto con gli altri. Questo spiega perché i Greci consideravano importanti le discussioni “simposiache”.
E per confortare questa tesi della costruzione intersoggettiva del gusto David Hume ricorda una scena del “Don Chisciotte” di Cervantes, in cui Sancho racconta allo “scudiero dal grande naso”: Due miei parenti furono, una volta, chiamati a dire la loro opinione su una botte che si supponeva eccellente, perché era vecchia e di ottima uva. Uno di loro la assaggia, ci pensa sopra e, dopo matura riflessione, decide che il vino sarebbe stato buono, se non fosse per quel leggero sapore di cuoio che egli vi sentiva. L’altro, dopo aver usato le stesse cautele, emette anche lui il suo verdetto in favore del vino, ma con riserva, per un certo sapore di ferro, che riusciva a distinguere nettamente. Non potete immaginarvi quanto essi fossero presi in giro per il loro giudizio. Ma chi rise per ultimo? Vuotando la botte, sul fondo si trovò una vecchia chiave cui era attaccata una striscia di cuoio.
Hanno parlato della “filosofia del vino” anche importanti filosofi contemporanei: chiedo perdono per le lunghe citazioni: esse servono per illuminare il lettore sui “giochi metaforici” usati per rappresentare i valori profondi del “liquore” di Dioniso. Dell’amore dei Francesi e di Gustav Bachelard per il vino Roland Barthes scrive “Il vino è sentito dalla nazione francese come un bene che le è proprio, allo stesso titolo delle sue trecentosessanta specie di formaggi e della sua cultura. E’ una bevanda-totem, pari al latte della mucca olandese o al tè cerimonialmente sorbito dalla famiglia reale inglese. Bachelard[5] ha già dato la psicanalisi sostanziale di questo liquido alla fine del suo saggio sulle fantasticherie della volontà, dimostrando che il vino è il succo di sole e di terra, che il suo stato base è non l’umido bensì l’asciutto, e che per questa ragione la sostanza mitica che gli è più contraria è l’acqua. A dire il vero, come ogni totem vitale, il vino sorregge una mitologia svariata che non si preoccupa delle contraddizioni.
Nel 2010 Roger Scruton, un importante filosofo inglese, pubblicò il libro “Bevo dunque sono. Guida filosofica al vino”, in cui, scrive Aurosa Allison, egli analizza l’amore “ che si nutre per la terra come per la natura, un amore basato sulla continua considerazione dell’elemento e delle sue proprietà sostanziali. Attraverso le fantasticherie e le riflessioni dell’intimità materiale possiamo discernere il vino da un punto di vista elementare, proprio come si presenta nel regno vegetale come ad esempio la collocazione della sua origine nella radice e della sua più florida espressione, quella della vigna. Parlare di vino, significa trattare l’elemento primordiale.”. Chi vuole approfondire l’argomento può leggere il saggio “Filosofia del vino”, pubblicato da Massimo Donà nel 2003.
Benvenuti al quarto appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. Se oggi l’intelligenza artificiale manipola pixel invisibili, c’è stato un momento della storia in cui l’immagine era una questione di polpastrelli sporchi e di luce intrappolata fisicamente nel nitrato d’argento. Per comprendere la direzione verso cui ci sta spingendo l’algoritmo, dobbiamo fare un passo indietro fino alla fine dell’800. Il cinema fu inventato intorno all’ultimo decennio dell’800, in seguito alla rivoluzione industriale. Non solo divenne una grande industria ma anche una nuova forma di intrattenimento. Nel 1832 Joseph Plateau, e Simon Van Stampfer, inventarono indipendentemente l’uno dall’ altro, il fenachistoscopio. A sua volta lo zootropio, nel 1833 da William George Horner, conteneva una serie di disegni su una striscia di carta dentro un cilindro rotante. Ma un requisito tecnologico ritenuto molto importante per la nascita del cinema era la possibilità di proiettare immagini rapide su una superficie. Ad esempio a partire dal XVII secolo intrattenitori ed educatori avevano usato lanterne magiche per proiettare lastre di vetro, ma senza mettere in successioni velocemente le diverse immagini.Un terzo requisito fondamentale fu l’utilizzo della fotografia, per riprendere immagini una dopo l’altra su una superficie chiara. Il tempo di esposizione doveva essere abbastanza breve in modo da poter scattare all’incirca sedici/ più fotogrammi al secondo.Nel 1839 William Henry Talbot introdusse i negativi sulla carta, così divenne possibile stampare immagini fotografiche su lastre di vetro per lanterne e proiettarle, ma comunque fino al 1878 non fu possibile ridurre i tempi di esposizione.In quarto luogo, inoltre, il cinema richiede che le immagini, nonché le fotografie venissero impresse su una base “flessibile” in modo da poter scorrere molto più rapidamente attraverso una macchina da presa. Così nel 1888 George Eastman, ideò un congegno chiamato Kodak, che impressionava rulli di carta sensibile. Pertanto l’anno dopo Eastman incorporò il rullo di celluloide trasparente; inizialmente la pellicola fu progettata per le macchine fotografiche, ma altri la usarono lo stesso per la ripresa e la proiezione di film. Infine diversi ricercatori escogitarono un meccanismo a intermittenza per le macchine da presa e ai proiettori. Il meccanismo utilizzava una striscia di pellicola il cui scorrimento ininterrotto avrebbe generato una confusione di immagini. Infatti bisognava arrestare in continuazione il rullo per consentire un’esposizione di una frazione di secondo e coprirlo con un otturatore fino a quando il fotogramma successivo non fosse arrivato in posizione. Questi meccanismi erano composti in un ingranaggio con fessure o tacche distanziate al bordo. Ad esempio la macchina per cucire, inventata nel 1846, interrompeva il tessuto molte volte al secondo per consentire all’ago di traforare.Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler ;^) . A presto!!!
A Carnevale ogni scherzo vale. In questi giorni, in ogni angolo d’Italia, le strade si riempiono di maschere multicolori che sfilano tra carri allegorici, piogge di stelle filanti e coriandoli. È il trionfo dell’effimero, della cartapesta, dell’apparenza che prende il posto della sostanza. Per qualche giorno, tutto è concesso. Tutto è rappresentazione.
A Somma Vesuviana, per uno strano scherzo del calendario, la festa più pazza dell’anno coincide con la presentazione di liste e candidati per la prossima tornata elettorale amministrativa. La confusione e la trasposizione dei ruoli diventano inevitabili. Il confine tra finzione e realtà si assottiglia.
Vecchi notabili, travestiti da giovani, tentano di riproporsi per rimettere le mani su una città ormai distrutta. Quasi stremata. Le facce sono le stesse. Cambiano le parole, non i risultati.
Non mancano le scontate cantilene di politici navigati che, ignorando le macerie, recitano a soggetto per conservare le posizioni acquisite. Nessun accenno agli errori commessi, nessuna assunzione di responsabilità per l’insostenibile situazione in cui si trova Somma. Poche idee, pochi progetti, nessun ravvedimento. Solo rumori e sberleffi.
Ascoltando certi improvvisati comizi o leggendo alcune parole d’ordine, sembra quasi uno scherzo. Una boutade in pieno stile carnevalesco. Invece, è tutto tragicamente vero.
Secondo gli antropologi, nel Medioevo il Carnevale era un tempo sospeso. Si credeva che i morti potessero tornare a visitare i vivi e, per qualche giorno, si attenuavano regole e sanzioni. L’anonimato era quasi un obbligo. Uomini travestiti da donne, donne da uomini. Il silenzio proteggeva l’identità.
Arriva poi il Carnevale moderno. La maschera copre solo in parte il volto. A Venezia, a Viareggio e in tanti altri centri, più che nascondersi si vuole mostrare. Raso, broccati, merletti, chiffon: l’abito diventa protagonista. L’apparire conta più dell’essere.
Come fatto positivo della politica locale si segnala, però, la discesa in campo di alcune associazioni, critiche verso le amministrazioni precedenti, che oggi scelgono di misurarsi direttamente con la responsabilità elettorale. Bene, ma non basta!
Servono nuove idee . Servono scelte. Serve responsabilità.
Occorre dire con chiarezza cosa si intende fare per uscire dal dissesto economico. Quale direzione dare alla città. Come abbassare le tasse, combattere l’evasione, rendere più sicure le case e le strade ed altro.
La prima vera scelta, comunque, sarà quella di decidere da dove cominciare.
L’impegno non è di poco conto.
Buona Quaresima a tutti.
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