I tentacoli del clan sull’ospedale: certificati, controllo bar e favori. Tre arresti, uno è ricercato

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I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di quattro soggetti ritenuti gravemente indiziati dei reati di associazione di tipo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio. Il provvedimento è stato eseguito nei confronti di tre indagati, mentre per un quarto soggetto le operazioni sono tuttora in corso. Le indagini, originate dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, avrebbero consentito di accertare numerose e redditizie attività illecite poste in essere da affiliati al clan Contini all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco, rese possibili dalla forza intimidatrice del sodalizio criminale. In particolare, è emerso che il clan, mediante minacce ed estorsioni ai danni dei dirigenti della struttura sanitaria, rapporti collusivi con pubblici ufficiali e intestazioni fittizie, avrebbe gestito di fatto i servizi di bar e buvette, nonché i distributori automatici di snack e bevande presenti all’interno del nosocomio. Tali attività sarebbero state esercitate in assenza delle necessarie autorizzazioni, senza il pagamento dei canoni di locazione dovuti all’ASL e mediante l’abusivo utilizzo delle utenze dell’ospedale, con conseguente ingiustificato aggravio per le finanze dell’Ente. Dalle attività investigative è emerso inoltre che, attraverso un’associazione operante nel settore dei servizi di ambulanza e grazie alla complicità di personale sanitario e parasanitario, di addetti alla vigilanza privata e di dipendenti di altre ditte operanti all’interno dell’ospedale – talvolta anche mediante condotte di violenza e minaccia nei loro confronti – sarebbero stati garantiti illeciti favori ad esponenti del clan e di altre consorterie ad esso collegate. Tra questi figurano ricoveri ospedalieri effettuati in violazione delle procedure di accesso, il rilascio di certificazioni mediche false anche per ottenere scarcerazioni illegittime e il trasporto illegale di salme in ambulanza anziché tramite servizi funebri autorizzati. Avvalendosi della collaborazione di medici e professionisti compiacenti, gli indagati avrebbero inoltre realizzato, nell’interesse del clan Contini, numerose truffe ai danni di compagnie assicurative, simulando sinistri stradali. Le frodi sarebbero state attuate tramite il reclutamento di falsi testimoni appositamente retribuiti e la redazione di perizie mendaci. Tra i destinatari del provvedimento figura un avvocato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa il quale, mettendo stabilmente le proprie competenze professionali al servizio del sodalizio, avrebbe veicolato informazioni da e verso ambienti carcerari, in particolare in relazione alle somme di denaro (c.d. “mesate”) destinate ai familiari degli affiliati. Lo stesso avrebbe inoltre fornito consulenze finalizzate al mantenimento e all’incremento delle ricchezze accumulate dal clan, contribuito alla realizzazione delle truffe assicurative reinvestendone i proventi nell’acquisto di beni di valore (immobili, autovetture e quadri d’autore) e svolto, infine, il ruolo di intermediario con pubblici ufficiali infedeli per l’acquisizione di informazioni riservate, in un rapporto di stretta e stabile compenetrazione con l’organizzazione criminale. Il provvedimento eseguito costituisce una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari, avverso la quale sono ammessi mezzi di impugnazione e i cui destinatari sono persone sottoposte a indagini e, pertanto, da ritenersi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Design, sostenibilità e innovazione: Melaverde Italia brilla alla Fiera Milano

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Si è conclusa con un clamoroso successo la Fiera Milano per l’azienda Melaverde Italia Srl, che si è svolta dal 22 al 25 gennaio, attirando visitatori e rivenditori da ogni angolo del pianeta. L’evento ha rappresentato un’importante piattaforma per il business, favorendo scambi commerciali e promuovendo innovazioni nel settore. Melaverde Italia Srl è un’azienda specializzata nella produzione di ceramica, articoli da regalo e bomboniere, con un forte focus sulla qualità e sul design. Fondata con la missione di offrire prodotti unici e artigianali, Melaverde si distingue per l’attenzione ai dettagli e l’uso di materiali di alta qualità. Alla guida due giovani imprenditori, da ben oltre 12 anni ormai si impegnano a combinare tradizione e innovazione nel design dei loro prodotti. Ogni articolo è pensato per evocare emozioni e raccontare storie, rendendo ogni pezzo un vero e proprio oggetto d’arte. La direzione aziendale è attenta anche alla sostenibilità, utilizzando processi produttivi eco-friendly e materiali riciclabili, contribuendo così a ridurre l’impatto ambientale. Melaverde Italia Srl distribuisce i suoi prodotti attraverso rivenditori specializzati, negozi di articoli da regalo e online, raggiungendo una clientela sia nazionale che internazionale. In un mercato in continua evoluzione, Melaverde Italia punta a innovare continuamente, introducendo semestralmente nuove linee di prodotto e ampliando la propria offerta per soddisfare le esigenze dei clienti. L’obiettivo di visibilità del brand è stato ampliamento raggiunto e le ulteriori iniziative in programma mirano alla realizzazione di una espansione geografica internazionale e al potenziamento della piattaforma di vendita online attraverso campagne di marketing mirate.

Nola in pellegrinaggio davanti casa di Domenico tra fiori e lettere. Indagine ad una svolta

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Un pellegrinaggio silenzioso, composto, carico di lacrime e di biglietti scritti con la grafia incerta dei bambini. È questa l’immagine che accompagna le ore più difficili per la famiglia del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e mezzo scomparso dopo un delicato intervento di trapianto cardiaco. Davanti alla sua abitazione, a Nola, si susseguono persone di ogni età: c’è chi lascia un mazzo di fiori, chi un peluche, chi una letterina infilata tra i nastri colorati, chi una maglia di calcio col suo nome e il numero infinito. Tutti in attesa dell’ultimo saluto.

La comunità si è stretta attorno ai genitori con una partecipazione che va oltre il semplice cordoglio. Non ci sono clamori, solo un continuo via vai di cittadini che si fermano qualche istante, fanno il segno della croce e restano in silenzio. Un gesto collettivo che racconta lo smarrimento e la vicinanza a una famiglia travolta da una tragedia che ha colpito l’intero territorio.

Intanto, sul piano giudiziario, l’attenzione resta altissima. La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per omicidio colposo per chiarire ogni passaggio legato al trapianto. Al centro delle verifiche ci sono le modalità di conservazione e trasporto del cuore proveniente dall’ospedale di Bolzano e destinato al presidio napoletano specializzato in cardiochirurgia pediatrica. Dalle indagini come rivelato da Repubblica nell’edizione di oggi, emerge che il cuore del piccolo sarebbe stato trasportato in un contenitore per alimenti “Giò Style” invece che in un box tecnicamente evoluto come il modello Paragonix, suggerito dal protocollo.

Gli inquirenti stanno ricostruendo con precisione la catena delle responsabilità: dalla fase dell’espianto fino all’intervento sul bambino. Secondo quanto emerso, l’organo avrebbe subito un danneggiamento riconducibile alle condizioni di conservazione durante il trasferimento. Un elemento che dovrà essere accertato con esattezza attraverso consulenze tecniche e l’autopsia, che sarà eseguita con la formula dell’incidente probatorio davanti al giudice.

Le verifiche coinvolgono le équipe mediche impegnate nelle diverse fasi e il personale sanitario che ha avuto un ruolo nella preparazione del contenitore per il trasporto. Gli investigatori stanno acquisendo documentazione e ascoltando i soggetti interessati per comprendere se siano state rispettate le linee guida previste per la tutela degli organi destinati ai trapianti.

Mentre le indagini proseguono e le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi opportune, a Nola resta il silenzio dei fiori e delle preghiere. Un’intera comunità attende di poter salutare Domenico, stringendosi attorno ai suoi genitori in un dolore che oggi non conosce risposte, ma solo una profonda, condivisa commozione.

Acerra, “Custodire Voci e Volti Umani”: un dibattito sull’informazione al servizio dell’uomo

Nella Biblioteca vescovile di Acerra l’incontro con l’Ordine dei Giornalisti Campania su come il giornalismo locale possa essere strenuo difensore di verità e di umanità in un territorio complesso. L’associazione stampa cattolica della Campania (UCSI) e l’Ordine Regionale dei Giornalisti della Campania (ODGC), in collaborazione con l’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Acerra, hanno promosso e svolto in data 21 febbraio 2026 l’incontro dal titolo Custodire voci e volti umani.  Partendo da una citazione di Papa Leone XIV, durante questo interessante seminario, tenutosi presso la Biblioteca Vescovile di Acerra, i relatori hanno messo in evidenza l’importanza della comunicazione sociale, anche in vista di una prospettiva digitale, maggiormente fruibile per le nuove generazioni. Il seminario ha trattato come focus centrale l’operato dei giornalisti come un’informazione costante e trasparente al servizio dell’uomo. I relatori presenti al seminario sono stati: il magistrato Domenico Airoma, Procuratore della Repubblica di Napoli Nord; monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra. Introduzione con canto e poesia per la pace a cura dei ragazzi del Centro diurno per minori Mariapia Messina. Saluti di Antonio Pintauro, direttore Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Acerra e vicepresidente UCSI Campania. Assenti per salute Ottavio Lucarelli, presidente dell’ ODG Campania e don Tonino Palmese, assistente spirituale Ucsi Campania. Ha moderato il giornalista di Rai 3 Campania Guido Pocobelli Ragosta. Il primo relatore a prendere la parola è stato il Procuratore Airoma che ha messo in luce quanto siano importanti l’accuratezza, la trasparenza, la verità e la chiarezza di tutte le informazioni trasmesse dagli articoli giornalistici, consigliando agli addetti ai lavori, presenti in sala, non solo di essere dapprima scrupolosi su ciò che viene detto, ma di avere cura di ogni singola informazione che viene espressa tramite un articolo giornalistico. E’ fondamentale necessariamente la qualità e la differenziazione dalle numerose fake news presenti sul web.
Canto e poesia per la pace
Il Procuratore ha messo, poi, in evidenza anche il costante ed attuale divorzio tra le parole ed il loro significato che avviene sui social media, quando vengono soprattutto espresse numerose idee ed informazioni con estrema velocità e talvolta con superficialità. E’vitale anche dare voce ai volti che sono stati vittime della Terra dei Fuochi ed a qualunque negligenza avvenuta sul territorio di Acerra e delle città limitrofe. Non bisogna tacere. Ha preso, poi, parola il vescovo Mons. Antonio Di Donna, che dopo aver confermato le parole del Procuratore – in relazione ai contenuti superficiali che talvolta vengono proposti – ha precisato che la funzione dei giornalisti è quello di puntare in alto con contenuti scorrevoli e di qualità, talvolta anche utilizzando video-articoli di pochi minuti, ma di veri valori. Sua Eccellenza ha sottolineato quanto sia importante l’alleanza tra due elementi: da una parte la mente dell’Essere Umano che rappresenta la competenza; e dall’altra i social media che rappresentano la velocità. E’ vitale saperli gestire con cura sia nella Fede che nell’erogazione dei contenuti. Il seminario si è concluso con l’idea comune che nella stesura di un articolo giornalistico ci debba essere un elogio ed una accuratezza per le emozioni, per la ragione, per la lentezza, per il pensiero critico-divergente e per la connessione mente-cuore. Tutti questi elementi danno un’idea di sicurezza e di completezza per chi legge e chi continua a voler essere aggiornato sulle notizie del territorio. (*Articolo nato in collaborazione con la collega giornalista Ivana Murolo di Marigliano, esperta di Lingue, Comunicazione & NeuroMarketing)    

Somma Vesuviana, auto bruciata da mesi in via Seggiari diventa una discarica

Un’auto completamente bruciata, abbandonata dalla scorsa estate, è diventata il simbolo del degrado in via Prima Traversa Seggiari. 
L’episodio risale  all’estate scorsa,  quando il veicolo prese fuoco.  Sul luogo intervennero allora i Vigili del Fuoco e la Polizia Municipale, che transennarono l’area con del nastro segnaletico. “Si vide anche un carro attrezzi, ma- racconta una residente del posto-  non l’ha mai portata via. Non si è capito perché”.
Da allora, la carcassa del veicolo è rimasta lì. Da auto incendiata a punto di accumulo rifiuti
Col passare dei mesi, la situazione è ulteriormente peggiorata. La macchina, ormai ridotta a uno scheletro carbonizzato, è diventata un ricettacolo di rifiuti. Sacchi dell’immondizia e materiali di vario genere vengono abbandonati dentro e attorno al veicolo.
“Oltre a essere un obbrobrio, adesso- continua la signora-  è diventata una discarica. La stanno riempiendo di spazzatura. Noi già stiamo messi male  in questa zona, dove quando piove si allaga  ”.
Il problema si inserisce in un contesto già critico. Via Prima Traversa Seggiari, infatti, è soggetta ad allagamenti: in caso di pioggia intensa la strada si trasforma in un vero e proprio corso d’acqua, rendendo difficoltoso perfino uscire di casa.
Secondo quanto riferito, la situazione sarebbe nota alle istituzioni. In passato i residenti si erano già rivolti all’amministrazione comunale, prima al sindaco e successivamente al commissario subentrato, ma il veicolo è ancora lì.
La richiesta dei cittadini è chiara: rimuovere definitivamente l’auto e ripristinare condizioni minime di decoro e sicurezza nella zona. “Non ci interessa fare polemica, ma vogliamo solo che venga tolta. È lì da mesi. È pericolosa, è brutta da vedere ed è diventata una discarica”.
I residenti attendono ora un intervento concreto da parte delle autorità competenti.

Mariglianella, insediato il primo Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi

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Riceviamo e  pubblichiamo Si è insediato ufficialmente il primo Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi di Mariglianella. Nel corso della seduta sono stati eletti il Sindaco dei giovani, Davide Carbone, e il Presidente del Consiglio, Nino Panico. Sono stati inoltre proclamati consiglieri: Marta Aliperti, Dario Altavilla, Pasquale Cuomo, Martina Emolo, Luigi Esposito, Cristoforo Ianuale, Patrizia Martino, Giuseppe Pannone, Maria Teresa Romano e Beatrice Russo, che insieme al Sindaco e al Presidente rappresenteranno la voce delle ragazze e dei ragazzi del territorio. L’iniziativa ha registrato una grande partecipazione: presenti in aula genitori, nonni, il dirigente scolastico, insegnanti, consiglieri comunali e assessori. Un momento di forte valore simbolico e civico che segna l’avvio di un percorso di educazione alla partecipazione democratica. «Vogliamo amministrare anche con i loro occhi – ha dichiarato il sindaco Arcangelo Russo –. Il confronto con i ragazzi ci aiuterà ad avere una visione diversa del paese e a comprendere meglio le esigenze delle nuove generazioni». Nel corso della seduta è stato affidato ai giovani consiglieri un compito preciso: elaborare e presentare proposte concrete, obiettivi e idee per migliorare il territorio, che saranno discusse nel prossimo Consiglio comunale dei ragazzi convocato per la fine di marzo. Le proposte potranno contribuire a orientare le future scelte amministrative. Dopo la dichiarazione di validità della seduta, su proposta del sindaco Russo, l’assemblea ha osservato un minuto di raccoglimento in memoria del piccolo Domenico, un gesto condiviso che ha dato ulteriore profondità e significato all’incontro.

Marigliano chiude una vertenza iniziata nel 1978: il Consiglio approva la transazione

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Riceviamo e pubblichiamo

Il Consiglio comunale di Marigliano ha approvato la transazione che chiude definitivamente un contenzioso che affonda le radici nel 1978, legato alla procedura espropriativa connessa alla realizzazione dell’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato.

Una vicenda lunga e complessa, approdata fino alla Corte d’Appello di Napoli, che per decenni ha rappresentato un concreto rischio finanziario per l’Ente.

Nel giudizio di primo grado, il Tribunale di Nola ha disposto una condanna al pagamento di € 700.000,00, oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese. Elementi che, nel tempo, avrebbero potuto determinare un aggravio significativo dell’esposizione complessiva del Comune.

A rendere ancora più evidente il quadro di rischio sono state le valutazioni tecniche emerse nel corso del contenzioso: le due consulenze tecniche d’ufficio (CTU) avevano infatti quantificato importi rispettivamente superiori a 1 milione e 200 mila euro e a 1 milione e 360 mila euro circa. Dati che fotografavano un’esposizione potenzialmente ben più elevata rispetto alla cifra oggetto dell’accordo.

Proprio alla luce di questo scenario, e nell’esclusivo interesse pubblico, l’Amministrazione ha scelto la strada della definizione transattiva, finalizzata a garantire certezza di bilancio ed evitare il protrarsi di un giudizio dagli esiti incerti e potenzialmente più onerosi.

“Abbiamo chiuso una partita che durava da quasi mezzo secolo e che poteva trasformarsi in un danno crescente per la collettività – dichiara il Sindaco Gaetano Bocchino –. È stato un atto di responsabilità: mettere un punto fermo, tutelare le casse comunali e prevenire un’esposizione che, alla luce delle valutazioni tecniche emerse, avrebbe potuto superare abbondantemente il milione di euro”.

L’accordo approvato prevede il riconoscimento di una somma complessiva pari a € 744.000, comprensiva delle spese tecniche e legali, con pagamento rateizzato in tre tranche secondo il piano concordato.

Con questa decisione, il Comune chiude definitivamente una vertenza storica, elimina un fattore di rischio per l’equilibrio finanziario dell’Ente e mette in sicurezza la programmazione amministrativa dei prossimi anni, garantendo stabilità e tutela dell’interesse collettivo.

Alla Galleria Museopossibile la mostra tutta al femminile “Corpi, linguaggi e dislocazioni”

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Alla Galleria Museopossibile “Officina per le arti contemporanee e lo spettacolo”, da giovedì 26 febbraio la mostra tutta al femminile Contemporanee – Corpi, linguaggi e dislocazioni, in occasione della Giornata Internazionale della donna. In esposizione 11 opere realizzate da altrettante artiste donne.
Le opere tracciano percorsi plurali e articolati, attraversando il corpo come luogo simbolico, il linguaggio come dispositivo espressivo e la dislocazione come condizione politica e percettiva. Si chiama Contemporanee – Corpi, linguaggi e dislocazioni la mostra collettiva tutta al femminile a cura di Costabile Guariglia presentata dalla Galleria Museopossibile “Officina per le arti contemporanee e lo spettacolo” guidata dal presidente Vladimiro Capasso che riunisce le ricerche di Antonella Botticelli, Anna Crescenzi, Diana D’Ambrosio, Francesca Di Martino, Mina Di Nardo, Tonia Erbino, Mariana Sofia Gonzàlez, Anna Maria Mirabella, Anna Maria Saviano, Maria Sara Pistilli e Nella Tarantino, allestita in occasione della Giornata Internazionale della Donna.
Le pratiche delle artiste si muovono tra differenti registri formali e concettuali, dando vita a uno sguardo che non si limita alla rappresentazione, ma si afferma come pratica critica e consapevole, capace di interrogare il presente e di mettere in tensione le forme consolidate del vedere e dell’abitare lo spazio.  «Le Ex Scuderie del Seminario Vescovile di Nola si configurano come un luogo attraversato da una stratificazione storica e simbolica che rimanda a pratiche di ordine, disciplina e controllo. In questo contesto, il “sensibile” non indica una condizione originaria né un valore morale, ma una soglia: uno spazio che resiste all’appropriazione, che non si lascia pacificare, che permane in uno stato di tensione», dice il curatore della mostra Costabile Guariglia. L’inaugurazione è prevista per  giovedì 26 febbraio 2026, ore 18.00 e le opere resteranno in mostra fino al 26 marzo.

La dispensa dei Camaldolesi di Nola nel sec. XVIII: un “tesoro” di notizie sull’economia del territorio

Tre botteghe del quartiere che i documenti chiamano “alla Schiava” vendevano, negli ultimi trenta anni del sec.XVIII, pasta lunga e corta, gnocchi fatti a mano, salami di Mugnano e di Cicciano, olio e castagne di Visciano e “dei tuori di Palma”, broccoli e patate di “Cemmetile”. Ma i Camaldolesi mangiavano solo “maccaroni” di Torre.  I cellerari dell’Eremo, Emanuele da Mirabella, e Stefano da Benevento, dal 1788 incominciarono a registrare l’acquisto di patate e di olio di Sarno e di broccoli, chiamati in un documento “vroccoli”, di Somma. Correda l’articolo l’immagine di “Interno di un convento”, quadro di Ludwig von Hagn.   Vincenzo Corrado, l’autore di un libro prezioso “Il cuoco galante”, non aveva dubbi: “i broccoli” erano un dono della terra di Napoli, e suggerivano ai Napoletani un complicato gioco metaforico: allo stupido si diceva, e si dice ancora, si’ ‘no vruoccolo, forse in omaggio, diciamo così, a quel particolare odore d’acqua solforata, o per commistione con il termine “brocco”, riferito prima al cavallo vecchio, con denti sporgenti, destinato a stare per sempre nella stalla, e poi anche a un uomo: cavalli e uomini buoni a nulla. Dal vruòccolo, immagine dello stupido vanitoso, nacque vrucculiarsi, muoversi in modo lezioso, o come dice G.B. Basile, ciancioso. Dunque i Camaldolesi di Nola – l’Eremo sta su un ciglione della collina di Visciano, e ha il Somma-Vesuvio proprio di fronte, e le terre che lo circondano sono fatte anche di cenere e di lapilli del vulcano – i Camaldolesi, dicevamo, permettevano solo ai broccoli di Somma, o del Somma, di entrare nella loro dispensa, i cui registri sono un compendio di una “cucina” di confine: vi sono indicati i rapporti commerciali con la pianura nolana, con l’ Avellinese, con il Vesuviano, i costi degli acquisti, gli incassi delle vendite. Nel bilancio annuale l’introito più cospicuo, in media 600 ducati, proveniva dalla vendita delle castagne di Visciano: le castagne della selva di Chiaio e della selva di dentro: quantità notevoli di queste castagne venivano acquistate, anno dopo anno, dai tavernieri del Nolano: Luca Spinello che aveva locanda al Bosco di Cimitile, Tommaso Sciarrillo di Marigliano, e da Antonio Pulicinella – si chiamava proprio così – della Terra di Cicciano. I registri ci dicono che l’arrivo del nuovo priore, Placido da Fragnito, venne festeggiato con dolci di castagne preparati nell’Eremo. Agli allevatori di maiali i frati vendevano cumuli enormi di scarti delle mele annurche e delle sorbe a panella, prodotte nei frutteti di Sant’Angelo e della Pietra. Pare, però, che preferissero le mele di Altavilla e di Savignano, dal momento che ne compravano per 120 ducati ogni anno. Filippo e Corrado, entrambi di Lauro, erano i pastori e i macellai degli agnelli e dei capretti: gli scrivani notavano a caratteri netti che “parti” di carne erano distribuiti ai “miseri” del territorio. Nella cantina dell’Eremo riposavano botti di vino “razzese”, di “greco” e di “fiano”: e questo “fiano” veniva da due vigneti di Castello di Palma. Nel 1765 i monaci ne vendettero 250 caraffe, circa 200 litri, ai “tagliatori della legna della Montagna per uso dell’Eremo”. Nel maggio del ’67 fornirono vino “greco”, fronde e il pascolo della Corleta ai pastori che portavano le greggi da Sant’Anastasia e da Pollena agli stazzi estivi dell’Avellinese. Ne ebbero in cambio lana, agnelli, pecore vecchie e pelli, che donarono, in parte, all’ospizio di Sant’Angelo. Gli affittuari delle selve di noccioli e dei vasti castagneti che l’Eremo possedeva nel territorio di Altavilla ogni anno riempivano la dispensa dei monaci con caci salati e dolci e con ricottelle: i formaggi, a quanto pare, erano raramente assenti dal menu. Infatti il dispensiere comprava ogni mese anche 10 chili di quel cacio di Polvica che ho trovato citato anche in altri documenti: poco dopo l’unità d’Italia, i carabinieri tenevano d’occhio un certo Sabato Ciardiello, forse di Palma, che nel mercato di Nola gestiva il suo banco di cacio di Polvica e di ricotte di Montella come un personale ufficio di imposta, perché riscuoteva sistematicamente il pizzo dagli altri venditori. I buoni Camaldolesi non si facevano mancare nulla: baccalà, stocco, alici salate, tarantiello, e, ogni mese, non meno di 60 chili di anguille, che il loro fornitore, Pietro Liguoro, faceva venire da Benevento e dal Garigliano. Non si facevano mancare nemmeno il torrone, il cedro e i sosamielli. Ogni anno consumavano circa 350 chili di riso, che compravano al mercato di Salerno. Da una “cucina” che usava in abbondanza zafferano e altre spezie li proteggevano certamente i digiuni, ma anche, e soprattutto, i salutari interventi di Francesco da Montevergine, che di mestiere faceva l’insagnatore, il salassatore, e che i monaci prudenti tenevano a stipendio fisso. Li proteggevano le minestre di cipolle e cocozzelle di Cemmetile, e soprattutto il tabacco. Se ne trovava di ogni tipo, nella dispensa dell’Eremo: tabacco trafilato, lavorato a Nola, tabacco a corda, tabacco Brasile, tabacco Avana, tabacco Avanetta, tabacco Rapé, un tabacco da fiuto. Che sarà mai quel liquore tonico che lo scrivano annotava tra i medicinali?  

Acerra, sequestrato capannone con scarti e ingombranti

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    ACERRA – Blitz contro l’inquinamento ambientale, la Polizia Municipale sequestra una discarica abusiva. E’ quanto risulta all’esito di un’operazione portata a termine oggi dal Comando di Polizia Municipale di Acerra che ha posto sottochiave un fondo di circa 4mila metri quadri. Gli agenti, questa mattina, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio, hanno ispezionato un’area a ridosso di via Nobile (zona Ice Snei), dove sono state rinvenute diverse tipologie di rifiuti abbandonati in maniera illegale, tra ingombranti e materiale di risulta di derivazione da lavori edili. In un capannone ubicato all’interno, inoltre, è stato scoperto dell’ulteriore materiale sul quale sono in corso accertamenti. Tutta la discarica abusiva è finita sotto sequestro. “Un intervento tempestivo da parte della nostra Municipale, che ringrazio a nome di tutta la città  – ha sottolineato il sindaco Tito d’Errico – evitando, così, che quei rifiuti venissero dati alle fiamme a ridosso, oltretutto, di una vasta area residenziale. La questione ambientale resta prioritaria per questa amministrazione: rinnovo l’invito a tutti i cittadini a segnalare sempre alle autorità preposte ogni comportamento illecito inerente l’abbandono di rifiuti ed il loro conferimento in maniera non corretta”.