Stellantis, sciopero a Pomigliano per il premio mancato: cresce la protesta degli operai

Una protesta inizialmente timida, poi cresciuta nel corso della giornata fino a coinvolgere una parte consistente dei lavoratori. È quanto accaduto ieri nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, dove gli operai del reparto montaggio hanno incrociato le braccia durante il secondo turno per contestare il mancato pagamento del premio annuale di produzione.

Al mattino l’adesione allo sciopero era stata limitata. Molti dipendenti avevano espresso perplessità sulla mobilitazione, temendo ulteriori trattenute in busta paga senza risultati concreti. «Con stipendi già bassi non possiamo permetterci altre decurtazioni», avevano spiegato alcuni lavoratori. Nel pomeriggio, però, il clima è cambiato e la partecipazione alla protesta è aumentata sensibilmente. L’iniziativa è stata sostenuta dalla Fiom e nasce dal mancato riconoscimento del premio legato ai risultati aziendali del 2025.

A livello nazionale, le segreterie di Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri Fiat hanno espresso forte preoccupazione dopo l’incontro con l’azienda. Secondo quanto riferito dai sindacati, i risultati dello scorso anno sarebbero stati negativi sotto diversi profili: consegne, fatturato, redditività e flussi di cassa. Il mancato raggiungimento della soglia minima dell’indicatore europeo Aoi avrebbe così impedito l’erogazione del premio. Situazione analoga in quasi tutti i Paesi in cui il gruppo è presente, fatta eccezione per alcune aree come Sud America, Africa e Medio Oriente.

Le organizzazioni sindacali parlano di «grande amarezza» e guardano con apprensione al futuro produttivo degli stabilimenti italiani, chiedendo un piano industriale chiaro e investimenti concreti per superare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel mirino anche le politiche europee sull’elettrico: le sigle chiedono maggiore attenzione ai modelli ibridi, da distribuire in tutti i siti italiani, e una revisione delle regole comunitarie sulle sanzioni.

Sul tema è intervenuto anche il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che ha sollecitato un rilancio degli impianti nazionali: la vera soddisfazione, ha sottolineato, arriverà solo quando le fabbriche torneranno a lavorare a pieno regime.

Intanto, un’altra tragedia scuote la Campania. Nel Beneventano un operaio di 58 anni, Nicola Iezza, originario di Pompei, ha perso la vita mentre lavorava alla galleria del potabilizzatore della diga di Campolattaro. L’uomo sarebbe precipitato da un mezzo utilizzato per la spruzzatura del cemento. Inutili i soccorsi. La salma è stata trasferita all’ospedale San Pio e resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

I sindacati tornano a denunciare un’emergenza sicurezza nei cantieri e nei luoghi di lavoro, chiedendo controlli più stringenti e l’applicazione rigorosa delle norme di prevenzione.

Tragedia sul cantiere della diga, muore operaio di Pompei

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  Pompei piange una delle sue vittime sul lavoro. Nicola Iezza, 58 anni, originario della città mariana, ha perso la vita mentre era impegnato in un cantiere nel Beneventano, nell’area della diga di Campolattaro. Nicola Iezza stava lavorando alla realizzazione della galleria del potabilizzatore quando, per cause ancora in fase di accertamento, sarebbe caduto da un mezzo impiegato per la spruzzatura del cemento. Una caduta fatale che non gli ha lasciato scampo. I soccorsi sono stati immediati, ma per Nicola Iezza non c’è stato nulla da fare. I sanitari intervenuti sul posto hanno potuto soltanto constatarne il decesso. La notizia ha rapidamente raggiunto Pompei, dove la comunità si è stretta attorno alla famiglia di Nicola Iezza. Le forze dell’ordine hanno avviato le indagini per chiarire la dinamica dell’incidente che è costato la vita a Nicola Iezza. Il cantiere è stato messo in sicurezza e sottoposto agli accertamenti tecnici necessari per verificare eventuali anomalie nei macchinari o nelle procedure operative. La salma di Nicola Iezza è stata trasferita all’ospedale San Pio di Benevento e resta a disposizione della magistratura, che dovrà stabilire se disporre ulteriori esami medico-legali. Per Pompei si tratta di una ferita profonda. Nicola Iezza era partito per svolgere il proprio lavoro in un’opera pubblica strategica per il territorio campano e non ha più fatto ritorno a casa. Un’altra tragedia sul lavoro che segna questo inizio di 2026 e lascia due comunità unite nel dolore.

“Il Braille: autonomia da toccare”, a Sant’Anastasia una giornata di inclusione e consapevolezza

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Studenti protagonisti nella Biblioteca comunale “G. Siani” di Madonna dell’Arco per la Giornata nazionale del Braille: laboratorio, confronto e impegno delle istituzioni

Emozioni, partecipazione e soprattutto inclusione. Si è svolta presso la Biblioteca comunale “G. Siani” di Madonna dell’Arco, l’iniziativa “Il Braille: autonomia da toccare”, promossa dalla rete Cives in occasione della Giornata nazionale del Braille. Un momento di forte valore educativo che ha coinvolto studenti, docenti, volontari e istituzioni del territorio, con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni sul tema dell’accessibilità e del diritto all’autonomia.

Protagonisti dell’incontro sono stati gli alunni dell’Istituto comprensivo “Tenente Mario De Rosa”, che non si sono limitati ad assistere, ma hanno preso parte attivamente alle attività proposte. I ragazzi hanno infatti sperimentato in prima persona la scrittura Braille, mettendosi alla prova nella realizzazione di un elaborato. I tre migliori lavori saranno premiati, a testimonianza dell’impegno e della sensibilità dimostrati.

All’evento hanno partecipato l’assessore alle Politiche sociali Angela Auriemma e la vicesindaca Veria Giordano, insieme ai rappresentanti della rete Cives, professionisti del settore, docenti e numerosi volontari. Una presenza istituzionale significativa che conferma l’attenzione dell’amministrazione comunale verso le tematiche dell’inclusione e della disabilità.

La giornata ha rappresentato non solo un momento di approfondimento culturale, ma anche un’occasione concreta per riflettere sul valore del Braille, sistema di lettura e scrittura che consente alle persone non vedenti e ipovedenti di accedere alla conoscenza in modo autonomo. Un linguaggio che, a partire dall’intuizione di Louis Braille, ha aperto nuove prospettive di libertà e partecipazione sociale.

Particolarmente apprezzata la curiosità e la sensibilità dimostrata dagli studenti, attenti e coinvolti nel dialogo con i relatori. Le domande, i confronti e l’entusiasmo hanno reso evidente quanto sia fondamentale promuovere una cultura dell’inclusione fin dall’età scolare.

Momenti come questo rafforzano la consapevolezza che una comunità accessibile si costruisce attraverso l’educazione, la collaborazione e l’impegno condiviso. La rete tra scuole, istituzioni e associazioni si conferma un elemento chiave per diffondere valori di rispetto, solidarietà e partecipazione, contribuendo a formare cittadini più consapevoli e attenti ai diritti di tutti.

La metafora del cibo nelle “ingiurie” della lingua napoletana

La lingua napoletana “vede” il mondo anche attraverso il cibo, dal cui lessico attinge immagini, metafore, modi di dire imbevuti di sentimenti buoni e di tenerezza spesso zuccherosa, si’ ‘nu babà, e anche, e forse soprattutto, epiteti ingiuriosi. Giambattista Basile ha codificato questa lingua vorace, che pare aggredire il mondo per trasformarlo in un interminabile banchetto democratico, in cui le pietanze più raffinate vanno in tavola in compagnia delle erbe che sfamano i poveri. Il secolare dibattito su chi ha “inventato” i maccheroni. Correda l’articolo l’immagine di un disegno di Gaetano Dura, “i mangiatori di maccheroni”.   Nel libro “Convivio “di Massimo Montanari trova posto anche l’anonimo autore di un poemetto sui maccheroni stampato a Verona nel 1785, in cui Pulcinella, maschera non più napoletana, ma italica, inventa la famosa pasta maccheronica lavorandola a mano, mentre oggi, dice l’anonimo, la spreme il torchio, e in più di dodici forme diverse, e Puglia e Liguria si contendono il vanto di essere la patria di tanta squisitezza. Come si vede, questi “padani” sono secoli che brigano per portarci via tutto: e, se non ci svegliamo, ci porteranno via anche il nome. Forse è vero che spaghetti e maccheroni sono stati inventati in Sicilia, o in Puglia, o in Liguria: ma i Napoletani ne hanno fatto il simbolo della loro identità, e aspettiamo da una vita che qualcuno ci spieghi perché e come si è formata questa totale corrispondenza tra la pasta e il carattere partenopeo. I cronisti della cucina napoletana sono un esercito, ma mi pare che nessuno abbia aggiunto qualcosa di originale alle storie raccontate dal marchese Cavalcanti, da Di Giacomo, da Croce, da Stefanile. Dopo gli storici, dopo tanti cronisti, e dopo tanti raccoglitori di ricette, serve un filosofo, uno che ci sveli i valori culturali (la psicologia del gusto, la meccanica sociale) su cui poggia la storia della cucina napoletana. Basile è presente nell’antologia di Montanari con la fiaba Le sette cotennuzze (Le sette cotenne di lardo): la cotenna di lardo è un cibo da “pezzenti“,che nel tempo, e nel mutare del gusto, diventa correttivo saporoso di alcune minestre. Ma più significativa della fiaba delle cotenne è la Lettera IV, il cui autore, secondo Mario Petrini, che ha curato l’edizione Laterza, non può essere che Basile. La lettera è, prima di tutto, un succulento repertorio di epiteti ingiuriosi al maschile e al femminile, alcuni dei quali rimandano esplicitamente alla cultura del mangiare. Gli uomini di poco valore sono pappalasagne, zucavroda, scampolo d’allesse, maccarone senza sale, maccarone sautame-‘n canna (saltami in gola), scolavallane.I primi due epiteti colpiscono lo stupido attraverso la volgarità del gesto assoluto: egli pensa solo a ingoiare lasagne e a succhiare il brodo, meccanicamente, senza chiedersi da dove venga il cibo che sta divorando. È uno stupido sfaticato e parassita, uno che non affronta la realtà. In succhiabrodo c’è anche l’ingiuria oscena. L’allessa è la castagna bollita senza buccia: un cibo di poco conto, e dunque scampolo d’allesse è uno che non vale niente: l’epiteto potrebbe avere una connotazione oscena, perché allessa è anche l’organo sessuale femminile. In questo contesto, scampolo d’allessa è veramente un’ingiuria oltraggiosa, di cui la traduzione in minchione rende solo, e vagamente, l’idea di fondo. Maccarone senza sale è uno che ci inganna con l’apparenza: a vederlo, sembra che valga qualcosa, ma alla prova dei fatti risulta un buono a nulla. Nella lettera anche le donne pigliano ‘o ccuttòne: vengono bastonate con una sequenza di 36 epiteti offensivi: e tra questi, votta schiattata, scummavruoccole, zandraglia. Votta schiattata (botte crepata e sfasciata) è la donna deformata dal grasso, che si è ammassato sui fianchi e sul sedere, sull’intensità dello sguardo e sulla lucidità della mente. Scummavruoccole, “schiuma broccoli“,è la serva sciocca a cui viene affidato il lavoro più semplice, appunto quello di liberare dalla schiuma di cottura i broccoli. La schiuma ispira epiteti ingiuriosi usati ancora oggi. Qualche anno fa, su una spiaggia calabrese sentii una distinta signora napoletana affibbiare a una sua cognata, assente, l’epiteto di scumma ‘ e chiazzetta. La signora usò l’espressione con l’aria di chi non si rende conto di quello che dice: lo dice perché l’ha sentito dire. La Chiazzetta era lo slargo che chiudeva via Sedile di Porto dalla parte interna, là dove ora si trova l’edificio della Posta Centrale: in quello slargo sostavano, da mattina a sera, molte prostitute “stradaiole“: così la polizia borbonica classificava le prostitute vecchie o poco attraenti, che scendevano in strada di primo mattino, alla ricerca di qualche cliente, tra i “cafoni“, soprattutto carrettieri e vatigali, facchini e “padulani“, i venditori che venivano dalla campagna. Era un mondo di miseria e di disperazione, che alcuni scrittori minori dell’Ottocento hanno rappresentato con crudo realismo. Scumma ‘e chiazzetta è la donna che incarna, al livello più osceno, la degradazione fisica e morale, la schiuma, il fior fiore della prostituzione. E veniamo a zandraglia (sandraglia). Francesco D’ Ascoli riteneva che il termine venisse dallo spagnolo andrajos, che indica i cenci: dunque, donna cenciosa. Ma non escludeva che l’epiteto, di violenta volgarità, derivasse dal francese les èntrailles, le interiora degli animali macellati, che venivano vendute per qualche spicciolo a chi solo qualche spicciolo poteva spendere per riempirsi, in qualche modo, la pancia. L’analogia è chiara. L’ingiuria fu coniata dai soldati francesi di Carlo VIII, che, conquistata Napoli col gesso più che con la spada, videro, sbalorditi, che tale era la fame dei plebei che essi divoravano perfino le interiora degli animali. A Napoli, ogni guerra ha la sua fame e il suo alimento estremo: nel 1495 les éntrailles, nel 1943 la polvere dei piselli.  

“Legal Mente”, a Boscoreale studenti e istituzioni insieme per la cultura della legalità

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Al Museo Nazionale del Vesuvio un convegno partecipato promosso dall’IC2 Dati: protagonisti i giovani e il dialogo con esperti e relatori

 

Una mattinata intensa, ricca di riflessioni e partecipazione attiva. Si è svolta ieri, presso la prestigiosa sede del Museo Nazionale del Vesuvio, l’iniziativa “Legal Mente”, convegno dedicato alla promozione della cultura della legalità e organizzato dall’Istituto Comprensivo 2 Dati di Boscoreale.

L’evento ha rappresentato un importante momento di confronto e crescita per l’intera comunità scolastica. Studenti, genitori e docenti hanno preso parte a un percorso di sensibilizzazione sui valori del rispetto delle regole, della cittadinanza attiva e della responsabilità sociale. Temi complessi e attuali sono stati affrontati grazie al contributo di relatori qualificati, capaci di coinvolgere anche i più giovani con linguaggi chiari e stimolanti.

Grande attenzione è stata rivolta al dialogo con gli studenti, protagonisti della giornata. Le loro domande e riflessioni hanno dimostrato quanto sia fondamentale costruire percorsi educativi che partano dalla scuola per formare cittadini consapevoli e responsabili. La legalità, infatti, non è soltanto un principio astratto, ma un valore quotidiano che si traduce in scelte e comportamenti concreti.

Il successo dell’iniziativa è stato possibile grazie alla collaborazione tra tutte le componenti della comunità scolastica. Un ringraziamento particolare è stato rivolto agli studenti, alle famiglie, al corpo docente e ai relatori intervenuti, che hanno contribuito alla riuscita dell’evento con competenza e sensibilità.

Un ruolo centrale è stato svolto dalla dirigente scolastica, la dottoressa Sonia Fucito, promotrice e sostenitrice del progetto. La sua visione educativa ha permesso di realizzare un momento significativo di formazione e crescita, rafforzando il legame tra scuola e territorio.

“Legal Mente” si inserisce in un percorso più ampio che vede la scuola impegnata nella diffusione della cultura della legalità e della partecipazione attiva, con l’obiettivo di costruire una società più giusta e consapevole. Un impegno che parte dai banchi di scuola e guarda al futuro delle nuove generazioni.

San Francesco, ottocento anni dopo: la “nuova follia” che salva il mondo

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riceviamo e pubblichiamo Ottocento anni ci separano dalla morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226 ad Assisi. Eppure il tempo, davanti a lui, sembra essersi fatto leggero. Francesco non è una figura lontana, confinata nei libri di storia o nelle immagini devozionali. È una presenza viva. Chiunque abbia camminato tra le  strade  Assisi o chi abbia sostato in silenzio nella Basilica di San Francesco d’Assisi , sa che lì si respira qualcosa che non è solo memoria. È una misticità sottile, profonda, quasi palpabile. Non è suggestione. È l’impronta di un’anima che ha amato Dio senza misura. Francesco volle riportare il cristianesimo alla sua sorgente. Al Vangelo vissuto sine glossa, senza calcoli, senza compromessi. In un tempo in cui la fede rischiava di intrecciarsi con il potere, egli scelse la povertà, la minorità, la fraternità universale. Fondando l’Ordine dei Frati Minori, non diede vita a una struttura di potere, ma a una fraternità. Amava definirsi un “novellus pazzus”, un pazzo nuovo. Ed è proprio questa “santa follia” a renderlo ancora oggi così attuale. Pazzo per aver rinunciato alle ricchezze. Pazzo per aver chiamato fratello il sole e sorella l’acqua. Pazzo per aver scelto la pace nel tempo delle crociate. Emblematico, in questo senso, è il suo incontro con il sultano Al-Malik al-Kamil nel 1219, a Damietta. Francesco attraversò il fronte della guerra disarmato, spinto solo dal desiderio di testimoniare Cristo. Le fonti narrano che si offrì persino di affrontare la prova del fuoco insieme ai sapienti musulmani, pronto a camminare tra le fiamme per dimostrare la verità della fede. Non fu un gesto di arroganza, ma di abbandono totale. Una fiducia radicale in Dio. Una fede che non impone, ma si consegna. In quell’episodio si coglie tutta la sua grandezza: non un uomo contro qualcuno, ma un uomo totalmente per Dio, capace di dialogo, di rispetto, di audacia evangelica. Non è casuale che, secoli dopo, Papa Francesco abbia voluto intitolare la sua enciclica Laudato si’ riprendendo le parole del Cantico delle Creature. In quel documento si parla di “ecologia integrale”, di una casa comune da custodire, di un’umanità che deve riscoprirsi famiglia. È lo stesso sguardo di Francesco: contemplativo e concreto, poetico e rivoluzionario. Dopo la Laudato si’ sono nate comunità, gruppi, esperienze che cercano e si sforzano  di tradurre quella visione in scelte quotidiane: sobrietà, attenzione ai poveri, rispetto per il creato, educazione alla pace. Ma la vera conversione, ci insegna Francesco, non parte dalle strutture: parte dal cuore. E forse è proprio questo che si comprende quando si entra ad Assisi con animo aperto. Si esce diversi. Più leggeri. Più inquieti. Più veri. Perché  San Francesco non consola soltanto: provoca. Non accarezza soltanto: chiama. Ottocento anni dopo, la sua voce non si è spenta. Ci ricorda che il cristianesimo non nasce dal potere, ma dall’amore; non dalla forza, ma dalla fiducia; non dal possesso, ma dalla povertà come  scelta. Se oggi il mondo appare ferito da guerre, divisioni e crisi ambientali, forse quella “nuova follia” è l’unica saggezza capace di salvarlo. E se è vero che nei luoghi dove Francesco ha vissuto e pregato si respira una misticità che tocca l’anima, è altrettanto vero che quella stessa presenza può abitare le nostre case, le nostre comunità, le nostre scelte quotidiane. Scrivere di lui non è soltanto ricordare un Santo. È lasciarsi interrogare. È permettere che quella follia evangelica torni a inquietare anche noi. E forse, proprio in questo, Francesco continua ancora a vivere. (FONTE IMMAGINE: PERUGIA TODAY)  

Via ai lavori per lo stadio di Arzano. Silvestro: “Comunità lo riavrà grazie ai fondi del Governo”

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ARZANO –  «Sono in fase di aggiudicazione i lavori per la riqualificazione del Campo Sportivo “Sabatino De Rosa” di Arzano. Una notizia attesa da tempo che rappresenta un risultato concreto per la nostra comunità. Si tratta di un intervento importante che prevede la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori per restituire alla città uno stadio moderno, sicuro e pienamente fruibile. Con il nostro Governo siamo riusciti a stanziare le risorse necessarie per la ristrutturazione dell’impianto, mantenendo un impegno preciso assunto con il territorio. Lo sport è presidio di legalità ed inclusione sociale. Riqualificare il “Sabatino De Rosa” significa offrire ai giovani, alle associazioni e alle famiglie uno spazio adeguato, restituendo dignità a una struttura simbolo per Arzano. Continueremo a seguire con attenzione tutte le fasi dell’iter fino all’avvio e al completamento dei lavori, affinché la città possa presto riappropriarsi del proprio campo sportivo». Lo dichiara in una nota Francesco SILVESTRO, senatore di Forza Italia

Sant’ Anastasia, presentazione del nuovo libro di Nicola Manna dal titolo “Lucia. Intrecci del destino nella Napoli risorgimentale”

Ci sono romanzi che non solo raccontano una storia, ma preservano la memoria, esaltando in particolar modo la storia locale. E’ il caso del nuovo libro di Nicola Manna che sarà presentato sabato 28 febbraio alle ore 19:30 nell’antico Convento anastasiano di Sant’Antonio. Ad accogliere i partecipanti ci sarà p. Roberto Sdino OFM Conv., mentre a moderare l’incontro ci sarà il dott. Luigi De Simone, regista teatrale e scrittore. Dialogheranno con l’autore il prof. Giovanni Russo e la prof.ssa Giusy Montanino. Presente l’Assessore alla cultura di Sant’Anastasia, dott.ssa Veria Giordano. Un confronto storico – letterario che, oltre ad unire le istituzioni, la scuola e la memoria civile, vedrà “il tempo” come assoluto protagonista della serata. L’autore, Nicola Manna, ha dedicato la propria vita all’ascolto delle storie umane, lavorando per circa cinquanta anni nel Presidio Ospedaliero della SS. Annunziata di Napoli. Un luogo dove dolore e speranza convivono ogni giorno e dove lo scrittore ha potuto comprendere profondamente la vera storia, assorbendo notizie non solo dagli archivi, ma anche dagli sguardi, dai gesti e dai racconti tramandati sottovoce. Saggista e storico locale, Manna ha fatto della memoria napoletana una missione culturale. A riguardo, nel 2017 ha ricevuto il Premio alla Cultura Città di NapoliPer Sempre Scugnizzo: un riconoscimento per l’impegno nella valorizzazione storica e sociale della città. Sappiamo bene che il Risorgimento napoletano è fatto di date, battaglie e proclami: i libri scolastici così ci hanno raccontato. Nel romanzo di Manna, invece, l’epoca è fatta di respiri, delle cucine illuminate all’alba, delle donne che impastano pane, mentre fuori cambia il destino di un Regno. Eventi storici visti, stavolta, non dai palazzi del potere, ma dalle soglie delle case più popolari, dalla confusione dei mercati, dalle campagne coltivate e abbandonate, dove la storia arriva sempre con un po’ di ritardo, ma arriva profondamente. Lucia vive proprio lì, nel punto in cui la grande storia incontra la vita quotidiana. Non è un’eroina da monumento, non è un capo di un esercito, non pronuncia discorsi destinati ai libri.
Nicola Manna
E’ un’umile donna che resiste ai mutamenti politici, alle illusioni del progresso, alle ferite personali che accompagnano ogni trasformazione collettiva. La sua forza è silenziosa, quasi invisibile, e, proprio per questo motivo, universale. Una donna fragile e nello stesso momento invincibile: fragile come la ceramica appena modellata e forte come le radici degli ulivi del Sud. Attraversando un’epoca inquieta, impara ciò che milioni di persone hanno imparato prima e dopo di lei: che la storia non cambia solo le nazioni, cambia i cuori. Attorno a lei scorrono paesaggi vivi fatti di masserie sospese nel tempo, strade polverose, canti e ritmi popolari che custodiscono verità più profonde dei libri ufficiali. Manna riesce in questo modo a costruire un romanzo dove il passato non è nostalgia, ma presenza. Un libro, certamente, ricco d’orgoglio popolare,  dove la scrittura non cerca l’effetto, ma la verità emotiva. .  

Ladri all’assalto del supermercato Piccolo a Sant’Anastasia

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SANT’ANASTASIA – Tentato furto nella notte al supermercato “Piccolo” di Sant’Anastasia, nel Napoletano. L’obiettivo dei malviventi era il punto vendita situato nell’area periferica del comune vesuviano, ma il colpo è stato intercettato e bloccato prima ancora che potesse concretizzarsi.

Secondo quanto ricostruito, tre persone avrebbero raggiunto la struttura attraversando un terreno confinante con il capannone commerciale, sfruttando l’oscurità per non dare nell’occhio. Una volta giunti nei pressi dell’ingresso principale del supermercato, avrebbero tentato di forzare una delle porte utilizzando arnesi da scasso, con l’intenzione di introdursi all’interno e sottrarre merce.

Il piano, tuttavia, è saltato nel giro di pochi minuti. L’area del supermercato “Piccolo” di Sant’Anastasia è infatti sorvegliata a distanza attraverso un sistema di controllo attivo h24.

Accertata l’anomalia, sono state immediatamente attivate le procedure previste in caso di intrusione. L’intervento tempestivo e il sistema di dissuasione hanno messo in fuga i tre individui, che si sono allontanati prima di riuscire a entrare nel punto vendita.

Per il supermercato “Piccolo” di Sant’Anastasia si tratta del primo episodio di tentata effrazione sventato attraverso il sistema dei cosiddetti “guardiani virtuali”, un modello di sorveglianza che consente controllo continuo e risposta immediata in caso di pericolo.

L’attività commerciale ha potuto così proseguire regolarmente, senza danni né ammanchi. L’episodio conferma l’importanza dei sistemi di sicurezza integrati a tutela delle imprese del territorio, soprattutto nelle ore notturne, quando il rischio di intrusioni aumenta.

Boscofangone è un disastro: “Strada completamente allagata, ridotta a discarica abusiva”

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  Via Boscofangone a Nola, un asse viario ridotto ad un lago di fango, a seguito di ogni temporale, utilizzato al contempo come discarica per lo sversamento illegale di rifiuti di ogni tipo, tra cui amianto. Spazzatura che spesso viene bruciata da ignoti, causando così un doppio danno all’ambiente. È quanto denunciato pubblicamente dal deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli nel corso di un sopralluogo, effettuato con l’attivista ambientalista Fabio Armano, per verificare le condizioni della strada. “La Terra dei Fuochi – dichiarano Borrelli e Armano – non è mai finita in queste terre. Ci sono tanti sversamenti abusivi perché la quantità ingente di rifiuti da smaltire, scatena un forte interesse sia da parte di chi paga, che da parte di chi esegue materialmente gli sversamenti”. “La strada resta percorribile solo in teoria, dal momento in cui riescono a passarvi solo gli automezzi pesanti, arrecando un danno effettivo agli automobilisti di Cicciano e Camposano. Il canale dei regi lagni sottostante è completamente ostruito a causa dell’assenza di manutenzione. Il paradosso è che la strada è chiusa da un lato, da una massa d’acqua limacciosa, dall’altro dall’ingente quantità di rifiuti. Omessa manutenzione e pulizia delle strade e assenza di controllo hanno reso quest’arteria stradale una terra di nessuno. I criminali che inquinano non solo ci avvelenano ma peggiorano la qualità della vita. Continueremo a monitorare la situazione e chiediamo un’immediata risoluzione agli enti preposti affinché i rifiuti vengano rimossi al più presto, l’area bonificata e la normalità restituita ai cittadini”, concludono Borrelli e Armano.