Muore carbonizzata nell’incendio dell’abitazione: trovati mozziconi di sigaretta accanto al letto

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Dolore e incredulità tra Cuma e Licola dopo la morte di Teresa, una donna di 65 anni deceduta in un incendio divampato nella sua abitazione. Il corpo della vittima è stato trovato carbonizzato nella camera da letto dell’appartamento di via delle Colmate, dove viveva insieme al marito. La tragedia si è verificata nel primo pomeriggio. Dopo aver pranzato insieme, Teresa aveva deciso di sdraiarsi per riposare mentre il marito era uscito in giardino. Poco dopo l’uomo ha iniziato a sentire dei rumori sospetti provenire dall’interno della casa. Quando si è avvicinato per capire cosa stesse accadendo ha visto il fumo e le fiamme propagarsi dalla zona della camera. In pochi minuti sul posto sono arrivati anche alcuni vicini di casa, richiamati dall’odore pungente dell’incendio e dal fumo visibile dall’esterno. Nonostante i tentativi di intervenire, nessuno è riuscito ad entrare nell’abitazione: l’aria era ormai irrespirabile e le fiamme si erano già diffuse. L’allarme ha fatto scattare l’intervento dei vigili del fuoco, dei sanitari del 118 e della polizia del commissariato di Pozzuoli. Dopo aver spento il rogo, i pompieri hanno trovato il corpo della donna nella stanza da letto, completamente avvolto dalle conseguenze dell’incendio. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. I primi rilievi indicano che una parete della stanza risulta fortemente annerita, circostanza compatibile con una fiammata improvvisa. Secondo le prime ipotesi, l’incendio potrebbe essere partito da alcuni indumenti presenti nella stanza. Durante il sopralluogo sono stati recuperati anche diversi mozziconi di sigaretta. Pare infatti che la donna avesse l’abitudine di fumare mentre era a letto. Non si esclude che Teresa si sia addormentata con la sigaretta accesa e che questa, cadendo tra i vestiti o sul pavimento, abbia provocato il rogo. Al momento gli investigatori ritengono poco probabile l’intervento di terze persone o l’ipotesi di un gesto volontario. Le indagini proseguono comunque per chiarire ogni dettaglio della tragedia.

Il 26 settembre 1835 Donizetti presenta al “San Carlo” una nuova opera, la “Lucia di Lammermoor”

In questi giorni l’opera torna sulla scena del teatro napoletano, e mi piace ricordare il successo del debutto, raccontato da Samy Fayad nel libro “Donizetti a Napoli (1822- 1838), di cui Domenico Rea scrisse la prefazione. Merita di essere ricordato il librettista, Salvatore Cammarano, che scrisse anche il libretto del capolavoro di Verdi “Il trovatore”. “In Lucia Donizetti è senza macchia. La sua lirica non ha rivali per tenerezza…la sua lira ha il soffio del Petrarca, la sua orchestra, nel sestetto, nel coro del terzo atto, nell’introduzione del quarto ha profondità dantesche.”( Prince de Valois).     Quella sera del 26 settembre 1835 il pubblico del “San Carlo”, che nemmeno l’infuriare del colera è riuscito a tenere lontano dal teatro, tributa all’opera un successo strepitoso: l’intensità e la durata degli applausi procurano a Donizetti “un collasso nervoso; viene sollevato da terra e portato di peso nella sua casa di via Corsea 65, dove rimane a letto per alcuni giorni”. Quando si riprende, scrive a Ricordi che l’opera “è piaciuta, e piaciuta assai se devo credere agli applausi e ai complimenti ricevuti”. Era presente anche il principe Leopoldo, conte di Siracusa e fratello del re Ferdinando II, e anche lui è stato generoso di applausi e di complimenti. Forse Leopoldo non gradì la decisione di Donizetti di dedicare l’opera a Francesco Saverio Del Carretto, ministro e ispettore generale della polizia borbonica, e fedelissimo esecutore di quei provvedimenti “tirannici” del re che il fratello non condivideva.  Ma Donizetti era un uomo prudente, e perciò ricordò all’editore di pubblicare la dedica anche sulla ristampa del “libretto”. Tutti i cantanti suscitarono l’ammirazione del pubblico: il baritono Domenico Cosselli, il basso Carlo Ottolini Porto, il tenore Gilbert Duprez, che quella sera “inventò”, secondo alcuni studiosi, il “do di petto”, il soprano Fanny Tacchinardi, che era figlia del violoncellista e tenore Nicola Tacchinardi, e aveva sposato il compositore Giuseppe Persiani: anche Verdi la tenne in grande considerazione, perché la sua voce, agile, intensa e brillante, le permetteva di cantare la stessa aria con cadenze diverse.  Verdi rese omaggio al genio di Donizetti inserendo nel coro del “Nabucco” le battute iniziali del concerto che chiude il secondo atto della “Lucia di Lammermoor”. Racconta Samy Fayad che Donizetti nella lunga scena del delirio di Lucia ricorse “a uno strumento oggi in disuso, l’arpa ad acqua o armonica, costruita da Benjamin Franklin, che con il suo suono bianco e algido rende ancora più spettrale il gioco dei rimandi con la voce del soprano. Delirio in scena e delirio in sala alla fine dell’atto con la morte di Lucia”. Il librettista fu Salvatore Cammarano (1801-1852), figlio del pittore Giuseppe, erede di generazioni di attori, cantanti, pittori, musicisti e commediografi.  Salvatore iniziò l’attività creativa scrivendo una tragedia “alfieriana”, il “Baldovino”, che riuscì a far rappresentare al teatro Fiorentini grazie al sostegno dell’“Accademica Poetica Delfica”. Poi divenne scenografo del “San Carlo” e in breve divenne direttore di scena. Taciturno, amante della solitudine, “ma prolifico padre di sei figli, ama fare interminabili passeggiate sotto i portici della chiesa di San Francesco di Paola, dove spesso si assopisce a ridosso di una colonna”. Nel 1832 l’ostilità di Domenico Barbaja, onnipotente impresario del “San Carlo”, gli impedì di essere nominato librettista ufficiale del teatro, ma la collaborazione con Donizetti lo impose all’attenzione del mondo musicale non solo in Italia. Per Verdi Cammarano scrisse i libretti di quattro opere, “Alzira”, “La battaglia di Lepanto”, “Luisa Miller”, “Il trovatore”, e Samy Fayad ci rivela che Verdi “schiavizzatore, stroncatore e fustigatore dei propri librettisti”, trattò Cammarano con sorprendente cortesia, quasi con “soggezione”. “Le richieste di modifiche sono fatte sempre col condizionale: “non amerei”, “desidererei”, “non mi piacerebbe”..Il tono è sempre deferente: “…e voi, uomo di talento e di carattere tanto superiore, non vi offenderete se io, meschinissimo, mi prendo la libertà di dirvi…” “Vi prego di perdonarmi l’ardire”…E ottiene dall’occhialuto e dinoccolato Cammarano con le blandizie ciò che da altri librettisti (fatta eccezione di Arrigo Boito) ottiene con lo scudiscio.”. Salvatore Cammarano, poco nota “eccellenza” napoletana…  

Dalle Harmoníai all’Oreste di Euripide: “La Nuova Musica”

Benvenuti all’ottavo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. Se nello scorso appuntamento abbiamo scoperto l’aulos e la lyra, oggi scopriremo come si struttura il sistema musicale nell’antica Grecia e approfondiremo l’Oreste di Euripide.     Il sistema musicale dell’antica Grecia si fondava su una complessa struttura teorica che legava la matematica, l’etica e l’arte. Il nucleo fondamentale di questo sistema era il tetracordo, una successione di quattro note discendenti comprese nell’intervallo di una quarta giusta. All’interno del tetracordo, le due note estreme erano fisse, mentre le due note interne erano mobili e potevano variare la loro altezza in base al genere impiegato: il diatonico (composto da due toni e un semitono), il cromatico (caratterizzato da intervalli di semitono) e l’enarmonico, il più complesso, che utilizza intervalli di un quarto di tono o microtoni. Unendo due tetracordi, i Greci costruivano le loro scale complete, note come harmoníai o modi, ciascuna delle quali prendeva il nome da un’antica stirpe ellenica (dorica, frigia, lidia, ionica, eolia) e si distingue per la differente posizione del semitono all’interno della struttura discendente. Strettamente legata alla struttura tecnica era la teoria dell’ethos, secondo la quale ogni harmonia esercitava un’influenza specifica e inevitabile sull’animo umano. Ad esempio, l’harmonia dorica era considerata grave e virile, capace di infondere compostezza e moderazione, mentre quella frigia era associata a un ethos “entusiastico” e a emozioni sfrenate, tipiche dei riti dionisiaci.  Il sistema greco aveva una profonda base scientifica radicata nel pensiero pitagorico, che identificava la musica con il numero. Gli intervalli musicali (ottava, quinta, quarta) venivano definiti attraverso precisi rapporti matematici calcolati sulla lunghezza delle corde. Questa visione portò alla concezione dell’armonia delle sfere, l’idea che il movimento dei corpi celesti producesse suoni regolati dalle stesse proporzioni numeriche della musica udibile, rendendo quest’ultima un riflesso imperfetto dell’ordine cosmico.  L’Oreste di Euripide: Il cuore dell’approfondimento è l’analisi del celebre frammento dell’Oreste di Euripide , conservato su un papiro della Biblioteca Nazionale di Vienna (Pap. Wien G 2315) e risalente probabilmente al III o II secolo a.C., ma che riflette lo stile euripideo originale. Il testo poetico descrive il tormento del protagonista perseguitato dalle Erinni dopo il matricidio e la supplica del coro affinché possa finalmente trovare l’oblio. La musica che accompagna questi versi è di straordinario interesse tecnico poiché utilizza il ritmo docmiaco, caratterizzato da uno schema di cinque tempi (breve-lunga-lunga-breve-lunga) che per i greci era il simbolo dell’agitazione, dell’ansia e della follia. Dal punto di vista melodico, il frammento è scritto in un genere enarmonico o cromatico molto antico, che prevedeva l’uso di microtoni (quarti di tono), ideali per sottolineare il carattere angosciante e instabile della scena. Il testo analizza poi la notazione musicale presente sul papiro, costituita da piccole lettere poste sopra le sillabe del testo: alcune indicano l’altezza dei suoni per le voci, altre (se presenti) per gli strumenti di accompagnamento.   

💡 L’Angolo dell’Esperto: Euripide e la “Nuova Musica”

Analizziamo insieme il passaggio fondamentale dalla centralità del coro al protagonismo dell’attore solista, con un focus particolare sull’Oreste di Euripide. La tragedia greca non era intesa come un’opera letteraria da leggere, ma come uno spettacolo totale in cui la musica, la danza e la parola erano indissociabili; i momenti cantati includono la parodo, gli stasimi corali e le monodie degli attori. Verso la fine del V secolo a.C., con Euripide e la cosiddetta “Nuova Musica“, si assiste a una rivoluzione stilistica in cui la musica smette di essere un semplice supporto al testo per diventare un veicolo di espressione psicologica estrema. Questo cambiamento portò a una maggiore complessità melodica, con l’uso di melismi che spezzavano la rigida corrispondenza tra sillaba e nota, e all’impiego di ritmi più concitati e irregolari.  Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

Somma, la rinascita del Portale Antico del Santuario di Santa Maria a Castello

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo: L’ antico portale del piccolo Santuario di Santa Maria a Castello, a Somma Vesuviana, un luogo caro alla devozione e alla storia della nostra comunità, è stato restaurato. Per lungo tempo il portone ha portato su di sé i segni del tempo: il legno segnato dagli anni, le parti deteriorate dall’umidità e dall’usura, testimoni silenziosi di secoli di vita e di preghiera. Oggi, grazie a un attento e paziente lavoro di restauro, questo antico ingresso è tornato al suo originario decoro e alla sua dignità. Il recupero è stato realizzato con grande cura e dedizione dall’artigiano Raffaele Ragosta, che con autentico spirito di servizio ha voluto offrire il proprio lavoro alla comunità. Un gesto di generosità che non è solo un intervento materiale, ma anche un segno concreto di amore per il nostro santuario e per le nostre tradizioni. Il portale restaurato rappresenta ora non solo un elemento architettonico recuperato, ma anche un simbolo di attenzione, di memoria e di partecipazione alla vita della nostra comunità. Il nuovo portale sarà benedetto domani alle ore 18:00, prima della Santa Messa, dal rettore del santuario Don Francesco Feola. Sarà un momento semplice ma significativo, in cui rendere grazie per questo dono e condividere insieme la gioia di vedere restituito al santuario uno dei suoi elementi più antichi e preziosi.

Agenti intercettato auto con kit del ladro, 3 fermati a Volla

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VOLLA – Nella mattinata di mercoledì, la Polizia di Stato ha denunciato un 28enne e due 23enni, tutti napoletani, per concorso in possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. In particolare, gli agenti del Commissariato Ponticelli, durante i servizi all’uopo predisposti, nel transitare in via del Progresso a Volla, hanno effettuato un controllo ad un’autovettura con a bordo tre persone. I poliziotti, insospettiti dall’atteggiamento insofferente degli occupanti, hanno controllato il veicolo in cui hanno rinvenuto diversi arnesi atti allo scasso, tra cui un passamontagna, una centralina elettronica e tre chiavi di auto, di cui i prevenuti non hanno saputo giustificarne il possesso. Per tal motivo, gli indagati sono stati denunciati dal personale operante.

Polizia ispeziona deposito della ditta di trasporti e trova pezzi di ricambio rubati

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  NOLA – Nella giornata di ieri, la Polizia di Stato ha denunciato un 63enne napoletano e un 48enne di origini polacche, per ricettazione. In particolare, gli agenti del Commissariato di Nola, durante i servizi all’uopo predisposti, hanno ispezionato un deposito di una Società di trasporti rinvenendo della merce, trafugata nella stessa giornata da una nota società automobilistica, di cui era stata presentata relativa denuncia; all’interno del deposito, gli agenti hanno rinvenuto 39 leve per cambio automatico e 4 motori di autovetture. Inoltre, a seguito di un controllo stradale di un autoarticolato proveniente dal deposito in questione, sono stati rinvenuti al suo interno 120 compressori di aria condizionata per vettura, privi di matricola e relativi documenti di trasporto. Per tali motivi, gli indagati sono stati denunciati dal personale operante mentre la refurtiva è stata restituita al legittimo proprietario.

Giro di prostituzione a Marigliano, 4 clienti sorpresi dagli agenti: ora si punta agli sfruttatori

Prosegue senza sosta a Marigliano l’attività della polizia locale contro il fenomeno della prostituzione su strada e dei clienti che intercettano le lavoratrici del sesso lungo le arterie cittadine. L’azione di controllo, coordinata dal comandante della polizia locale, il maggiore Emiliano Nacar, viene portata avanti su indicazione dell’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Bocchino. Nel corso dell’ultima settimana gli agenti hanno intensificato i pattugliamenti nelle zone maggiormente interessate dal fenomeno, elevando quattro sanzioni amministrative per un totale complessivo di circa 2.000 euro. Le multe sono state contestate a clienti sorpresi mentre contrattavano prestazioni sulla pubblica via. Dal comando fanno sapere che l’attività non si limita alle sanzioni immediate, ma mira anche a raccogliere elementi utili per un’indagine più ampia. Gli accertamenti condotti dalla polizia locale stanno infatti contribuendo alla costruzione di un dossier destinato alla Procura della Repubblica di Nola, con l’obiettivo di individuare eventuali soggetti coinvolti nello sfruttamento del racket della prostituzione. Secondo quanto emerso durante i controlli, in alcuni casi i gruppi che gravitano attorno al fenomeno avrebbero tentato di eludere la presenza degli agenti anche attraverso azioni di disturbo. Tra queste vi sarebbe l’appiccamento di incendi in alcune aree, utilizzati come stratagemma per distogliere l’attenzione delle pattuglie impegnate sul territorio. L’attività di contrasto potrebbe essere ulteriormente rafforzata nei prossimi mesi. L’amministrazione comunale ha infatti annunciato una campagna di assunzioni di personale nella polizia locale, anche con contratti a tempo determinato. Gli agenti aggiuntivi saranno impiegati sia nei servizi legati al progetto “Terra dei Fuochi”, attivo fino al mese di ottobre per il monitoraggio delle aree a rischio incendio, sia nelle attività di controllo del territorio. In programma anche il potenziamento del sistema di videosorveglianza cittadino. In particolare, è previsto il rafforzamento delle telecamere nella zona di via Rapillo, area finora rimasta scoperta e considerata sensibile proprio per la presenza del fenomeno della prostituzione. L’attenzione dell’amministrazione e del comando resta quindi alta per prevenire e contrastare ogni forma di illegalità legata a questo contesto.

Carabinieri scoprono l’ufficio dello spaccio: 17enne taglia droga con la card della libreria

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San Giorgio a Cremano – Portici: garage, ufficio di consulenza o mini market? Carabinieri arrestano 17enne per spaccio. Tagliava la droga con la loyalty card della libreria E’ notte e i carabinieri della stazione di San Giorgio a Cremano stanno effettuando un servizio di controllo del territorio. Obiettivo: contrastare lo spaccio di droga. Siamo in Corso Garibaldi e i carabinieri già sanno dove porre la loro attenzione. Lì alla fine di un vicoletto c’è una possibile piazza di spaccio. I militari sono li di fronte. Da quella stradina che porta ai portoni e ai box esce un ragazzo, si guarda intorno, è agitato. Controlla che nessuno lo stia guardando e va via. I carabinieri, attraversano la strada e entrano nel vicoletto. Giù in fondo c’è una porta in ferro con una tettoia, la luce è accesa. I militari attendono, all’esterno anche delle telecamere che controllano l’ingresso e il perimetro. Esce un uomo. La porta si sta per chiudere ma il piede del maresciallo la ferma. Si fa irruzione. Davanti a loro la più classica delle scene che si può trovare in un ufficio: due uomini una scrivania ed uno schermo. Dietro la scrivania, proprio come un responsabile di un’agenzia di consulenza, un 17enne incensurato. Sul tavolo la droga pronta per il prossimo cliente. Di lato l’altro uomo, osserva scrupolosamente lo schermo di una tv. Sono riprodotte le telecamere che danno all’esterno. E’ tutto in ordine all’interno del locale. Sulla scrivania c’è tutto l’occorrente per il confezionamento delle dosi e a contornare le pareti anche degli scaffali con le provviste: droga sottovuoto e materiale per il confezionamento ancora sigillato. Alla vista dei militari il 17enne si alza e li aggredisce. Anche l’altro si unisce alla colluttazione, ma poi scappa. Il 17enne viene bloccato. Perquisito, viene trovato in possesso di 200euro nascosti nella tasca del gilet. Ben più ampio è il bottino trovato all’interno del deposito. 380 euro all’interno di una casettina di sicurezza – fungeva verosimilmente da cassa per depositare o dare il resto. Sul tavolo 35 grammi tra cocaina e hashish già pronte per essere vendute. Involucri in cellophane, cucchiaini e un bilancino di precisione. Trovata anche una scheda utilizzata per suddividere la cocaina. La scheda – paradosso – è quella per l’iscrizione come cliente a una nota catena di librerie.

PoliMedical Center Santillo taglia il traguardo dei 30 anni tra innovazione e cura

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Nel panorama della medicina specialistica, l’esperienza e l’approccio multidisciplinare rappresentano i pilastri fondamentali per garantire risultati sicuri ed efficaci. È su questi valori che si fonda il PoliMedical Santillo, una struttura che da circa trent’anni è un punto di riferimento per chi cerca professionalità e competenze all’avanguardia. ​L’esperienza del Dott. Vincenzo Santillo ​A guidare il centro è il Luminare Prof. Vincenzo Santillo, medico chirurgo specialista in:
  • ​Chirurgia Maxillo-Facciale
  • ​Medicina Estetica
  • ​Chirurgia Plastica e Ricostruttiva
  ​Il Dott. Santillo ha dedicato la sua carriera alla formazione continua, collaborando con diverse strutture di rilievo nazionale e internazionale. Questa apertura verso le innovazioni globali gli ha permesso di importare nel proprio studio le tecniche più avanzate e le informazioni più aggiornate del settore. ​Oltre il “Tuttologo”: La Forza della Specializzazione ​Il cuore del PoliMedical Santillo risiede nella sua filosofia operativa: “Non esiste il tuttologo”. Il centro crede fermamente nella specificità settoriale. La struttura è infatti composta da un team di numerosi professionisti, ognuno con una competenza d’eccellenza nel proprio ambito. ​Questo approccio garantisce che ogni paziente riceva un trattamento personalizzato, basato su una profonda conoscenza tecnica e su un aggiornamento costante di tutto lo staff.   ​Un Invito alla Prevenzione e al Confronto ​Il PoliMedical Santillo si propone come uno spazio aperto al dialogo. L’obiettivo non è solo fornire trattamenti, ma costruire un percorso di fiducia con il paziente. ​“Venite presso il centro, fateci le vostre domande e certamente insieme troveremo la soluzione migliore per voi.” – Dott. Vincenzo Santillo.

Sant’Anastasia, Gratteri agli studenti delle superiori: “Non voglio parlarvi del referendum ma di cultura e legalità”

ll procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri incontra gli studenti delle superiori a Sant’Anastasia , risponde alle loro domande ma volutamente evita il tema della riforma della giustizia: “Non voglio – dice dal palco – che l’attenzione si sposti ancora sul referendum, l’appuntamento con voi è stato organizzato dall’Anpi per parlare della cultura della legalità” Spazio dunque alle domande dei ragazzi, cominciando dal tema delle serie tv incentrate sulla camorra. “Chi si definisce uomo di cultura si deve porre il problema di qual è il messaggio che arriva dalle fiction sulle mafie soprattutto ai ragazzi. All’interno di qualsiasi opera ci deve essere una speranza. Qualcuno che ci dica che c’è la presenza dello Stato”. “Alcuni anni fa abbiamo scritto un libro sui film incentrati sulle mafie – ha raccontato Gratteri – abbiamo analizzato il film “Il padrino”, un capolavoro per sceneggiatura, musiche, costumi. Ma quella ‘Cosa nostra’ mostrata non è mai esistita. Le mafie esistono in modo parassitario, vessando la povera gente. Nei film sembrano cose nobili ma che non esistono. Nelle fiction, dove in un’ora di visione c’è solo violenza e non si vede la presenza positiva delle forze dell’ordine, quale messaggio passa? E quando lo abbiamo fatto notare, ci hanno accusato di voler tarpare le ali alla libertà di raccontare certe cose”. Il procuratore, inoltre, ha sottolineato che le mafie sono “avanzate tecnologicamente”, sottolineando che le forze di polizia sono penalizzate oggi dalla mancanza di fondi. Gratteri, infine, ha fatto appello ai ragazzi presenti “interessati ed appassionati di informatica” a pensare anche ad un futuro nelle forze dell’ordine: “Abbiamo tanto bisogno di informatici – ha detto – ma abbiamo il problema delle paghe basse. Bisognerebbe adeguare gli stipendi in base alle professionalità per non far scappare i nostri esperti”. E a chi gli chiedeva se si possono “sconfiggere le mafie”, ha risposto che “non si può sconfiggere la mentalità e l’atteggiamento mafioso, ma la mafia tradizionale sì, si può sconfiggere. Con assunzioni straordinarie – ha concluso – adeguando gli stipendi e creando nuove strutture”