Tra arte e AI: una delle trasformazioni più radicali nel panorama “contemporaneo”
La prima testimonianza su San Gennaro Martire viene fornita nel 431 da Uranio, allievo di San Paolino
Napoli, Si ripete il miracolo di San Gennaro: il sangue si è sciolto alle 17,04
La comunicazione verbale al tempo delle elezioni: cosa devono dire e non dire i candidati “perfetti”
Come dovrebbe parlare, allora, il candidato “quasi perfetto”, quello che meriteremmo tutte e tutti?
Prima di tutto, dovrebbe dire molte più verità scomode e molte meno frasi comode e, qui, chiarisco. Dovrebbe: – spiegare la complessità senza trattare il pubblico come uno sprovveduto; – ammettere cosa non potrà fare, oltre a ciò che promette di fare; – usare esempi concreti, storie vere, dati chiari; – parlare alla testa e al cuore, non solo alla pancia. Le parole giuste sono quelle che includono. Non “la gente”, ma le persone. Non “le categorie”, ma le vite. Un candidato consapevole usa verbi che aprono: possiamo, costruire, cambiare, prenderci cura. Non solo combattere, distruggere, abbattere. E poi c’è il capitolo delicatissimo di ciò che un candidato non dovrebbe dire. Non dovrebbe: – umiliare, insultare, etichettare chi la pensa diversamente; – usare la paura come strumento di controllo; – trasformare ogni domanda scomoda in un attacco personale; – cavalcare la rabbia senza offrire soluzioni reali. Un linguaggio così non è solo poco elegante: è tossico. Lascia nell’aria una stanchezza sottile, un cinismo che ci allontana ancora di più dalla partecipazione. Da coach esperta di comunicazione, so che il modo in cui parliamo crea il nostro mondo. Vale per le relazioni, vale per il lavoro, vale – ancora – per la politica. In campagna elettorale le parole non sono mai innocue: o generano fiducia, o alimentano sfiducia. Come sono solita fare vi lascio esempi pratici per allenare il politico che è in noi ad una comunicazione verbale capace di rendere, al meglio, il nostro pensiero. Invece di dire: Andremo al governo e cambieremo tutto in cento giorni. Meglio dire: Se ci darete fiducia, nei primi cento giorni ci impegniamo su tre obiettivi realistici e misurabili: questo, questo e questo. Altre riforme richiederanno più tempo e compromessi, e su questo voglio essere onesta con voi. Invece di dire: La colpa è dei soliti nemici: migranti, Europa, burocrazia. Meglio dire: I problemi che viviamo hanno molte cause: economiche, sociali, internazionali. Non esistono capri espiatori magici. Possiamo però prendere tre decisioni concrete per migliorare la situazione, insieme, senza cercare un “mostro” a cui dare tutta la colpa. Invece di dire: Noi siamo i buoni, loro sono il disastro totale. Meglio dire: Abbiamo visioni diverse da quelle dei nostri avversari su punti chiave: lavoro, scuola, sanità. Vi spiego cosa proponiamo noi, perché pensiamo che funzioni meglio e come potrete verificarlo nei fatti. Non vi chiedo di tifare per me, vi chiedo di valutare con la vostra testa. Il candidato di cui abbiamo bisogno è quello che sa usare la comunicazione come un ponte. Che sa dire “non lo so, mi informo”, invece di improvvisare. Che sceglie di rassicurare con la competenza, non con la retorica. La vera modernità, oggi, la vera avanguardia, l’innovazione, potrebbe essere quella – coraggiosa – di parlare meno per farsi notare e di più per farsi capire. Con parole chiare, pulite, responsabili. Perché il voto passa da una scheda, ma nasce sempre da una voce. E quella voce, se è onesta, si riconosce subito.Sangue sul Ponte del Primo Maggio: 52enne di Acerra muore dopo scontro in autostrada
Scopre il tradimento del marito e lo evira dopo averlo narcotizzato
Sant’Anastasia, Caserta fa il pienone al Metropolitan e accende la campagna: “Legalità e discontinuità”
Ottaviano verso il voto, comitati aperti e fair play: le mosse dei 4 candidati
La campagna elettorale entra nel vivo a Ottaviano, dove i quattro candidati alla carica di sindaco iniziano a strutturare la propria presenza sul territorio tra aperture di comitati, incontri pubblici e primi messaggi programmatici.
Tra i primi a inaugurare uno spazio fisico di confronto è stato Ferdinando Federico, che ha aperto il suo comitato elettorale in via Giovanni XXIII. Una serata partecipata, con una significativa presenza di giovani e sostenitori, ha segnato l’avvio ufficiale del suo percorso. Federico ha posto al centro del suo intervento i temi dell’ascolto e della responsabilità, sottolineando la necessità di trasformare le istanze dei cittadini in decisioni concrete. All’interno del comitato è stato anche predisposto uno “scatolone delle idee”, pensato per raccogliere proposte e suggerimenti.
Sul fronte opposto si muove anche Biagio Simonetti, che ha già avviato una serie di incontri con cittadini e sostenitori, puntando su un messaggio incentrato sulla partecipazione attiva e sulla costruzione di un’alternativa amministrativa credibile. In queste ore Simonetti ha aperto due sedi elettorali, una in corso Umberto I, l’altra a via Roma.
Non resta a guardare Giorgio Marigliano, impegnato in queste ore in una fitta agenda di appuntamenti sul territorio. Anche per lui il focus è sul contatto diretto con la comunità e sulla costruzione di un progetto amministrativo che sappia rispondere alle esigenze quotidiane dei cittadini. Nei suoi interventi pubblici ha ribadito l’importanza di una squadra solida e di una visione chiara per il futuro di Ottaviano.
In campo anche Stefano Prisco, che sta strutturando la propria campagna elettorale attraverso incontri e momenti di confronto con diverse realtà cittadine. Una campagna all’insegna del fair-play, come dimostrando le foto e le storie anche con altri candidati a sindaco. Un’idea di correttezza per il bene della città e del prosieguo della competizione.
Con l’apertura dei comitati e l’avvio delle prime iniziative pubbliche, la sfida elettorale entra dunque nella fase più intensa. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi appuntamenti e ulteriori momenti di confronto che contribuiranno a delineare con maggiore chiarezza programmi, alleanze e visioni dei quattro candidati in corsa per la guida della città.


