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Importanza e funzione del “PON” “Nullus locus sine genio”, che coinvolge quasi tutte le scuole di  Ottaviano.  La “Rocco Scoltellaro” di San Gennarello sviluppa anche il progetto relativo ai “Regi Lagni” ( l’”esperto” è il dott. Barbato” e il “tutor” è la prof.ssa Alibrandi)  e quello che ha per tema “l’architettura rustica e le cappelle votive” ( l’”esperto” è la dott.ssa Marino e il “tutor” è la prof.ssa Boccia).

 

Il titolo del “PON”, “Nullus locus sine genio”, comunica chiaramente significato e obiettivi del “programma”, fare in modo che gli alunni scoprano e condividano il patrimonio di ricordi, di vicende, di “figure”, di edifici, di architetture che “vivono”, invisibili, negli spazi in cui essi abitano. Gli alunni devono incominciare a parlare con lo “spirito” di questi luoghi, e a percepire e ad ascoltare con attenzione quelle voci del “genius” che essi  portano da sempre dentro di sé, senza averne consapevolezza. La crisi di identità, che è una infezione dilagante, nasce anche dal fatto che il filo che collegava i giovani alla storia del loro territorio è stato reciso già da anni, e la scuola non ha fatto nulla per riannodare in qualche modo i capi. Uno dei progetti destinati agli allievi della “Rocco Scotellaro” di San Gennarello riguarda la storia degli alvei “vesuviani”, dei “lagni” con cui la più innovativa Istituzione borbonica, la “Direzione di Ponti e Strade”, cercò di risolvere il problema drammatico dei “torrenti” d’acqua che irrompevano a valle lungo le pendici del Somma-Vesuvio e che, dopo le eruzioni, diventavano “fiumi” devastanti. Rimandiamo ad altro articolo il racconto delle aspre polemiche di cui furono protagonisti i tecnici locali e quelli napoletani: ora ci limitiamo a confermare ciò che “l’esperto” del progetto, il dott. Gennaro Barbato, coadiuvato dal “tutor”, prof.ssa Tommasina Alibrandi, ha spiegato agli alunni, e cioè che i “regi lagni” modificarono la struttura del territorio e la “facies” della produzione agricola di Ottajano e di San Gennarello, e esercitarono una positiva influenza anche sulla organizzazione sociale. Gennaro Barbato incarna la “figura” dell’archeologo come la disegnò  Mario Napoli, il “pater” di Elea: un camminatore indistruttibile, che percorre ogni sentiero, che “avverte” la presenza sotterranea dei segni lasciati dagli antichi, ne ricostruisce pazientemente la storia e la racconta con una passione che coinvolge, e con una competenza che illumina. L’archeologia vesuviana e quella della Campania Felix non hanno più segreti per lui, che ne conosce tutte le storie, quelle notissime e quelle poco note. Gennaro Barbato e la prof.ssa Tommasina Alibrandi hanno mostrato agli alunni (v. foto in appendice) i resti dell’alveo San Leonardo, lungo in origine circa 6 Km., ne hanno descritto percorso e funzione, e infine hanno  illustrato, di quegli argini e di quelle “catene”, non solo la prodigiosa struttura , ma anche il notevole valore estetico.

Le masserie del territorio di San Gennarello avevano un’importanza notevole per l’economia, per la struttura sociale della comunità, per la storia dei valori ambientali: inoltre, con le loro cappelle alimentavano una religiosità intensa, segnata talvolta dalla presenza di riti antichissimi.  “L’architettura rurale e le cappelle di culto” sono il tema di un altro progetto che gli alunni della “Rocco Scotellaro” hanno sviluppato sotto la guida di Concetta Marino, “esperto”, e Rosa Boccia “tutor”.  Tra la fine del ‘600 e la prima metà del ‘700 la società di San Gennarello si costituisce – lo hanno dimostrato le ricerche di Luigi Iroso e del sottoscritto – come un sistema ordinato di “ ville rustiche”, ciascuna delle quali è residenza e, contemporaneamente, luogo di lavoro  di famiglie legate da rapporti di parentela. Dai cognomi e dai soprannomi di queste famiglie  prendono spesso il loro nome le masserie: Caracelli, Raggi, Librari, Prischi.  Questo sistema riflette una storia antichissima, poiché è ormai certo che anche nell’”ager” di San Gennarello  Cesare Ottaviano ritagliò non pochi “praedia” da assegnare ai suoi soldati come premio di congedo.  Ma credo che il sistema sia stato consolidato agli inizi del ‘700 dagli amministratori di Casa Medici, che avevano deciso di avviare, nel “Piano”, la coltivazione intensa delle piante tessili.  A metà del ‘700 alcune masserie entrarono a far parte del patrimonio delle “Congreghe” ottajanesi e i nuovi proprietari sollecitarono la costruzione di piccole “cappelle” dedicate alla Madonna del Carmine, a Santa Teresa, a San Domenico e alla Madonna dell’Arco,  la cui immagine era stata riprodotta, negli ultimi anni del ‘600, nell’ edicola votiva della masseria dei Di Prisco. Nella seconda metà dell’Ottocento vennero costruite in due masserie dei Medici di Ottajano, ai confini con Striano, due cappelle che Giuseppe IV Medici volle consacrare alla Madonna dell’Arco, a cui la moglie, duchessa di Miranda, morta nel 1850, era particolarmente devota.

Del patrimonio delle masserie e delle cappelle di San Gennarello rimane poco: ma quel che resta è sufficiente a far comprendere agli alunni, guidati dalla dott.ssa Marino e dalla prof.ssa Boccia il valore e lo splendore dell’architettura rustica, e la belle storie che si intrecciarono, nella campagna, intorno alle immagini della Madonna e dei Santi.

Alunni della “Rocco Scotellaro” sono impegnati in altri due progetti, che hanno come tema “gli antichi mestieri” e il prezioso patrimonio dell’archivio della Scuola. Ma di tutto questo parleremo in un altro articolo.