Il consigliere Alfonso Di Fraia: «Onoriamo i martiri dimenticati, i morti non hanno colore».
Migliaia e migliaia di morti italiani dimenticati per quasi cinquant’anni, fino alla istituzione nel 2005 (legge 92/2004) della solennità civile nazionale, la «Giornata del Ricordo». Giornata che si celebra il 10 febbraio di ogni anno, la stessa data in cui – era il 1947 – fu firmato il trattato di pace che assegnava l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia alla ex Jugoslavia.
Le foibe sono cavità carsiche naturali ed è lì, in quelle voragini a strapiombo che fra il ’43 e il ’47 furono gettati, vivi o morti, quasi diecimila italiani. La violenza dilaga subito dopo l’armistizio del settembre 1943 quando in Istria e Dalmazia i partigiani slavi si rivoltano contro i fascisti o comunque contro gli italiani non comunisti, torturando, massacrando e poi gettando nelle foibe almeno mille persone che considerano «nemici del popolo». L’orrore cresce nel ’45 quando la Jugoslavia occupa l’Istria, Gorizia e Trieste, quando le truppe del maresciallo Tito si scatenano e riempiono le foibe con fascisti, socialisti, cattolici, donne, anziani, bambini, come racconta l’unico superstite che da una di quelle foibe riuscì ad uscire: Graziano Udovisi.

Uno sterminio, una strage, una pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti, una persecuzione che continua fino alla primavera del ’47, fino cioè a quando viene fissato il confine tra Italia e Jugoslavia senza però che il terrore, per centinaia di migliaia di esuli istriani e dalmati, finisca. Quegli esuli che in Italia non sono accolti bene, ignorati dalla sinistra italiana, dalla classe dirigente democristiana e pure dalla destra, non particolarmente propensa a raccontare gli accadimenti della seconda guerra mondiale sui territori istriani.
Un eccidio quindi ignorato per quasi cinquant’anni dalla storia, una ferita aperta fino all’istituzione della Giornata del Ricordo. Sant’Anastasia la celebra con una funzione religiosa nel Santuario di Madonna dell’Arco, invitando tutti i cittadini, i giovani, le scuole.
«Migliaia di italiani, uomini, donne, bambini, anziani, furono barbaramente massacrati nelle foibe per ordine del maresciallo Tito – dice il consigliere Alfonso Di Fraia – il capo del regime comunista della ex Jugoslavia che volle sterminare tutti coloro che portavano il nostro tricolore nel cuore, con l’unica colpa di essere italiani e non comunisti. La storia dovrebbe essere oggettiva, ma nei libri ci sono minime tracce di quello sterminio, come se questi nostri martiri fossero morti di serie B rispetto alla grande mattanza dell’antisemitismo di Hitler e dell’Olocausto o degli altri genocidi che hanno colpito il mondo. I morti non hanno colore, vanno rispettati a prescindere».
Dunque, alle 11 di mercoledì 10 febbraio, nel Santuario di Madonna dell’Arco, una Messa in suffragio delle vittime delle Foibe. «Sono tutti invitati, soprattutto i giovani e le scuole – continua Di Fraia – i libri di storia sono scritti quasi sempre da chi vince e non sempre dicono tutta la verità, ecco perché vogliamo onorare i martiri italiani dimenticati».



