Sono sempre di più – qualcuno dice addirittura troppi – i nomi che circolano in queste ore per la composizione della nuova giunta regionale della Campania guidata dal neo-eletto Roberto Fico. A nove giorni dal voto, la lista degli aspiranti assessori cresce senza sosta, tanto che c’è chi ironizza osservando che i candidati alla giunta siano ormai più degli stessi elettori.
Fico, però, non intende trasformare la sua prima esperienza di governo locale in un esercizio di spartizione tra partiti. L’ex presidente della Camera vuole certamente ascoltare le forze della coalizione, ma senza trasformare la giunta in un mosaico da Manuale Cencelli. Per il Movimento 5 Stelle si tratta di un passaggio delicatissimo: dopo il caso Sardegna, la Campania rappresenta la vera prova di maturità amministrativa sotto l’occhio attento della politica nazionale.
Accanto alla necessità di equilibrio politico, Fico sa bene di avere bisogno anche di figure con solide competenze amministrative, capaci di orientarsi nella complessa macchina regionale. Nel Partito Democratico – soprattutto nell’area che fa riferimento a Elly Schlein – la posizione è chiara: il nome indicato per la vicepresidenza è quello di Mario Casillo, forte del risultato elettorale e della sua lunga esperienza negli ingranaggi burocratici campani. Per lui si ipotizzano deleghe ai Trasporti o Urbanistica. Altro nome di peso per i Dem è quello del sindaco di Portici, Enzo Cuomo, figura centrale dell’area metropolitana e perfetto conoscitore dei processi decisionali regionali.
Proprio questa possibile doppia presenza Pd suscita qualche apprensione nel M5s, sia a Roma sia a Napoli: il timore è che, con due esponenti così influenti, lo spazio d’azione del nuovo presidente risulti limitato nelle scelte strategiche dei prossimi mesi.
Parallelamente si sta facendo strada un ragionamento condiviso in più settori del centrosinistra: evitare che i consiglieri regionali appena eletti accedano alla giunta. Lo scopo è duplice: non alterare gli equilibri dell’Assemblea e scongiurare il cosiddetto “effetto domino”, cioè le dimissioni dei consiglieri nominati assessori e i successivi ripescaggi di candidati esclusi.
Questa scelta sarebbe particolarmente utile al Pd, dove eventuali cambiamenti nell’Aula rischierebbero di influire sugli equilibri interni in vista del congresso provinciale di Napoli. Inoltre, permetterebbe di evitare rientri politicamente scomodi, come quello di Armando Cesaro, candidato di Casa Riformista e oggi coordinatore regionale di Italia Viva, figura che molti nel campo largo giudicano imbarazzante.
Per questo motivo si fa sempre più concreta l’ipotesi di puntare su assessori tecnici, anche provenienti da fuori regione, soprattutto per deleghe delicate come la Sanità. Oppure – suggeriscono alcuni – potrebbe essere semplicemente una strategia per prendere tempo, consentire a Fico di arrivare con calma alla proclamazione ufficiale da parte della Corte d’Appello, gestire il passaggio di consegne con Vincenzo De Luca e dare il via alla nuova legislatura a Palazzo Santa Lucia senza pressioni eccessive.


