Ritorno alla normalità nelle produzioni. Intaccate da uno stop legato alle forniture.
Secondo quanto finora ufficialmente trapelato una ditta piemontese la settimana scorsa si è ritrovata con un macchinario difettoso. Macchinario da cui escono dei tubi che servono al montaggio della Panda, prodotta a Pomigliano. Questo intoppo, che sarebbe di natura esclusivamente tecnico-produttiva, avrebbe quindi provocato lo stop alle produzioni dello stabilimento di Pomigliano. Stop che ha interessato le giornate di lavoro di giovedi 1 ottobre e di venerdi 2 ottobre. Due giorni di paralisi delle produzioni che si aggiungono alla doppia giornata di chiusura in cassa integrazione per calo degli ordinativi già effettuata a settembre. C’è poi da considerare il fatto che la fabbrica di Pomigliano resterà chiusa anche per tutta l’ultima settimana di ottobre, dal 26 al 30. Otto giorni di paralisi in soli due mesi dunque. Il mercato italiano, che resta quello principale di riferimento per la Panda, va quindi come al solito a ritmo stentato. Delle 250mila vetture annunciate da Marchionne nel 2010 se ne producono appena 120-130mila all’anno a Pomigliano. E va sempre peggio, nonostante l’utilitaria made in Pomigliano resti la macchina più venduta in Italia. Dati che fanno da cartina di tornasole di una società, quella nostrana, ridotta in condizioni davvero malandate. E questa malattia né la ricetta del job act nè altre alchimie neo liberiste sono riuscite a curare.



