Sotto il pressing del Comitato di Lotta Cassintegrati e licenziati Fiat e dei sindacati firmatari dell’accordo Panda l’azienda tenta di alleviare la condizione dei tanti cassintegrati.
La Fiat sente il fiato sul collo dei ribelli e dei militanti politici che stanno protestando contro i licenziamenti degli operai Mimmo Mignano, Antonio Montella, Marco Cusano, Roberto Fabbricatore e Massimo Napolitano. Oggi loro e gli esponenti dei centri sociali di Napoli e della Campania, insieme al Si Cobas nazionale, proveranno a bloccare i cancelli della Fiat di Pomigliano. Intanto, buone notizie dal fronte occupazionale: dieci operai del reparto logistico FCA di Nola sono tornati al lavoro, dopo sei anni di fila trascorsi in cassa integrazione a zero ore. Prosegue dunque il lento ma graduale rientro dei 286 lavoratori del Wcl, il nuovo impianto per lo smistamento delle merci. Intanto Nola passa da 114 a 124 addetti in attività, impiegati a singhiozzo, per una settimana al mese. “E’ un risultato positivo – commenta Raffaele Apetino, della Fim di Napoli – chiesto a più riprese dalla Fim in tutti gli incontri con la direzione FCA di Pomigliano per consentire ai lavoratori di Nola l’uscita dal guado della cassa integrazione”. A questo punto si spera nell’applicazione dei contratti di solidarietà. “Siamo sulla strada giusta – conferma Apetino – per dare risposte sul salario, in attesa che si raggiunga la piena occupazione anche a Nola e anche prima che si arrivi alla scadenza della cassa prevista per luglio”. “Si stanno creando i presupposti per i contratti di solidarietà – aggiunge Felice Mercogliano, della Fismic – aspettando l’aumento dei volumi produttivi”. Ma la tensione resta alta. Oggi pomeriggio oltre al picchetto del “Comitato di Lotta Cassintegrati e Licenziati Fiat” davanti alla fabbrica della Panda ci sarà anche un presidio politico davanti al tribunale di Nola, dov’è prevista la prima udienza della richiesta di reintegro nel posto di lavoro da parte dei cinque operai licenziati. Tute blu che sono state estromesse dall’azienda per aver protestato contro alcuni suicidi di altrettanti cassintegrati esponendo in maniera provocatoria un fantoccio impiccato raffigurante Sergio Marchionne.



