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lunedì, Gennaio 24, 2022

Ecoballe, ci risiamo: bloccata di nuovo la rimozione ad Acerra e Fragneto Monforte

Intanto la Regione Campania ha appena consegnato i lavori per il via all’impianto di compostaggio a Tufino. “Sorpassata” Pomigliano   

 

 

E’ un rimpallo burocratico-giudiziario che sembra non finire mai, una situazione che fa comprendere quanto le normative sugli appalti pubblici, in particolare quelli per le bonifiche, siano troppo spesso obsolete e lontane dalla realtà. Basta un solo esempio, la vicenda della rimozione delle ecoballe coperte da giganteschi teloni neri nei due siti di Acerra, in provincia di Napoli, e di Fragneto Monforte, in provincia di Benevento. La Regione Campania sta facendo di tutto per rimuovere da queste piazzole circa 100mila tonnellate di rifiuti accumulati durante le ferali emergenze risalenti all’ormai lontano 2004, il periodo delle città sommerse dall’immondizia e dei roghi tossici a raffica in tutta la conurbazione Napoli-Caserta. Ma è spuntato un altro stop, che allontana la data di eliminazione dei veleni dalle campagne di questi due comuni, Acerra e Fragneto appunto, ricadenti in una vasta area agricola. L’altro giorno infatti il Consiglio di Stato ha bloccato l’assegnazione dell’appalto. Ha emanato una sospensiva dopo che le aziende rimaste escluse dall’assegnazione della gara hanno fatto ricorso. Va avanti così dalla fine di ottobre. Agli inizi di novembre era stato il Tar, sempre sulla base dello stesso ricorso, a sospendere l’assegnazione, avvenuta dopo l’apertura delle buste delle varie offerte, apertura delle buste svoltasi negli uffici della Regione Campania. Poi però, il 16 dello stesso mese di novembre, il Tribunale amministrativo regionale ha dato torto ai ricorrenti dando ragione a Palazzo Santa Lucia ed ha quindi sbloccato l’impasse. A questo punto sembrava tutto risolto, che ormai fosse stata aperta una volta per tutte la porta della bonifica. Ma le aziende escluse dall’assegnazione non si sono date per vinte. Si sono rivolte al secondo grado di giudizio della magistratura amministrativa, il Consiglio di Stato, che l’altro giorno ha di nuovo sospeso l’appalto in attesa di pronunciarsi definitivamente, dopo il 15 dicembre. Insomma, è un ping pong che sta allungando i tempi e che sta facendo stare sulle spine gli ambientalisti dei territori interessati dal progetto di rimozione dei rifiuti. L’appalto conteso è stato temporaneamente assegnato a una ditta di Paderno Dugnano, nel milanese, e a un’altra che ha sede a Casoria. La prima si dovrebbe occupare della rimozione delle ecoballe di Acerra, in località Pantano, davanti all’inceneritore e accanto ai campi coltivati. La seconda, quella napoletana, dovrebbe andare a lavorare a Fragneto. Ma il condizionale, vista la situazione, è ancora d’obbligo. I lavori di rimozione delle ecoballe, per entrambi i lotti, ammontano a 19 milioni e 800mila euro, dei quali 10 milioni per Acerra. In totale si tratta di rimuovere ben 97mila tonnellate di rifiuti (49mila ad Acerra) accumulate da 18 anni, dal 2004, nel periodo più nero dell’emergenza rifiuti in Campania. Rimozione delle ecoballe ma non solo. Resta d’attualità la questione degli impianti di compostaggio pubblici. A questo proposito c’è da registrare un “sorpasso”. Lo ha fatto l’impianto di compostaggio di Tufino su quello di Pomigliano. Martedi infatti la Regione ha consegnato i lavori alla ditta che si è aggiudicato l’appalto a Tufino, nell’area del Cdr . Il cantiere per la realizzazione dell’impianto è stato quindi aperto: via libera ai lavori di realizzazione. Dunque, molto probabilmente il compostaggio di Pomigliano non sarà più il primo impianto a entrare in funzione della rete campana di 14 biodigestori pianificata dalla Regione. Per il progetto pomiglianese manca l’autorizzazione integrata ambientale della Regione. Ma è soprattutto il problema delle ecoballe a tenere banco. Sul territorio campano, in particolare tra Villa Literno e Giugliano, restano 3,3 milioni di ecoballe, parte delle quali, circa 900mila, saranno destinate al riciclo. Il rimanente dovrà essere trasformato in combustibile da destinare alle centrali elettriche e agli impianti di termovalorizzazione italiani ed europei. C’è però un ostacolo. Il mercato dei rifiuti si è chiuso in tutto il mondo e quindi è diventato complicato trasportarli fuori regione. Nel frattempo, cinque mesi fa è stato inaugurato l’impianto di trasformazione di Caivano, in grado di lavorare 400mila tonnellate di ecoballe all’anno. È previsto anche un secondo impianto, a Giugliano, che dovrebbe partire a gennaio dell’anno prossimo. Peraltro, la Campania ancora paga all’Unione europea una multa di 130mila euro al giorno per la mancanza di una rete adeguata e integrata di impianti di gestione dei rifiuti. A ogni modo l’impianto di trattamento di Caivano consentirà di ridurre di un terzo la sanzione europea. E con l’altro impianto di Giugliano ci sarà un’ulteriore riduzione della gabella che ci costa 47 milioni all’anno.

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