Ecate, la dea greca antesignana della Befana nera come la notte

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Anche quest’anno la Befana pare la nipote di Ecate, la terribile dea greca.

 

La Befana sarebbe la “versione” cristiana di Ecate “triplice”, la misteriosa dea di cui parlano Apollonio, Teocrito, Virgilio e Seneca. Pare che il 2022 si stia muovendo nel segno “nero” della dea: la pandemia, la crisi economica, la violenza feroce, la crisi delle istituzioni. Ci resta il conforto di qualche proverbio: “ più nera è la notte, più si avvicina la luce”. Conviene sperare che la sapienza di ieri sia valida anche oggi.

 

Qualche studioso ritiene che la Befana, vecchia, brutta e con tratti da strega, sia la versione, diciamo così, cristianizzata di una terribile e misteriosa dea greca, Ecate, di cui gli stessi scrittori greci sapevano poco, e quel poco non era né chiaro, né certo. La sola certezza era la protezione che essa assicurava alle donne abbandonate, tradite o trascurate dagli uomini di cui erano innamorate. Nelle “Argonautiche” di Apollonio Rodio Medea è sacerdotessa di Ecate, prepara filtri magici e sa domare la forza del fuoco. Invocata, la dea si manifesta, “il capo cinto da spaventosi serpenti, intrecciati con rami di quercia”, circondata da fiaccole e da cani ululanti.

Nelle “Incantatrici” di Teocrito Simeta si affida a Ecate per conquistare l’amore dell’atleta Delfi,  e la Didone virgiliana, abbandonata da Enea, invoca, per la vendetta,  la “triplice” Ecate, a cui si rivolge anche la Medea di Seneca, ricordando che la dea offre alle “cerimonie su cui si deve tacere” la sua “luce partecipe del sacro segreto”. Ritengono alcuni che questa signora delle tenebre sia “triplice” perché essa va “oltre il maschio e la femmina”, pensano altri che in lei si riassumano i poteri della Luna e quelli di Artemide. Certamente venivano affidati alla sua protezione i “luoghi” che segnano il passaggio tra spazi diversi: i trivi, spesso ornati con i suoi simulacri, le porte, gli ingressi, e i giorni che aprono l’anno. Da qui il punto di contatto con la Befana, il cui aspetto poco piacevole può agevolmente ritenersi simbolo dell’anno “vecchio” che se ne va e porta via con sé i giorni neri e sgradevoli. Era fatale che si trovasse una qualche corrispondenza tra le tre forme di Ecate e i tre Magi che portano i doni al Bambino: il “tre” è un numero carico di valori. La Befana di quest’anno pare che non porti via nessuno dei guai che inquinano i nostri giorni. La pandemia si propaga, i provvedimenti del governo stridono e si urtano, e come se non bastassero ferite e lacerazioni, “Salvini minaccia lo strappo”, ma Draghi media e risolve. Solo Ecate sa se, quando e come le scuole riapriranno, e c’è chi propone l’obbligo per tutti gli studenti di sottoporsi a test rapidi, ma Guido Rasi proclama che “Omicron sfugge ai test rapidi”. Ecate esce dalle tenebre infernali, e, accompagnata da cani e da serpenti, grida che “l’inflazione corre nel carrello della spesa”, che il nero pessimismo occupa i cuori e le menti, e che “gli studenti e gli under 30 vivono il virus come una minaccia per il futuro”. A Napoli i commercianti vedono “voglia di ripresa”, ma piazza Mercato e il Carmine sono luoghi deserti, e intanto la Befana guida la protesta nelle corsie dell’Ospedale San Paolo, perché è stato chiuso il reparto della patologia neonatale. Il Papa lancia l’allarme: gli sposi non fanno più figli, preferiscono allevare cani e gatti. La Befana si schiera con il Papa: se non nascono bambini, a chi porterà i doni?E i bambini sperano di “trovare” genitori che non siano una minaccia per la loro vita. Dal Papa ci aspettiamo che dica qualche parola su Massimo che è morto dopo aver trascorso(?) 19 anni in stato di coma vegetativo, e speriamo che qualcuno ci spieghi perché in Italia si blocca ogni discussione sul diritto al suicidio assistito, sul “diritto a una morte dignitosa” (Veronesi).  La Befana avrebbe potuto portare in dono all’Italia un drappello di candidati al ruolo di Presidente della Repubblica, ma Ecate ha detto di no: e per questo no la dobbiamo ringraziare. Questo no ci consentirà di percepire, in tutta la sua chiarezza, “l’impressione, desolante, che l’Italia sia un Paese in perpetua emergenza, incapace di ricondurre il conflitto socio- politico alla sua ordinaria dimensione, che è, secondo Costituzione, quella parlamentare… E’ – quella per l’elezione del Presidente della Repubblica – una campagna impaurita, come se per davvero potessimo vantare un uomo soltanto da onorare e uno da evitare.”  ( Michele Serra, la Repubblica, 4 gennaio- Le altre citazioni sono tratte da “la Repubblica” del 6 gennaio). Ecate ci consente di capire che siamo precipitati in fondo al pozzo: ora bisogna risalire.