A cinquanta anni dalla morte Agatha Christie (15 settembre 1890- 12 gennaio 1976) resta la indiscussa regina del giallo che si definisce “classico” e che rispetta il modello delineato da Edgar Allan Poe e da Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes. La Christie trattò con grande abilità, soprattutto in “Assassinio sull’Orient Express”, anche “l’enigma dello spazio chiuso”: scoperto un delitto, gli investigatori dovevano prima di tutto capire come era riuscito l’assassino a “incontrare” la sua vittima sfuggendo all’attenzione di tutti coloro che stavano in quel luogo.
Hercule Poirot è il protagonista di 44 romanzi e 54 racconti: entra in scena nel 1920 con “Poirot a Styles Court”, esce di scena nel romanzo “Sipario”, ambientato anche questo a Styles Court – la storia finisce spesso là dove è iniziata – e scritto negli anni ’40, ma pubblicato dalla Christie nel 1975, un anno prima di morire. Più volte la scrittrice fece capire che non gli piaceva più parlare di Poirot, ma dovette sempre arrendersi alle pressioni dei lettori e delle case editrici. Con i suoi personaggi la Christie aveva un rapporto particolare: li “sentiva” come persone reali, capaci di muoversi e di pensare in autonomia, e non c’è dubbio sul fatto che questo rapporto era alimentato dalle “incarnazioni” cinematografiche, da Austin Trevor e da Tony Randall che interpretavano Poirot e da Margaret Rutherford che “prestava “ corpo e volto a Miss Marple ( scrivono che la Christie non apprezzava certi aspetti dell’arte della Rutherford, ma non poteva negare che la sua fosse una interpretazione “potente”).
Dunque, a un certo punto la scrittrice incominciò a non sopportare più i vezzi, le moine, la vanità, i modi e i comportamenti dell’investigatore belga emigrato in Inghilterra e ammise che appariva un po’ ridicolo questo ometto paffuto che parlava continuamente delle sue “celluline grigie”. Nel 1930 Miss Marple fece il suo debutto in letteratura, nel romanzo “Morte nel villaggio”, a cui seguirono altri undici romanzi. E mentre Poirot è in continuo movimento, Miss Marple raramente si allontana da St. Margaret Mead, un piccolo villaggio della campagna inglese. Questa simpatica e dolce vecchietta, alta, slanciata, con gli occhi azzurri e i capelli bianchi, a differenza di Poirot, si trova quasi sempre coinvolta per caso nelle indagini sui delitti che “macchiano” la vita del villaggio, e, come Poirot, mette a frutto la sua profonda conoscenza della natura umana, il cui studio costituisce il suo passatempo: «vivendo così soli, in una parte del mondo quasi remota, è necessario avere un passatempo.
Ci si può occupare naturalmente dei lavori a maglia, delle ragazze esploratrici, delle opere di beneficenza, come ci si può divertire a dipingere dei bozzetti, ma il mio passatempo è sempre stato “la natura umana”. Così varia e così affascinante! E naturalmente in un piccolo villaggio, senza altre distrazioni, non manca il modo di approfondire questo studio. Si finisce per classificare le persone proprio come se fossero uccelli, fiori, gruppo così e così, genere tale, specie talaltra. Qualche volta capita di sbagliare, naturalmente, ma col passare del tempo gli errori sono meno frequenti.
E poi si fanno le riprove” (Da “La morte nel villaggio”). “Miss Marple si intrufolò così silenziosamente nella mia vita, che quasi non mi accorsi del suo arrivo. Scrissi una serie di racconti per una rivista, immaginando che in un villaggio, sei persone si riunissero una volta alla settimana per raccontare qualche caso rimasto insoluto. Iniziai con Miss Jane Marple, un tipo di anziana signora che avevo visto frequentemente in casa di zia-nonnina, a Ealing, e simile a tante altre incontrate nei vari villaggi dei miei soggiorni giovanili. Miss Marple era molto più zitellesca e ansiosa di zia-nonnina, ma aveva una cosa in comune con lei; nonostante la sua cordialità si aspettava sempre il peggio da tutto e da tutti e le sue previsioni si dimostravano quasi sempre esatte. Non mi sorprenderei affatto se le cose stessero così”, diceva la nonna, scuotendo il capo con aria minacciosa. Non aveva il minimo elemento per fare una simile affermazione, ma il fatto sorprendente era che le cose stavano esattamente come diceva lei. (Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Mondadori, 1978, pag. 510). Non c’è dubbio: in Miss Marple c’è molto di Agatha Christie.



