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Domenica,  nella Chiesa di San Gennarello, un concerto della musica popolare ispirata dai miracoli di  San Gennaro

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Tre Maestri, Giovanni Saviello, Carmine Cava e Felice Cutolo saranno gli interpreti della musica popolare che da sempre accompagna i riti di San Gennaro, e che li collega ai riti dei Santi Patroni dell’agricoltura e del mondo naturale.  L’eredità culturale dei miti di Dioniso e di Giano: il San Gennaro “bifronte” del Duomo di Napoli. L’eruzione del ’44 nel racconto di Norman Lewis.

 

C’è un patrimonio di musica popolare dedicata al Santo Patrono di Napoli. Per non meravigliarci  basta ricordare che San Gennaro è anche patrono dell’agricoltura, come le Madonne Nere. Ci ricordano il carisma “agricolo” di San Gennaro  le date del miracolo del sangue che si scioglie: maggio e settembre, l’inizio dell’ estate, della stagione del grano,  e poi i profumi intensi dei grappoli che chiedono di diventare vino Ce lo ricorda il rito del sangue, poiché il sangue è nella religione antica e nella nostra principio di vita e di fecondità: e non a caso qualche studioso ha messo sullo stesso piano, forse con un eccesso di audacia ermeneutica, il rosso del sangue, il rosso del vino di Dioniso, il rosso della lava del Vesuvio: dalla morte la vita. Dopo l’eruzione del 512 d.C. un cristiano napoletano disegnò, nelle catacombe di San Gennaro a Capodimonte, il Santo protettore di Napoli, e alle sue spalle il vulcano, fiorente di ricca vegetazione: era il definitivo passaggio del patronato, nel segno di una mistica corrispondenza. Poiché al di là del colore rosso del vino, è proprio il sangue a occupare il centro dei riti che gli antichi svolgevano in onore di Dioniso. Dioniso e San Gennaro hanno in comune la forza misteriosa della musica che si fa magia, perché qualche importante studioso non esclude che proprio le vibrazioni delle “nenie”, talvolta irritate, delle “parenti” possano avviare lo scioglimento del sangue del Patrono:  e le stesse “nenie”, cantate dai contadini nei campi, favorivano la fertilità della terra, respingevano l’ invidia,  mettevano armonia tra gli spiriti vitali della Natura. Come il flauto di Pan, e i canti e le danze delle Baccanti. E poi se Dioniso è il dio del teatro, San Gennaro è il patrono della città che da sempre è Teatro, ed è la sola città del mondo antico che ancora vive della stessa incommensurabile vita.

Dunque, domenica sera, nella  Chiesa di San Gennarello, che è sacra a San Gennaro,  Giovanni Saviello,  Carmine Cava  e Felice Cutolo ci faranno conoscere, con la loro arte e con la loro passione, il patrimonio della musica popolare che è stata ispirata dal Patrono di Napoli: sarà un evento culturale di grande raffinatezza,  originale e nello stesso tempo rispettoso della tradizione: e bisogna dire grazie a don Raffaele Rianna, parroco della Chiesa, e agli amministratori di Ottaviano, che hanno ideato e realizzato la manifestazione (vedi manifesto in appendice.)

Norman Lewis racconta che durante l’eruzione del ’44 gli abitanti di San Sebastiano  tentano di bloccare la lava portando in processione “nell’ondeggiare dei turiboli e dei sacri stendardi” la statua del Santo che ha dato il suo nome alla cittadina vesuviana. Il 22 marzo il Lewis scopre in una “stradina” laterale, un’altra  statua, circondata da devoti e coperta da un lenzuolo bianco. E’ la statua di San Gennaro, “fatta arrivare di nascosto da Napoli come ultima risorsa”, qualora i tentativi degli altri Santi non producano risultati. “L’avevano coperta con un lenzuolo per non offendere la confraternita di San Sebastiano e il Santo stesso”. Ma l’avv. Carlo Del Giudice spiega all’ ufficiale inglese che non c’è da sperare molto nell’intervento miracoloso di San Gennaro, perché è certezza di molti Napoletani che fin dal giorno del  martirio in Pozzuoli “ san Gennaro limita la sua attività miracolosa a Napoli.. e non muoverebbe un dito per salvare dalla distruzione il resto del mondo.”. Forse per questo la statua di San Gennaro che Matteo Bottiglieri scolpì per la piazza di San Gennarello “dice” al Vesuvio, con quel gesto della mano destra, che deve risparmiare non solo Napoli, ma “anche questo territorio qui,  di Ottajano e di San Gennarello”.

Il concerto di musica popolare ci ricorderà che San Gennaro  ascolta le preghiere di tutti quelli che si rivolgono a lui con fede sincera, anche di quelli che “pretendono” di essere immediatamente esauditi. Ma forse San Gennaro è proprio l’erede di Giano, il dio “bifronte” dei pagani,  come è “bifronte” il suo busto nel Duomo di Napoli: egli sa che c’è la stessa forza di fede nelle preghiere “educate” dei suoi fedeli e negli “insulti” delle sue “parenti”.

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