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Dimmi il tuo colore e ti dirò chi sei

In natura i colori sono fondamentali. Molti animali li utilizzano per segnalare la loro pericolosità e scoraggiare i predatori: si chiama aposematismo. Basta pensare ad api e vespe, che segnalano così il loro pungiglione. Ma a volte, il colore non indica un reale pericolo: molti animali dai colori sgargianti sono innocui, e sperano di essere confusi con i loro “cugini” velenosi e salvarsi la pelle. Eh già, anche gli animali bluffano.

Oggi due recenti ricerche svelano le nuove frontiere del colore nel regno animale, utilizzato come strategia antipredatoria.

La colorazione, infatti, in molti casi è di fondamentale importanza per comprendere la biologia e il comportamento delle specie.

E così il biologo Marcio Pie della Università del Paranà, ha appena scovato sette nuove specie di rane microscopiche, tutte endemiche della foresta amazzonica del sud del Brasile. Lo studio, pubblicato su Peerj dopo cinque anni di ricerche, vede protagoniste le rane del genere Brachycephalus, che sfruttano il loro colore come segno di avvertimento: “mangiami e ti avveleno”. Infatti queste piccole rane producono una neurotossina più potente del cianuro: la tetrodotossina.

A volte, invece, il colore non indica tossicità, ma avverte comunque di un pericolo. È il caso dei lemming norvegesi: a vederli non si direbbe, ma il loro morso è temuto anche dai più astuti predatori. Il biologo svedese Malte Andersson è riuscito a dimostrare che la loro pelliccia bianca, arancione e nera funge proprio da avvertimento, come la colorazione gialla e nera delle api. Sarebbe il primo caso di “aposematismo” nei mammiferi.

Infatti i lemming norvegesi sono poco predati, e in caso di avvicinamento di un predatore si mostrano impavidi: gridano e attirano su di loro l’attenzione, avvertendo i predatori di tenersi ben alla larga. E se si avvicinano troppo, mordono senza paura donnole, ermellini, cornacchie e corvi. Invece i loro “cugini” dell’Alaska, di colore mimetico, scappano a nascondersi alla vista di un predatore. Lo studio di Andersson appena pubblicato confermerebbe quindi il primo caso di colorazione aposematica nei mammiferi. Ma presto potrebbe arrivare anche la conferma di un secondo caso per lo studioso.

LA NATURA NEL GOLFO

 

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