Emergono particolari incredibili dai momenti che hanno seguito l’agguato di Acerra a Ignazio Adalberto Caruso.
La pista dell’usura è tra quelle più battute in questo momento nell’ambito dell’indagine che i carabinieri stanno conducendo per tentare di sbrogliare l’intricata matassa dell’ultimo agguato di mafia in Campania, quello in cui la sera di San Gennaro ha perso la vita il pregiudicato Adalberto Ignazio Caruso, 57 anni, cognato del boss detenuto Cuono Lombardi. Intanto sta sollevando sempre di più polemiche pesanti la dinamica dei momenti immediatamente successivi all’agguato. Gli operatori dell’Asl Napoli 2 Nord hanno infatti sporto denuncia ai carabinieri. In base all’esposto l’intero staff di un’ambulanza del 118, un autista, un medico e un infermiere, sarebbe stato minacciato e aggredito da parenti e amici di Caruso, che non avrebbero esitato a cacciare con la forza dall’ambulanza un uomo ferito in un incidente stradale per far posto al corpo del loro congiunto rimasto vittima dell’agguato di camorra. La dinamica della vicenda dà tutta la misura del clima di violenza e di sopraffazione in cui versa il Napoletano. L’ambulanza dell’Asl Napoli 2 Nord è passata alle venti e quaranta davanti al luogo in cui pochi minuti prima era avvenuto l’omicidio del pregiudicato, piazza San Pietro, pregiudicato il cui corpo in quel frangente si trovava ancora a terra. Il veicolo stava trasportando nella vicina clinica Villa dei Fiori, distante circa settecento metri, un uomo di 50 anni, rimasto ferito poco prima in un incidente stradale avvenuto in via Volturno, una zona periferica di Acerra. Ma una volta in piazza San Pietro l’ambulanza è stata bloccata con le cattive da un gruppo di persone. Un altro gruppetto di individui non meglio identificati ha quindi aperto bruscamente il portellone posteriore del mezzo. Brutti ceffi che hanno dimostrato di non provare scrupoli. Hanno preso il ferito, imbracato su una tavola a sua volta appoggiata sulla barella dell’ambulanza, lo hanno fatto uscire dall’automezzo e lo hanno adagiato a terra, sulla strada, ancora steso sulla tavola ortopedica. Pochi secondi dopo hanno preso il corpo di Caruso, che forse credevano ancora vivo, e lo hanno adagiato sulla barella dell’ambulanza, al posto del ferito. “A quel punto la moglie del pregiudicato, la sorella del boss Cuono Lombardi, – raccontano alcuni operatori dell’ Asl 2 Nord – si è piazzata nell’ambulanza, accanto all’autista, mentre la figlia si è messa dietro, vicino al padre, insieme all’infermiere. Invece il medico – descrivono dettagliatamente i funzionari dell’azienda sanitaria – è rimasto ad assistere il ferito adagiato a terra da quella gente, ferito il cui stato, per fortuna, non era grave”. Quindi l’ambulanza ha trasportato Caruso in clinica, dove però i medici ne hanno subito riscontrato il decesso. Poco dopo il veicolo è tornato indietro per andare a riprendere il medico e l’uomo ferito. Insomma, è stata davvero una scena di quelle incredibili, da indignazione immediata. Una vicenda che ha reso più avvelenato il clima che sta caratterizzando l’indagine su quest’omicidio che ha tutti i connotati del più classico dei delitti di mafia. Di Adalberto Caruso gli inquirenti sanno molto. Cognato del boss Cuono Lombardi, a sua volta sicario spietato del superboss Mario De Sena, e precedenti, fino a circa dieci anni fa, per estorsione e spaccio di droga. Ma i suoi precedenti più recenti sono relativi a un giro di usura. Caruso forse stava pretendendo danaro da qualcuno che in invece ha ritenuto di risolvere la questione diversamente? Domanda ovviamente al momento priva di risposte. Anche perchè sono troppe le sfaccettature della storia che ha caratterizzato il clan Lombardi. Clan che in questo momento ha in carcere i tre fratelli Cuono, Giovanni e Valentino Lombardi. L’ultima operazione che ha interessato questa famiglia di camorra è stata messa a segno dai carabinieri il 26 gennaio, quando i militari hanno arrestato la sorella del boss, Maria Lombardi, 55 anni. Maria è una vedova di mafia, moglie di Michele Ferrara, un affiliato di punta del clan, ucciso nel 2000. A gennaio insieme a Maria Lombardi sono finiti in manette tre personaggi di Arzano e di Casandrino, che stavano portando a casa della donna 1600 pacchetti di bionde illegali. Nell’ottobre precedente sempre i carabinieri hanno arrestato per violazione della sorveglianza speciale un altro affiliato al clan, Raffaele Iorio. Nel 2002, infine, la squadra mobile arrestò Valentino Lombardi, uno dei fratelli, cognato di Caruso. Le accuse: estorsione e usura ai danni di imprenditori edili di Acerra.
(Fonte foto: rete internet)



