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Dai riti delle antiche dee al culto dell’ Assunta: la festa di “ferragosto” ha un ritmo mitico

L’etimologia della parola “ferragosto” e l’ira di Vincenzo Monti. Il mondo antico festeggiava nel mese di agosto le dee patrone della vegetazione e dei parti, e protettrici contro gli incantesimi delle fattucchiere. Il rito della “iterazione” della preghiera riservato all’ Assunta: l’”iterazione” come principio teologico, argine contro la presenza del Male  e segno musicale della “tammurriata”.

 

Nel 1819 Vincenzo Monti, nel libro “Proposta di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della  Crusca”, schiacciò sotto il peso del suo sarcasmo il linguista che, nel vocabolario dell’Accademia, aveva spiegato l’etimologia di “ferragosto” collegandola all’espressione “ferrare agosto”, e spiegando che il verbo è lo stesso che significa “ munire di ferro, conficcare i ferri ai piedi delle bestie.” “ E così- commentò, spietato, il Monti: “ ci hai ferrato il mese di agosto come si ferrano i cavalli e i muli. Ma così non va bene, caro Frullone, non va bene. Quel modo di parlare è una delle mille corruzioni del volgo, che la possente e continua forza del mal uso insensibilmente fa trapassare pur sulla bocca delle colte e dotte persone….Dovevi quindi avvertire che “ferrare” viene da “feriare”, “far le ferie”. E il Monti ricordò al “Frullone” la spiegazione dell’Alberti: “Ferragosto: voce derivata da “ferie d’agosto”; e si dice così il primo giorno del mese d’agosto, perché anticamente in quel tempo si solevano celebrare le “Ferie Augustali” con grande allegrie. Queste durano ancora nel popolo nostro, e consistono in banchettare come se fosse giorno festivo, e in farsi molti regali.”. In verità, già da un secolo si era diffusa l’opinione che la parola “ferragosto” fosse legata al verbo “ferrare” nel significato di “legare con i ferri i piedi di qualcuno” e che il legame si spiegasse con la memoria di San Pietro, liberato dai ferri con cui lo avevano incatenato i Romani. Ma tutti, anche Vincenzo Monti, accettarono l’idea che il “ferragosto” fosse una festa chiassosa, che risuonava dei rumori di piatti e di bicchieri, e di canti a squarciagola.

Ma c’è chi pensa che la consacrazione del 15 agosto alla Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria sia un invito alla meditazione e al silenzio. E’ opinione condivisa da tutti gli studiosi che il lungo periodo estivo che il Cattolicesimo ha dedicato al culto della Madonna – dalla Madonna del Carmine alla Madonna di Montevergine -dipenda dal fatto che in quel periodo il mondo antico celebrava i riti di Iside e della Magna Mater mediterranea. E, concentrando la nostra attenzione sul Vesuviano, ricordiamo che la triade isiaca – Iside, Serapide, Anubi- era venerata a Pompei dagli umili e dai potenti, e che ad agosto si celebravano i riti di  Diana, dea non solo della caccia, ma anche delle fasi lunari, e dunque patrona della fecondità delle donne. Il 15 agosto era, nel calendario, una data simbolica, perché il movimento delle costellazioni indicava il “volgersi” della stagione e l’approssimarsi del tempo autunnale. L’ Assunta protegge, con le Madonne Nere, i raccolti dei campi e i parti, e difende chi a Lei si affida dagli incantesimi e dai filtri velenosi della fattucchiere: da qui la tradizione, diffusa un tempo anche nel Vesuviano, del rito delle “cento Ave Maria e delle cento croci” che i fedeli dedicavano alla Madonna nel giorno sacro alla Sua Assunzione in cielo. La ripetizione della formula “incantatrice” era (è?) un procedimento adottato dalle fattucchiere nelle “opere” della magia nera: per annullarne l’effetto bisognava ripetere anche “cento volte” la preghiera alla Madonna protettrice. Era opinione diffusa anche nel Vesuviano, ancora negli anni ’60 del Novecento, che le fattucchiere che volevano rendere nefasto il parto di una donna incinta, facessero in modo che essa posasse più volte lo sguardo su oggetti che potevano influire negativamente sul nascituro, per esempio, su bambole storpie o cieche. A questa tetra opinione si riferirebbe il famoso passaggio di “Tammurriata Nera”: A vote basta sulo na guardata/ e a femmena è rimasta sott’ ‘a botta ‘mpressiunata

La teologia cattolica ha riflettuto su questo tema della “iterazione” della preghiera e ha notato che la ripetizione intensa e continua del gesto e delle parole fa sì che l’orante si identifichi con i valori sacri rappresentati, in questo caso, dalla Madonna e, a poco a poco, con gli altri fedeli che pregano insieme a lui e con il mondo circostante, “intuito” come una manifestazione tangibile della potenza divina: la ripetizione della preghiera e del segno della Croce  cancella, in ogni sua forma, la  presenza nefasta del Male. Dunque, il “ferragosto” dovrebbe essere la festa sacra del silenzio e della meditazione, accompagnata non da clamori, da banchetti e da vortici di “selfie” inviati da tutte le spiagge, ma dal ritmo binario, ripetitivo, intensamente suggestivo della tammurriata, favorevole alla meditazione.

E mi pare cosa assai significativa, dal punto di vista culturale, che la tammorra sia protagonista del 15 agosto a Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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