Commozione grandissima, la Via Crucis di Pollena Trocchia da 25 anni riporta i fedeli al percorso della Croce, nel ricordo del cammino doloroso di Gesù, fino alla morte e resurrezione.
In questi giorni difficili macchiati dall’orrore delle mani del terrorismo, lunghe ombre rischiavano di coprire l’integrazione che non può scricchiolare se c’è la volontà e la coscienza dell’identità. Questa passa per la conoscenza e l’affermazione della cultura, del rito, della radice del nostro Credo.
Particolarmente sentito il periodo della Pasqua per tutti i fedeli, un momento in cui la nostra vita si accosta al dolore, alla sofferenza, nell’attesa della rinascita. Proprio in questi giorni dalle pagine de “La Stampa” un articolo di Vittorio Sgarbi con parole profondamente incisive, ricordava che tutto passa per la Croce, il nostro simbolo, il tutto, in cui è racchiusa la nostra Cristiana, Cattolica, identità.
Il rito della Via Crucis, tra le strade di Pollena Trocchia da 25 anni ripercorre quella strada, rinnova quel momento di dolore, riporta quella Croce che racconta, passando tra i fedeli, il dolore di un uomo che si stringerà alle braccia del suo Padre Eterno dopo aver sofferto lacrime e sangue di uomo.
Particolarmente toccante questa volta per chiunque abbia avuto l’emozione di vedere il lavoro intenso di tutti i figuranti impegnatisi già dai primi giorni dopo Natale, nel ripercorrere le vie della Croce.
Dalla Chiesa di San Giacomo Apostolo, la ricreazione dell’orto dei Getsemani, l’arresto. Dalle parole di uno dei figuranti, si evince tutto quanto provato e trasmesso, il sentimento che ha attraversato Piazza Amodio, il luogo in cui i presenti hanno assistito ad un vero e proprio processo con giudice, avvocato, giuria, testimoni e Lui, l’imputato vessato, alla Croce. “Ho letto negli occhi dei presenti tanta commozione” mi dice Cira Taurasi, una dei figuranti. “Per noi, questo è un momento di condivisione, c’è chi si impegna a cucire, chi prepara le scene. In armonia e generosità”.
Nello spirito di quella che è l’essenza della Pasqua, la volontà della pace, che passa di gesto in gesto, anno dopo anno, generazione dopo generazione, la preghiera più forte di chi crede nella preghiera, l’impronta trasmessa da un uomo che soffrendo, da uomo, lasciava al mondo il suo messaggio d’amore.
Ricordarlo, celebrarlo, riviverlo, come in questa emozionante Via Crucis è un modo per stabilire il nostro posto nel mondo con il peso della nostra viva identità.





