Mario Gifuni promette, dalle prossime sedute, un impianto audio che si disattivi nel momento in cui un consigliere non ha diritto di parola.
«Ho solo fatto rispettare le regole». Sente il dovere di precisare, il presidente del consiglio comunale di Sant’Anastasia Mario Gifuni, dopo le polemiche che hanno investito il suo ruolo nell’ultima seduta di consiglio comunale. Una seduta in cui, negata la parola alla consigliera Veruska Zucconi che ha abbandonato l’aula in segno di protesta, non è riuscito poi a zittire il consigliere Paolo Esposito che ha per di più accennato all’argomento «proibito» alla collega (questione fondi RfI) senza risparmiare giudizi sull’operato della consigliera assente.
Ebbene, il presidente Gifuni spiega: «Basta leggere il nostro regolamento, nuovo, snello e con infinite possibilità dal question time (che va presentato entro le 12 del giorno precedente alla seduta di consiglio) alle interrogazioni, alle interpellanze, alle mozioni, per capire che i consiglieri hanno tutti gli strumenti per far valere in aula le loro istanze e quelle dei cittadini senza trasgredire alle regole».
Su quanto accaduto nell’ultima assise, Gifuni chiarisce: «Da regolamento non aveva diritto di parola la Zucconi così come non l’aveva Paolo Esposito. Mi sono comportato allo stesso modo con entrambi ma mentre la consigliera è andata via, Esposito ha continuato a parlare in modo politicamente furbesco, quanto inappropriato, anche dopo la mia richiesta di lasciare il microfono. Sono loro ad aver avuto atteggiamenti diversi, non io. Inoltre, fuori microfono, ho avuto modo di invitare il dottor Esposito a non parlare in aula di consiglieri assenti che non possono replicare».
Dalla prossima seduta, o comunque nelle prossime settimane, Gifuni promette novità: al momento l’impianto audio della sala consiliare non consente, se non ai consiglieri stessi, di disattivare i microfoni. «Sarà mia cura, martedì prossimo, rivolgermi all’ufficio tecnico per l’acquisto di un impianto che permetta di spegnere il microfono di chi non ha diritto di parola».



