Il Consiglio dei Ministri ha decretato lo scioglimento del Comune di Marano di Napoli per infiltrazioni mafiose, in applicazione dell’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali.
La decisione arriva a seguito di un’indagine che ha messo in luce rapporti preoccupanti tra ambienti dell’amministrazione e la criminalità organizzata locale.
La Prefettura di Napoli nominerà una commissione straordinaria per la gestione dell’ente fino a nuove elezioni, con l’obiettivo di garantire continuità amministrativa e legalità.
Ma il dato che colpisce è un altro: si tratta del quinto scioglimento nella storia recente di Marano. Un primato amaro che racconta di un territorio in cui l’influenza dei clan sulle istituzioni continua a ripresentarsi, nonostante i provvedimenti e le operazioni di contrasto. Dal primo scioglimento, avvenuto negli anni ’90, fino a oggi, il Comune ha vissuto cicli ripetuti di sospensione democratica, seguiti da nuove elezioni e, spesso, da nuovi commissariamenti.
Gli esperti di fenomeni mafiosi ricordano che Marano si trova in una zona strategica per la camorra, al confine tra l’area metropolitana di Napoli e quella flegrea, crocevia di interessi economici, appalti e speculazioni edilizie. In questo contesto, la politica locale è stata più volte accusata di essere permeabile a pressioni e interferenze criminali.
Lo scioglimento non rappresenta solo un atto formale, ma una misura estrema che fotografa una situazione di emergenza democratica. Ora la sfida sarà spezzare il circolo vizioso che negli ultimi decenni ha visto alternarsi amministrazioni e commissariamenti, senza mai riuscire a garantire una stabilità amministrativa libera da condizionamenti mafiosi.



